Il medico che seguì Sinner: "Il suo infortunio può essere legato ad una caduta a 5 anni"
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Il medico che seguì Sinner: "Il suo infortunio può essere legato ad una caduta a 5 anni"

Giovedì 29 ottobre 2026
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Alfio Caronti, medico Fisi, seguì Jannik giovanissimo: "Gli feci togliere i denti del giudizio per prevenire i problemi con la postura"

Alfio Caronti, medico Fisi, seguì Jannik giovanissimo: "Gli feci togliere i denti del giudizio per prevenire i problemi con la postura"

Federica Cocchi Giornalista 29 ottobre - 14:56 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Jannik Sinner continua le sue cure in attesa di poter tornare ad allenarsi. L’infiammazione alla bandelletta ileo-tibiale che gli procura dolore al ginocchio appena riprova ad allenarsi non è un infortunio grave ma potrebbe avere le sue radici addirittura nell’infanzia del campione di cinque Slam. Alfio Caronti è un medico chiropratico che ha lavorato in passato anche con Alberto Tomba, Deborah Compagnoni, Antonio Rossi, ma anche in ambito tennistico con Milos Raonic. Dal 1991 è membro della Commissione Ricerca e Sperimentazione della Fisi e ha conosciuto Jannik giovanissimo, quando era all’Accademia di Riccardo Piatti. 

Dottor Caronti, lei ha conosciuto Sinner quando era ancora un ragazzino. Che cosa l’aveva colpita? 

"Ho testato Jannik a 13 anni. Abbiamo potuto individuare e correggere alcuni difetti mentre cresceva, prima che diventassero problemi. Lo abbiamo seguito durante lo sviluppo, lavorando continuamente sul suo equilibrio. Jannik è una macchina perfetta, che però ha bisogno di manutenzione". 

Che cosa intende quando lo definisce una macchina perfetta? 

"Nei movimenti è veramente pulito. Contrae il muscolo agonista e rilassa completamente l’antagonista. È una cosa che non fa praticamente nessuno. Lui è unico in questo, ed è proprio per questo che non ha bisogno di tanta massa muscolare. La sua potenza nasce dal fatto che un muscolo si contrae mentre quello opposto si rilassa". 

Le ultime fotografie di Sinner, molto magro, hanno preoccupato i tifosi. Deve recuperare massa muscolare?

"Non è quello il punto. Pensate a una libellula: è leggerissima, ma potentissima. Provate a muovervi alla sua velocità, non ce la farete. Non serve una grande massa muscolare se il movimento è perfettamente coordinato. È l’equilibrio che fa la differenza. Jannik è leggero e potente come una libellula, nessuno come lui". 

Eppure adesso deve fare i conti con un problema alla bandelletta ileotibiale. Come se lo spiega? 

"Il movimento è equilibrio tra contrazione e decontrazione muscolare. Allenare la contrazione è relativamente facile, il rilassamento è più complicato perché non dipendente dalla nostra volontà. E’ regolato da meccanismi nervosi autonomi in base alla durata e velocità del movimento, distribuzione del peso del corpo e contatto con i materiali (racchetta, scarpe, indumenti). Il non perfetto equilibrio, sincrono e bilanciato, tra contrazione e decontrazione, dà origine alla collisione muscolare, freno e acceleratore contratti contemporaneamente. La diagnosi di infiammazione alla bandelletta ileo-tibiale è un esempio di questo conflitto. Il muscolo tensore della fascia lata, è inibito nella sua azione dai muscoli estensori, gluteo medio e massimo. La collisione muscolare non è una malattia, ma una strategia di difesa del nostro corpo che si attiva autonomamente quando siamo sbilanciati oppure ci sentiamo minacciati. Il tuo corpo sta dicendo di no a quel movimento". 

Bisogna far fare all’atleta i movimenti che teme, abituandolo a eseguirli senza irrigidirsi

E a Jannik sarebbe successo questo ? 

"Quando siamo sbilanciati, quando il corpo non è in equilibrio, questa co-contrazione si attiva automaticamente. I muscoli si preparano a proteggerci da una possibile caduta. Se aggiungiamo la potenza dei colpi e tutte le ore di allenamento, alla lunga i tessuti possono infiammarsi. Il tennis non crea necessariamente questi difetti, li mette in evidenza. È come guidare una Ferrari con le ruote fuori convergenza: prima o poi consumi male le gomme". 

Da dove nasce, secondo lei, questo squilibrio? 

"Bisogna tornare all’infanzia di Jannik. Quando era alle elementari, o forse ancora all’asilo, intorno ai 5 anni, Jannik prese uno spintone e cadde all’indietro battendo la testa. Quando anni dopo lavoravo con lui, mi accorsi che in alcuni movimenti non portava la testa all’indietro. Secondo me quella caduta aveva lasciato una paura inconscia".

Dunque un episodio dell’infanzia potrebbe aver condizionato anche il suo modo di giocare? 

"Esattamente. Da quella esperienza, secondo la mia interpretazione, nasce perfino una parte della sua grandezza. Nel tennis gli avversari cercano di spingerti fuori dal campo, di farti arretrare. Jannik invece non vuole andare indietro, vuole stare avanti. Ha sviluppato una potenza incredibile nel gioco d’anticipo. Quella che poteva essere una difficoltà è diventata anche una sua caratteristica". 

E come avete affrontato, all’epoca, questa paura della caduta? 

