Brignone e Goggia, la rivalità che ha cambiato i destini del nostro sci
Federica e Sofia: caratteri diversi, ma la stessa voglia di vincere. Inseguendosi hanno scritto un pezzo di storia
Federica e Sofia: caratteri diversi, ma la stessa voglia di vincere. Inseguendosi hanno scritto un pezzo di storia
dal nostro inviato Riccardo Crivelli 13 febbraio - 07:39 - BORMIOL'etimologia di rivale deriva dal latino "rivus", rivo, ed è definito dai dizionari come colui che spartisce con un’altra persona l’acqua d’un medesimo ruscello a scopi agricoli; e dunque chi compete o concorre con altri per raggiungere uno stesso scopo. La rivalità, quindi, porta implicito nella sua stessa definizione un sentimento di ostilità che induce alla lotta contro un avversario. E perfino la natura non ammette convivenze: nello stesso alveare, non possono stare due api regine. E invece, da ormai 15 anni, Federica Brignone e Sofia Goggia, divise da 28 mesi (luglio 1990 e novembre 1992) e da caratteri d’acciaio ma antagonisti — se si esclude la viscerale voglia di primeggiare — navigano nello stesso mare. O meglio, percorrono con enorme talento e cuore sterminato le stesse piste da sci, in uno sport bellissimo che tuttavia rimane un piccolo mondo, dove la coesistenza tra due personalità così debordanti (e vincenti) risulta davvero complicata.
il punto di rottura
—È vero: quando Sofia, alla fine del 2011, debutta in Coppa del Mondo, Fede ha già conquistato un argento mondiale a Garmisch e si è già meritata il ruolo di possibile erede della Compagnoni, lei figlia d’arte con uno status da predestinata fin da ragazzina. Ovviamente, nel paese dei guelfi e dei ghibellini, di Coppi e Bartali, di Benvenuti e Mazzinghi oppure, per rimanere alla neve e al contesto femminile, di Belmondo e Di Centa, non appena entrambe arrivano al top, per di più frequentando le stesse discipline (discesa, gigante e superG), la contrapposizione si incendia. Nel 2017, ai Mondiali di St. Moritz, dopo la discesa della combinata, la bergamasca è in testa e può puntare a una medaglia in una specialità che da pronostico dovrebbe riservare più soddisfazioni all’avversaria. Nello slalom, però, la Goggia inforca dopo poche porte e la Brignone, alla fine settima, richiesta di un commento si rivela piuttosto caustica: "Hanno vinto le migliori". Sei giorni dopo, nel gigante che premia la francese Worley, Sofia sale sul podio, terza, proprio davanti alla compagna di squadra, un risultato che rinfocola la rivalità: "Dopo questo podio cercherò di continuare bene in Coppa, per restare tra le migliori, termine inflazionato in questo periodo". Del resto, perfino caratterialmente sono fatte per non incontrarsi: la Goggia è estroversa, loquace, sugli sci è istintiva fin quasi alla sana follia e non conosce compromessi a costo di gettare grandi opportunità; la figlia di Ninna Quario, invece, è più riflessiva, ipercritica verso se stessa nonché una tenace perfezionista. Pochi mesi dopo, in un’intervista doppia a un sito specializzato, non se le manderanno a dire: "Federica non mi piace, a volte... perché parla troppo". La replica sarà puntuta: "Sofia è arrogante e se deve fare qualcosa per sé, gli altri non esistono".
cambiamenti
—Da quel momento si inseguono, si affiancano, si superano nella corsa al record di vittorie per una sciatrice italiana in Coppa (le 16 della Compagnoni: al momento il conteggio è 37 a 27 per Federica), con una sete di successi insaziabile. Sofia nel 2018 vince l’oro olimpico che all’altra ancora manca, ma nel 2020 la Brignone diventa la prima azzurra a conquistare la Coppa del Mondo generale (poi ripetuta). Intanto, grazie alle loro imprese, cresce una squadra formidabile, la nuova Valanga Rosa, che diventa un simbolo di dominio. Ma l’esperienza e la consapevolezza consigliano di indirizzare le energie verso la propria missione e non sulle quisquilie avversarie. Amiche mai, certamente, e d’altronde il loro sport amplifica per sua natura lo spirito competitivo dell’individualità: ma nel 2021, l’abbraccio spontaneo e inatteso di Federica a Sofia che ha appena trionfato nel superG di Lake Louise segna un cambiamento nei loro rapporti. Rivalità, certo, ma anche il riconoscimento dell’enorme valore reciproco. Sicuramente, nella furia con cui ieri la Goggia ha affrontato il superG sapendo della prestazione dell’avversaria, c’era la volontà di piegare a sé questo millesimo testa a testa, ma l’espressione atterrita della Brignone all’uscita della compagna di squadra era sincera. Come i complimenti della gigantessa sconfitta: "Con tutti i mesi passati, il suo grave infortunio, il recupero, non è facile tornare da un infortunio e arrivare a un’Olimpiade così. Onore e merito a Federica". Si chiama rispetto. E va oltre le battaglie.
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