"Sarà un bene se tornerò a camminare". Brignone, dal calvario a un miracolo che è già leggenda
La Gazzetta dello Sport

"Sarà un bene se tornerò a camminare". Brignone, dal calvario a un miracolo che è già leggenda

Giovedì 12 febbraio 2026
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La rinascita della campionessa azzurra, che si era distrutta il ginocchio sinistro nell'aprile 2025. Gli interventi, la lotta contro il dolore, il ghiaccio, le terapie. Non doveva neanche essere ai Giochi, ha vinto l'oro in superG

La rinascita della campionessa azzurra, che si era distrutta il ginocchio sinistro nell'aprile 2025. Gli interventi, la lotta contro il dolore, il ghiaccio, le terapie. Non doveva neanche essere ai Giochi, ha vinto l'oro in superG

dal nostro inviato  Andrea Fanì 12 febbraio - 13:23 - LIVIGNO

Guardate quella immagine. Federica Brignone nel leader's corner, osserva Mary Bocock che scende. Sbaglia, cade malamente, Federica si mette i guanti davanti agli occhi. Non vuole guardare. Non sta guardando l'americana, sta guardando se stessa. Sta rivedendo in terza persona, come un personaggio pirandelliano, quella tarda mattinata del 3 aprile 2025, 315 giorni prima. "Guarda che la Federica ha avuto un incidente serio eh, non so ancora bene cosa si è fatta, ma è brutto brutto. Ti faccio sapere". È più o meno ora di pranzo. In redazione Marisa Poli, decana dei cronisti di Coppa del Mondo, ci comunica la notizia. Brignone ha appena vinto la Coppa assoluta, seconda volta in carriera, più coppette di discesa e gigante (e nel superG chiude seconda dietro un altro fenomeno, Lara Gut). Campionati italiani: perché? Che bisogno c'era? Nessuno lo dice ma lo pensano in tanti, forse tutti. Lei no.

VIDEO: "Sono pesante?": Brignone racconta l'esperienza da portabandiera alle Olimpiadi

tornare a camminare

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Quando smetterà di piangere dal dolore, quando avrà messo in bacheca anche questa battaglia, spiegherà che i Campionati Italiani sono un orgoglio e un dovere, non una cosa minore ma un appuntamento da rispettare, come azzurra e come atleta del G.S. Carabinieri. Perciò era lì, quella mattina del 3 aprile all'Alpe Lusia (Trento), in Val di Fassa. E in una curva verso destra, nella prima manche del gigante, infila il braccio interno nella porta, va in extrarotazione e... "Federica Brignone... è stata sottoposta presso l’ospedale Santa Chiara di Trento a una TAC che ha evidenziato la frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra", spiega il comunicato Fisi. Non dice, lo diranno dopo, quello che sappiamo già: è saltato anche il crociato anteriore della gamba sinistra. Un disastro. "Devo pensare alla salute" dirà dopo la prima delle due operazioni. "Vediamo se tornerò a camminare bene, mi sono procurata un danno permanente, non recupererò mai la piena funzionalità del ginocchio", accennerà anche nei giorni successivi.

ghiaccio, dolore e intimità

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Non è passata settimana in cui non sia stato chiesto a Brignone: ma allora l'Olimpiade? Era un obbligo chiedere, dal punto di vista della professione giornalistica. Era un dovere stare in silenzio, buttare la palla in tribuna, dal punto di vista del rispetto per se stessa. Non poteva dire che sarebbe stata a Milano Cortina, e di certo all'inizio non credeva sarebbe stato possibile. "Devo pensare alla salute", ripetuto ciclicamente. Come un pugile che non pensa all'avversario terrificante ma mena il sacco. Intanto mena, poi si vedrà. Brignone ha cominciato a lavorare un minuto dopo essere uscita dalla sala operatoria della clinica milanese dov'era stata operata dal dottor Andrea Panzeri, responsabile medico della Fisi, quello stesso 3 aprile. Placche nella gamba, viti nel ginocchio, che verrà rioperato - in artroscopia - a luglio, tanto ormai... "Fisioterapia, poi tornavo a casa, dolori atroci, facevo gli esercizi che mi mancavano, mi attaccavo al ghiaccio". Senza fretta. Apparentemente. Ma nella testa "io cercavo di mettermela". Lei con se stessa, il fratello Davide sempre a fianco, allenatore, consigliere, alter ego. Lei con se stessa e quella cosa che non si poteva dire ma c'era: io all'Olimpiade ci devo essere, ca...

VIDEO: La caduta di Brignone durante la gara in Val di Fassa

l'autunno

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I sogni di Federica Brignone sono morti in primavera e sono rinati in autunno. Sembra una canzone di De Andrè. O un quadro di Chagall. Lei si è fatta amica il dolore e ha fatto la saltimbanca sopra la sofferenza. Insomma, quando è arrivato l'autunno le parole ufficiali di Brignone erano diverse. Non era più vediamo, la parola Olimpiade era tornata nel vocabolario personale, nel lessico familiare. A dicembre le prime voci, "guarda che torna in Coppa, forse sì ma c'è da ragionare se le conviene". Ma insomma, a Milano Cortina sì. Poi quell'annuncio. Brignone al via del gigante di Coppa del Mondo di Plan de Corones. Ma dai?! Sulla "Erta"? Ma chi te lo fa fare? Ma così ti rovini pure la classifica, poi all'Olimpiade cosa fai parti col pettorale 25? Ventigennaioduemilaventisei, Federica Bignone chiude sesta (oh, sesta!), il gigante di Coppa del Mondo a Plan de Corones, dopo 292 giorni dall'infortunio. "Faccio tre curve buone poi mi viene di frenare...". Però sorride. Ha paura dentro, a 80 all'ora in verticale succede, sapete? Però sorride. Il 31 gennaio gareggia nel superG di Crans Montana: finisce 18esima. Vabbè tanto all'Olimpiade neanche lo farà il gigante.

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lo specchio di mr hyde

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Poi l'Olimpiade, portabandiera sulle spalle di Amos Mosaner. Il sorriso da bambina, quella di La Salle, la figlia della Ninna Quario. Poi si sarà guardata allo specchio. Federica e il suo doppio. Gli atleti sono così: dottor Jekyll un momento, mr Hyde quello dopo. Si sarà guardata allo specchio e avrà visto la tigre. Scansati bambina, che c'ho un superG da mangiarmi. Quando Federica ha riaperto gli occhi, a Cortina, il 12 febbraio 2026, Mary Bocock era illesa. Mentre lei aveva l'oro al collo.

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