Dopo Bremer, anche McKennie prova a scuotere la Juve: "Altro che tattica, chi va in campo deve combattere"
Il centrocampista americano manda un messaggio forte ai compagni: "Spalletti non può prendersi tutte le colpe, dobbiamo dare di più"
Il centrocampista americano manda un messaggio forte ai compagni: "Spalletti non può prendersi tutte le colpe, dobbiamo dare di più"
Fabio Russo Giornalista 29 ottobre - 01:12 - MILANO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDopo il capitano, il vice. Dopo Bremer, McKennie. I due tracolli della Juve contro Lazio e Genoa si concludono con lo stesso comun denominatore: un leader che si presenta ai microfoni e manda messaggi chiari ai compagni, con l’obbiettivo di provare a provocare una reazione caratteriale che sul campo la squadra non mostra mai. "I tifosi hanno ragione: dobbiamo fare di più, perché la Juve è un grande club e dobbiamo vincere – esordisce l’americano, il calciatore con più presenze in bianconero attualmente in rosa –. Per me Spalletti ora non può prendersi tutte le colpe, siamo tutti colpevoli: stiamo seguendo tutto quello che ci dice, ma sul campo siamo noi che dobbiamo fare di più. Le “cose dentro” non si possono allenare: quelle dobbiamo trovarle noi".
stessi concetti
—Sono passati appena 10 giorni e la musica è sempre la stessa: sembra di risentire gli stessi concetti espressi da Bremer dopo la partita persa in casa contro la Lazio. "Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti. Io arrivo fino a un certo punto: c'è chi ha chi più carattere e chi meno, c'è chi sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no – aveva detto il brasiliano, prendendosi anche una reprimenda da Spalletti –. Ci sono tanti giocatori nuovi, è una cosa con cui dobbiamo convivere. Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere: c'è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde". McKennie è stato meno diretto del compagno, ma di certo non meno deciso. "Certo che seguiamo il mister, ma la tattica non c'entra quasi niente in queste partite: conta solo lottare e voler vincere – è il messaggio dell’americano allo spogliatoio juventino –. Siamo undici giocatori, chi scende in campo deve combattere, fare cinque metri in più per aiutare il compagno, correre e lasciare tutto quello che ha. Io quando vedo uno dei miei che va nei contrasti ne traggo dà energia… Il Genoa l’ha fatto, ha giocato una gran partita e ha sfruttato la propria forza, mentre noi no".
calendario
—Wes ha sofferto come gli altri il ritmo della squadra di De Rossi, ma è stato l’unico, prima dell’assalto finale, a provare a inventare qualcosa: peccato, per lui e per la Juve, che Kalulu prima e Kolo Muani poi non siano stati in grado di concretizzare i suoi suggerimenti. "Dobbiamo fare meglio, chiudere le azioni che abbiamo ed essere più cattivi sulla partita", si rammarica, prima di provare a voltare pagina. "Adesso noi a Torino dovremo parlare – conclude McKennie –. Certo, anche rivedere la partita, per capire dove possiamo fare meglio, recuperare le energie e concentrarci sul Napoli, ma soprattutto dobbiamo trovare una strada per vincere in casa: per noi, per i tifosi, per il club. Per tutti". Già, tra campionato ed Europa League il successo all’Allianz manca alla Juve ormai da 39 giorni: dopo la vittoria contro l’Atalanta sono arrivati il pesante ko contro la Lazio e il 2-2 contro il Rennes. E la sconfitta del Ferraris non è certo il modo migliore per presentarsi allo scontro diretto di domenica contro l’ex Massimiliano Allegri. Spalletti, tra l’altro, sarà ancora in emergenza a causa dei tanti infortunati: degli indisponibili di ieri, soltanto il lungodegente Jeff Ekhator (zero presenze stagionali) può essere recuperato almeno per la panchina.
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