Ingegneri, studenti e pensionati: quanto guadagnano e chi sono 18mila volontari ai Giochi
La Gazzetta dello Sport

Ingegneri, studenti e pensionati: quanto guadagnano e chi sono 18mila volontari ai Giochi

Venerdì 13 febbraio 2026
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Ci sono due categorie di lavoratori a Milano Cortina: i volontari e la "workforce". Come funzionano gli alloggi, gli spostamenti, il cibo e... quanto si guadagna

Ci sono due categorie di lavoratori a Milano Cortina: i volontari e la "workforce". Come funzionano gli alloggi, gli spostamenti, il cibo e... quanto si guadagna

dal nostro inviato  Andrea Fanì 13 febbraio 2026 (modifica alle 09:44) - LIVIGNO (SONDRIO)

In vetrina ci sono le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, dietro... migliaia di persone, volontari e no, che lavorano perché la vetrina sia sempre illuminata, lucidata e con i contenuti più invitanti. Sono i lavoratori di Milano Cortina 2026, un fiume di gente che presta la loro opera perché i Giochi siano indimenticabili. Escludiamo da questo fiume i top manager e la reggenza del Comitato Organizzatore, in questa storia sentirete parlare della "gente comune", gli anonimi che rendono possibile la magia. Li riconoscete subito: i 18mila volontari e altre centinaia di professionisti con compiti più specifici, al di là della divisa ufficiale, hanno un distintivo inconfondibile. Il sorriso.

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come si lavora per le olimpiadi

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Punto primo, come si fa a lavorare per Milano Cortina? Intanto ci sono due categorie da distinguere: i volontari e gli assunti, che con un gergo internazionale qui chiamano "workforce", genericamente forza lavoro, e che percepiscono uno stipendio. Qualcuno con un anno di anticipo, altri qualche mese, migliaia di persone hanno compilato un modulo per candidarsi. Nel modulo potevi specificare, oltre alle generalità, se avevi una specializzazione particolare attinente con i Giochi; in quale località avresti voluto lavorare e - nel caso di località con più impianti di gara - se avevi preferenze per un impianto o meno; era possibile esprimere una preferenza anche sul lavoro di ufficio o sul campo gara. Importantissimo il capitolo dedicato alle lingue parlate, e ovviamente non era necessario avere dimestichezza con l'italiano, pur venendo considerato un plus. Dopo un primo sbarramento con le info di base, si veniva eventualmente convocati per un colloquio: fisicamente a Milano se in grado di raggiungere la città in tempi brevi e con costi economici-ambientali ragionevoli, o (specialmente ma non solo per i candidati che vengono dall'estero) da remoto con un videocollegamento. Il colloquio serviva a verificare le info di base - professione, dimestichezza, lingue parlate - e comprendere meglio se il proprio profilo era compatibile con i Giochi. Una comunicazione successiva diceva ai candidati se si era dentro o no. E lì cominciava il bello. Pronti?

sotto contratto

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La workforce, come detto le persone che hanno fatto domanda di candidatura per un contratto, possono venire da svariati ambienti. Ogni venue (zona) di gara ha una struttura di risorse umane replicata, secondo un tipico schema a piramide. A capo della struttura c'è un Event General Manager, responsabile in toto e a diretto rimando dei quattro Cluster Manager. I Giochi diffusi di Milano Cortina sono stati divisi in cluster (agglomerati), in base alla zona geografica: Milano, Cortina, Valtellina, Val di Fiemme. Questo per facilitare l'organizzazione, gli spostamenti e il coordinamento delle varie zone. Torniamo all'EGV (o Venue Manager), che ha a diretto riporto anche un Venue Deploy Officer, responsabile delle strutture di gara dal punto di vista della dislocazione, manutenzione/cura della neve, del ghiaccio, dei salti eccetera; a Livigno, per esempio, un grande lavoro coordinato dal VDO locale ha permesso di costruire il più grande trampolino da Big Air della storia, alto ben 55 metri. Sotto il Venue Manager, dal lato della comunicazione, c'è un Venue Media Manager, che a sua volta controlla tre supervisori, uno addetto alla zona mista dove avvengono i contatti giornalisti/atleti, un secondo al coordinamento dei fotografi e un terzo alla sala stampa. Tra Livigno e Bormio lavorano tre Media Venue Manager, con il costante impegno di mettere tutti i giornalisti accreditati nelle migliori condizioni possibili: fidatevi, fanno l'impossibile. Sotto la Stelvio c'è Michela, a Livigno lavorano Egon e Wolfgang. In più ci sono responsabili per l'approvvigionamento di cibo e bevande per il personale che lavora, specialisti per la sicurezza e le condizioni sanitarie, nulla è lasciato al caso. Tutte le figure manageriali sono sotto contratto con l'organizzazione per tutta la durata dei Giochi Olimpici: per un mese di lavoro, in base al ruolo, lo stipendio parte da circa 2500 euro netti per i manager del livello più basso, per poi salire. La workforce ha anche un alloggio fornito dall'organizzazione, uno o più pasti durante l'orario di lavoro e un rimborso spese parziale (dipende dalle voci di spesa, naturalmente). Klaus, austriaco di Graz, è all'esordio olimpico come Mixed Zone Manager: faceva il giornalista sportivo in una rivista specializzata, un suo ex collega gli ha proposto di far parte del progetto olimpico e lui si è fiondato. "La mia giornata tipo? Sveglia alle 7, più o meno - poi colazione, via alla venue di riferimento e si parte: controllo che sia tutto in ordine nella zona mista, che le transenne siano montate correttamente, che non ci sia ghiaccio sul percorso per i giornalisti, poi comincia l'evento e raccolgo le richieste dei colleghi, pardon ex colleghi; e a volte propongo anche io qualcuno, è divertente. A Graz mi aspettano mia moglie e i miei due figli. Perché ho scelto di lavorare qui? In quasi trent'anni da giornalista non mi era mai capitato di partecipare a un'Olimpiade, e avevo sempre sognato di farlo". E poi c'è la parte maggiore. I volontari.