"Con esercizi specifici, in piccole dosi. Bisogna far fare all’atleta proprio i movimenti che teme, abituandolo progressivamente a eseguirli senza irrigidirsi. Con Jannik abbiamo lavorato sulle cadute, sulle spinte, sugli appoggi. Ci sono immagini che mostrano come cambiava il suo equilibrio. Bisogna restituire al corpo la sicurezza nel movimento". 

Alcuni dicono che la caduta di Wimbledon nel match di esordio abbia portato all’infiammazione della bandelletta, è possibile? 

"Ho rivisto quella partita. Jannik appoggia il piede, spinge verso sinistra, scivola sull’erba e le gambe si allargano. Secondo me, nel momento in cui stava cadendo, ha cercato di resistere anziché lasciarsi andare all’indietro. È un comportamento che collego proprio alla paura sviluppata da bambino. Quell’incidente può aver accentuato una difficoltà già presente nell’appoggio sulla gamba destra. Il punto è come il sistema nervoso ha reagito alla caduta. Se il corpo perde fiducia in un appoggio, tende a proteggersi e a irrigidirsi. Nel caso di Jannik, ritengo che sia necessario recuperare pienamente la sicurezza della gamba destra". 

Come si può intervenire concretamente? 

"Serve ripetere movimenti sull’appoggio destro, anche colpendo la palla su una gamba sola. Bisogna lavorare sulle spinte, sulle cadute e magari imparare a rotolare a terra. Guardate Maradona: durante gli allenamenti cadeva, rotolava, si rialzava e ripartiva. Nel judo la prima cosa che insegnano è cadere. Se hai paura della caduta, ti irrigidisci e rischi di farti male. Un tennista deve sapere anche come cadere". 

Il problema è risolvibile? 

"Certo bisogna affrontarne la causa. Se ci si limita a trattare l’infiammazione con antinfiammatori o iniezioni, si rischia di intervenire soltanto sul sintomo. È come spegnere la spia dell’olio sul cruscotto senza controllare perché si sia accesa. I tessuti possono ripararsi, ma se non correggi quello che provoca il problema rischi che si ripresenti". 

Che cosa intende quando dice che bisogna rifare la convergenza? 

"È proprio il paragone con l’automobile. Puoi avere un motore potentissimo, ma se le ruote non sono allineate consumi male le gomme. Con Jannik bisogna recuperare la sicurezza della caduta all’indietro e dell’appoggio destro. Poi verificare che il potenziamento muscolare non abbia alterato l’equilibrio dei movimenti. È un controllo che io facevo anche dopo gli allenamenti e le partite". 

C’è qualcosa di particolare nel modo in cui Sinner si muove rispetto agli altri tennisti? 

"C’è una cosa che secondo me deriva dallo sci. Jannik ha imparato da piccolo a scendere, a stare in equilibrio su due appoggi e a preparare continuamente la curva successiva. Nel tennis questo si vede benissimo. Molti giocatori colpiscono la palla e poi vedono che cosa succede. Jannik invece, mentre colpisce, sta già tornando nella posizione per il colpo successivo. È una qualità enorme". 

Lo sci ha contribuito a costruire il tennista che conosciamo? 

"Certamente. Guardate le sue scivolate, il modo in cui recupera la posizione. Sugli sci non finisci il movimento quando hai superato una porta, perché devi già preparare quella successiva. Jannik applica questo principio al tennis. È una delle ragioni della sua velocità". 

Lei ha raccontato di aver lavorato anche sui movimenti con la racchetta. Che cosa facevate? 

"Avevamo notato che impugnare la racchetta poteva provocare un’inibizione muscolare. Il contatto con certi materiali, secondo le nostre osservazioni, influiva sul movimento. Per molti anni Jannik ha utilizzato una racchetta nella quale inseriva personalmente piccoli pezzi di tessuto nei passacorde. Diceva di sentirsi meglio e di muoversi più liberamente". 

Che tipo di esercizi svolgeva?

"Lavorava anche a piedi nudi, a contatto con il terreno, utilizzando un semplice bastone. Erano esercizi pensati per favorire la libertà del movimento e il corretto lavoro dei muscoli agonisti e antagonisti. Li ha eseguiti regolarmente dai 13 ai 19 anni". 

A volte è anche una questione di… giudizio. Ci racconti questo aneddoto. 

"A Jannik abbiamo fatto togliere i denti del giudizio quando aveva 17 anni, prima ancora che comparissero sintomi. Nella mia impostazione di lavoro anche la situazione dentale può influire sulla postura. L’obiettivo era prevenire eventuali squilibri. Naturalmente si trattava di una decisione che comportava rischi, ma lui accettò". 

Cosa non si fa per diventare campioni… Lei aveva già intuito che sarebbe diventato il numero uno del mondo?

"Nel 2018 stavo scrivendo un libro “La postura è l’ombra delle emozioni” sui campioni che avevo conosciuto, da Deborah Compagnoni ad Alberto Tomba e Roberto Baggio. Mi trovai davanti questo ragazzino e pensai che fosse un fenomeno. Aveva una potenza incredibile e caratteristiche che non avevo mai visto. Decisi di inserirlo nel libro, anche se allora nessuno poteva sapere che sarebbe diventato il numero uno del mondo. Per me meritava già di stare tra quei campioni".

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Questo articolo è tratto da Smash, newsletter G+ sui segreti del grande tennis a cura di Federica Cocchi, pubblicata ogni martedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta. clicca qui

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