Forza mentale e discrezione: chi è Norman, l'ex coach di Wawrinka e possibile nuova guida di Sinner
Ha già aiutato Stan ad aggiudicarsi i 3 Slam e le Finals, ha guidato Soderling, che con lui ha conquistato il Roland Garros, ed è stato l'allenatore di Johansson. La sua filosofia? "Si lavora lontani dai riflettori". Ora Jannik lo aspetta per tornare a vincere
Ha già aiutato Stan ad aggiudicarsi i 3 Slam e le Finals, ha guidato Soderling, che con lui ha conquistato il Roland Garros, ed è stato l'allenatore di Johansson. La sua filosofia? "Si lavora lontani dai riflettori". Ora Jannik lo aspetta per tornare a vincere
Lorenzo Topello Collaboratore 27 ottobre - 12:31 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleMagnus Norman è nato allenatore e divenuto giocatore di tennis. E no, non abbiamo rifilato un top spin all'orologio. Lo spiegò lui stesso una decina di anni fa: "È che sono cresciuto in una città molto piccola della Svezia, per cui non avevo davvero un coach e mi allenavo da solo. Fin dall'età di dodici anni tenevo dei diari di allenamento e sono sempre stato molto interessato all'aspetto tecnico e metodologico dell'allenamento, anche quando giocavo". Scienziato prima che artista della racchetta. Norman ha vinto, perso, sfiorato il cielo con un dito (laddove il Cielo è il numero 1 al mondo e fa rima con Slam) e poi ha ripetuto tutto con particolare bravura da allenatore. Anzi, si è superato. Merito anche di una forza mentale sovrumana in campo e fuori. Sinner forse lo ha scelto per quello.
12 TITOLI
—Del Norman tennista si è già sentito riempire i forum tennistici. Nato in Svezia nel '76, si propone di raccogliere la (pesante) eredità di Borg, Wilander ed Edberg e va molto vicino all'estasi: cade in finale al Roland Garros (contro Kuerten), si ferma al numero 2 in classifica. Però recupera con 12 allori Atp. Molto talento, enorme forza mentale. Un po' meno fortuna: a causa dei persistenti problemi fisici si è ritirato piuttosto presto, nel 2004. Piccola nota a margine: con l'Italia coltiva da anni un buon rapporto, se è vero che dalle nostre parti ha portato a casa prima la Coppa Davis contro gli azzurri a Milano e poi nel 2000 gli Internazionali di Roma. La stelletta più luminosa che si è appuntato al petto, prima di chiudere con la racchetta.
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—Magnus smette a neanche trent'anni e un po' di rammarico inevitabilmente lo attanaglia. Ma l'ex compagno di doppio Thomas Johansson gli mangia i dubbi con una proposta indecente: "Perché non vieni a farmi da coach?". Norman ci pensa, stacca dieci giorni e si concede una vacanza: l'opzione era poco contemplata, nella sua testa. Poi dice sì. E non se ne pente più: "In quel momento ho capito che non avrei voluto fare altro". E i successi viaggiano uno dietro l'altro: prende la guida di Soderling e lo traghetta alla storica ascesa nel ranking culminata con la vittoria al Roland Garros contro Nadal. Che il coach spiega così: "Robin aveva perso un mese prima a Roma: Rafa si era imposto 6-1 6-0. Parlai col mio giocatore in palestra all'una di notte, a Roma, e tutti quegli ambiti a Parigi sembrarono finalmente funzionare alla perfezione" raccontava a Tennis Australian Magazine. Il segreto di quel successo? Nel messaggio che Norman plasma nella testa di Soderling: "Era fondamentale che fossimo noi i primi a colpire la palla. E se riesci a vincere un set contro Nadal, forse puoi vincerne due. E magari esiste anche la possibilità di vincerne tre…". Magari sì: jackpot.
LAVORO MENTALE
—Norman è un numero uno del lavoro sulla forza mentale. La continuazione ideale del percorso intrapreso con Sinner da Darren Cahill, mentre Vagnozzi è rimasto coach "di campo". Con Norman Jannik cerca nuove scintille a livello motivazionale, come accaduto finora con "papà" Darren. Il curriculum dello svedese del resto parla da solo: dopo Soderling ecco la firma sulla collaborazione con Stan Wawrinka. Genio e sregolatezza da smussare o far uscire a seconda del trend topic: "Una volta che inizi a conoscere il giocatore, vedi come reagisce ai carichi di allenamento, capisci quali sono i suoi punti deboli e cominci a renderti conto di come si comporta prima delle partite" spiegava il coach qualche anno fa, "È in quel momento che ho iniziato a capire dove ci fosse margine di miglioramento e su quali aspetti potessi incidere".
SUPER CON WAWRINKA
—Lo svizzero con lui vince tre Slam e si qualifica per le Finals. Magnus gongola ma non si azzarda nemmeno per un secondo a montarsi la testa: "Come Stan, non amo particolarmente stare sotto i riflettori: preferisco essere quello che lavora dietro le quinte". Nel 2016 lo nominano coach dell'anno: lui risponde con una lettera pubblica rispedendo meriti e complimenti ai tecnici di base di Wawrinka: "Gli allenatori che si sono sacrificati ogni mattina presto, la sera tardi e nei week-end sono sempre al lavoro. Non posso accettare di prendere il merito per tutto questo: è giusto che vada a loro". Passione riconosce passione: lo stesso Magnus vanta la proprietà di un'accademia in Svezia, la Good-to-Great Tennis. Il capolavoro con Stan gli vale un'occhiata interessatissima di Sinner nel febbraio 2022, dopo la rottura con Piatti: Jannik tiene Vagnozzi come tecnico di campo ma va alla ricerca di super-coach. Norman rimane per giorni in pole position, prima del sorpasso firmato da Darren Cahill. Ora la ruota ha girato al contrario: è lui che può subentrare all'australiano. È lui che vuole riportare Sinner sulla via del cannibalismo tennistico.
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