l'ingegnere e i pensionati

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Persone dalle più differenti parti del mondo e con le storie più differenti. A  Bormio, per esempio, c'è una coppia di pensionati britannici. Ok, fin qua romantico ma niente di straordinario. Ma aspettate di sentire la fine della storia: "Non perdiamo un'edizione dei Giochi da Rio 2016. E ovviamente a Londra eravamo... spettatori. Ma siamo volontari alle Olimpiadi dall'edizione in Brasile...". Fatti due conti, la nostra coppia di inglesi è stata a Rio, Tokyo 2020, Pechino 2022, Parigi 2024 e ora Bormio (Milano Cortina): cinque edizioni, saltata solo PyeongChang perché "non sembrava interessante. Abbiamo tempo a disposizione e fare i volontari è una scusa per vivere un evento unico e visitare una parte del mondo che non conosciamo". E i soldi? Si mettono da parte e si usano per pagarsi le spese vive. Quali lo spiegano altri volontari, che a differenza dei contrattualizzati possono scegliere se prestare servizio ai Giochi da un minimo di 9 giorni a un massimo di 3 settimane. Qi è una ragazza cinese di 35 anni, "lavoravo in una banca vicino Pechino ma volevo visitare Parigi e sono andata ai Giochi 2024. Mi è piaciuto e... l'ho rifatto". È a Livigno dal 4 febbraio, e l'organizzazione l'ha aiutata fornendole un alloggio che condivide con altre volontarie. La 37enne Maike viene dalla Germania, Hannover: ha viaggiato per 12 ore, treno fino a Mannheim, poi treno fino a Basilea e ancora rotaie fino a Zernez. "Da lì è un attimo arrivare a Livigno in autobus". Maike è alla prima esperienza olimpica ma ha una certa assiduità con i grandi eventi: "Oh sì, pensi che ho fatto il giudice nel salto con l'asta agli Europei di atletica a Berlino nel 2018". Questa volontaria tedesca lavora come agente pubblicitario in una casa editrice in Germania, "ho chiesto ferie e ho anche spiegato perché, erano tutti felici per la mia esperienza". Ma giorni di riposo? Sì, ogni tanto ci sono non regolari perché dipende dagli eventi. E naturalmente, nel tempo libero la sciata è assicurata. Neve o sole, Laura, 39enne da Pinerolo, è al suo posto puntuale: è qui con il marito, volontario anche lui. "Siamo ingegneri meccanici, ma lavoriamo in aziende diverse", spiega. E a casa non c'è nessuno? "Oh sì, c'è la nostra piccola Sofia, 3 anni, adesso la coccolano i nonni". Ingegnere aeronautico, sotto contratto con un'Università svizzera, è anche Erika, che da Bellano ogni giorno sale in macchina a Bormio: sono un paio d'ore d'auto, "veniamo su anche col mio fidanzato e con i miei, siamo tutti volontari ai Giochi. Sono le mie zone, è un modo per restituire qualcosa alla tua terra", ci spiega. Le fa eco Carlotta, giovanissima studentessa: "Gli organizzatori ci hanno assegnato in modo da non farci fare troppi spostamenti, ho pensato se non ora che ho l'Olimpiade a casa, quando?". "Io sogno di fare il giornalista", dice Fabio, che da Ardenno - bassa Valtellina, un'ora abbondante da Bormio - è un altro pendolare dei Giochi: studia comunicazione all'università ma ha messo in pausa gli esami per qualche settimana. C'è un sogno da vivere.

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