Bergomi: "Chivu ha coraggio, Lautaro è storia. Dimarco? L'anno scorso era meno continuo e spensierato"
La Gazzetta dello Sport

Bergomi: "Chivu ha coraggio, Lautaro è storia. Dimarco? L'anno scorso era meno continuo e spensierato"

Venerdì 13 febbraio 2026
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L'ex capitano nerazzurro presenta Inter-Juve dal fronte della capolista: "Amo il modo di comunica di Cristian, ma con Spalletti è finalmente esploso il potenziale dei bianconeri"

L'ex capitano nerazzurro presenta Inter-Juve dal fronte della capolista: "Amo il modo di comunica di Cristian, ma con Spalletti è finalmente esploso il potenziale dei bianconeri"

Filippo Conticello Giornalista 13 febbraio - 09:18 - MILANO

Non dimenticherà mai quei pochi passi nella storia a San Siro, con gli occhi del mondo addosso e la fiaccola in mano, accanto a un amico e rivale di una vita come Franco Baresi. Beppe Bergomi, tedoforo nel giorno della cerimonia di apertura dei Giochi invernali dentro il suo stadio, ha misurato da vicino la grandezza dell'Olimpiade: "Non avevo mai provato una sensazione simile in vita mia, ho incontrato atleti incredibili - racconta adesso -: è stato bello per la città che un pezzo di Milan e un pezzo di Inter fossero uniti, il resto l'ha fatto la voce magica di Andrea Bocelli". Mentre surfa in tv tra una gara di short track e una di slittino, torna a parlare di Inter-Juve "perché anche il derby d'Italia è storia".

VIDEO: Buffon o Julio Cesar? Nedved o Matthaus? La nostra top XI all time di Inter-Juve

Bergomi, qual è la sfida alla Juve della sua vita?

"La mia prima da professionista è stata propria con la Juventus, in Coppa Italia, il 30 gennaio 1980. Avevo 16 anni, entrai nello 0-0 di Torino, ma avevamo perso 2-1 all'andata... Nella mia prima volta in campionato nella stagione successiva vinciamo 1-0 con gol di Carletto Muraro. Io marcavo Marocchino, che ancora oggi quando mi vede mi dice: "Che tigna che avevi quel giorno...". Non l'ho mollato un secondo. Ma se devo scegliere un solo derby d'Italia, dico il 4-0 del 1984 con i due gol di Rummenigge, uno di Collovati e uno di Ferri: per la prima volta facevo il libero e andai benissimo. Battere la Juve è sempre stata dura, anche quando eravamo superiori noi: ad esempio, nell'anno dello scudetto dei record è finita due volte 1-1...".

La tendenza è la stessa degli ultimi anni: l'Inter è superiore, ma nelle ultime 7 in A ne ha vinta una...

"Non c'è dubbio, questa partita è diversa, più dura delle altre. Anche stavolta sarà difficile: mi aspetto alta intensità, per me vince chi riesce a prendere maggiormente il controllo del gioco. Se Chivu lo cede a Spalletti, rischia parecchio perché la Juve ha giocatori complicati per la difesa nerazzurra, soprattutto gli esterni Yildiz e Conceiçao che possono obbligare i quinti ad abbassarsi e creare pericoli".

Il turco e il portoghese sono proprio la tipologia di giocatori che mancano a Chivu?

"Il sistema dell'Inter non concepisce esterni così, gli Yildiz e i Conceiçao hanno senso quando devi saltare l'uomo e allargare le difese. Per i nerazzurri i giocatori da uno contro uno potrebbero essere una soluzione solo a partita in corso, perché la rosa è costruita diversamente per avere due punte".

Non avevo mai provato una sensazione simile in vita mia, ho incontrato atleti incredibili

Giuseppe BergomiSul ruolo di tedoforo alle Olimpiadi

Considera Dimarco l'mvp di questo campionato?

"Fino adesso sta facendo cose incredibili. Era così anche l'anno scorso ma con meno continuità e, forse, meno spensieratezza. Diciamo che oggi ha una fiducia diversa e può stare in campo anche 90': è merito dell'allenatore che gli ha dato uno status evidentemente diverso".

A proposito di Chivu, dove nascono le sue fortune? 

"Intanto, amo il modo in cui comunica. E, poi, è decisivo il fatto che si prenda dei rischi sempre: con la Cremonese e il Sassuolo l'Inter poteva subire gol subito, ma erano pericoli quasi "calcolati". Questo coraggio gli consente di fare un altro tipo di gioco, più aggressivo, e di raccoglierne i frutti".

Beppe Bergomi, a sinistra accanto a Esteban Cambiaso, a colloquio con Luciano Spalletti. Getty Images

Stupito dall'impatto di Spalletti sul mondo Juve?

"Già all'inizio avevo idee abbastanza chiare su tutte le squadre, ma sulla Juventus no: vedevo del potenziale che non veniva fuori, poi è arrivato Spalletti e l'ha portato alla luce in maniera eccellente. Forse sarebbe servito un attaccante, del resto lo hanno cercato per tutto il mercato: David è un buon giocatore, ma ha caratteristiche diverse da quelle richieste dal suo allenatore".

Quali i giocatori che Spalletti ha più risvegliato? 

"McKennie è fondamentale, dà soluzioni diverse. E poi guardate le rotazioni di Locatelli, che si apre sull'esterno per liberare i compagni sulla fascia. Sono movimenti pensati, provati e realizzati: si vede la mano del tecnico che ha dato ritmo e forza".

Dimarco sta facendo cose incredibili. L'anno scorso era meno continuo e spensierato

Giuseppe Bergomi

Lautaro ha raggiunto Boninsegna per gol nerazzurri. Prenderà anche il suo ex compagno Altobelli? E poi Meazza?

"Partiamo da Bonimba e da un dato di fatto: è stato un cannoniere formidabile. Tra l'altro, lui e Lautaro si assomigliano fisicamente: non sono altissimi, ma di testa la prendono sempre. Spillo è più alla portata di Lautaro, mancano solo 38 gol, e raggiungere pure lui sarà un altro traguardo leggendario. Per agguantare Meazza dovrebbe durare fino a 34 anni e sappiamo che l'esplosività delle punte cala a una certa età, ma perché non pensare di farcela? Vada come vada, l'argentino è in prima fila nella storia Inter".

Pio diventerà il partner migliore per Lautaro?

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"Al momento, se Thuram fa il Thuram, credo che non si possa prescindere dalla ThuLa, con Pio come primo cambio. Ma ci sono tante partite, tutte le coppie giocheranno. Godiamoci, comunque, questo ragazzo di 20 anni che ha la testa sulle spalle: la cosa più importante è che conosce i propri limiti e sa dove deve migliorare, questo alla lunga farà la differenza".

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