Troppo Var, parla Rosetti: "Bisogna intervenire meno e ritrovare i principi originari"
Così il capo degli arbitri Uefa: "Forse abbiamo tutti dimenticato perché è nato il Var. Ci perderemo qualche rigore, però non daremo quelli francamente inesistenti"
Così il capo degli arbitri Uefa: "Forse abbiamo tutti dimenticato perché è nato il Var. Ci perderemo qualche rigore, però non daremo quelli francamente inesistenti"
Fabio Licari Giornalista 12 febbraio - 17:50 - MILANO"Forse abbiamo tutti dimenticato perché è nato il Var", dice Roberto Rosetti. Il capo degli arbitri Uefa incontra la stampa a margine del Congresso Uefa di Bruxelles e spiega la filosofia di Nyon sui temi più caldi. Tra questi, implicitamente, il ricorso molto probabilmente esagerato alla revisione sul campo, come sta succedendo in Italia, con falli e rigori "al microscopio" o "televisivi", come dice qualcuno. "Il Var è nato per errori “chiari e ovvi” – continua Rosetti –. Sulle decisioni fattuali, come il fuorigioco, lavora alla perfezione. Ma sulle interpretazioni il discorso è diverso. La Uefa preferisce intervenire meno a video e lasciare la decisione sul campo. Ci perderemo un rigore ogni tanto, però non si hanno quelli francamente inesistenti. Ne riparleremo con i designatori federali. Dobbiamo ritrovare i principi originari".
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—Rosetti ricorda i punti chiave dell’arbitraggio europeo. "Sono la protezione dei giocatori, prima di tutto; la lotta all’esagerazione dei contatti lievi; l’interpretazione del “mani”; la lotta agli attacchi al portiere per impedirgli di giocare e, infine, l’importantissimo rapporto arbitro-capitano per spiegare le decisioni in campo". A proposito, gli arbitri europei stanno crescendo, sono quasi 50mila in più rispetto a quando, meno di tre anni fa, è partita la campagna “Be a referee” per contrastare una specie di crisi di vocazione.
statistiche
—Interessanti i dati sulle tre coppe. Il tempo medio è di 55’ 27”, la Champions ha 55’ 22”. Meno di 23 falli a partita in Champions, meno di 4 “gialli”, un rigore ogni due partite (e poco più). L’Uefa tende a ridurre gli interventi in campo, gli “on field reviews”: circa uno ogni tre partite, con 103 correzioni e 8 decisioni confermate. Ma c’è un dato ancora più interessante. Il 50 per cento dei falli gravi avviene sulla fascia – da linea di fondo a linea di fondo – dove sono le panchine: l’interpretazione è che lì aumenti la competizione, per farsi vedere dagli allenatori. Le situazioni da cui nascono i falli gravi sono soprattutto il cattivo controllo della palla, il possesso perso e la palla contesa, tutte a rischio. Poi c’è la “vendetta”, la risposta a un fallo subito prima.
fallo di mano
—Risolto il fuorigioco, uno dei problemi resta il fallo di mano che richiede per forza interpretazione. Troppi rigori inesistenti sono fischiati oggi. “Bisogna capire il calcio”, dice Rosetti, spiegando che il fallo di mano è quando il giocatore cerca di toccare la palla, o “allarga” il corpo con le braccia in maniera innaturale, mentre quando c’è un contrasto va valutato come questo incida sul movimento delle braccia. Lotta alla perdita di tempo: “Ottimi risultati dagli 8 secondi per i portieri. Tutte le decisioni che migliorano il flusso di gioco sono ben accette”, dice Rossetti. Aggiungendo che in tutte le decisioni “serve uniformità”. Poi ci sarebbe la questione fuorigioco, nel senso di decidere quando si è in fuorigioco. Su questo tema non c’è ancora “uniformità” di idee.
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