Figc, Malagò a caccia delle undici firme per candidarsi: il Como dice no ma c'è il Parma
La Gazzetta dello Sport

Figc, Malagò a caccia delle undici firme per candidarsi: il Como dice no ma c'è il Parma

Venerdì 30 ottobre 2026
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La corsa a due per la presidenza della Federcalcio si è accesa: l'ex ad del Milan ha il sostegno di calciatori e allenatori

La corsa a due per la presidenza della Federcalcio si è accesa: l'ex ad del Milan ha il sostegno di calciatori e allenatori

Elisabetta Esposito Giornalista 30 ottobre - 11:52 - ROMA Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La giornata di ieri, ancora nel segno del movimento pre-elettorale, si è conclusa con un sorridente saluto tra i due sfidanti per la presidenza della Figc, Giovanni Malagò e Adriano Galliani, durante la cena al Castello Sforzesco dopo la presentazione del nuovo stadio di Inter e Milan. La partita è ancora tutta da giocare, ma ieri c’è stata la prima (annunciata) presa di posizione di una delle componenti. Anzi di due. In un comunicato congiunto le Associazioni di calciatori e allenatori hanno annunciato di aver raccolto le firme necessarie per dare il loro appoggio a Galliani: "Riteniamo che si tratti di una opportunità importante in termini di valore di scelta, per storia, esperienza e risultati sul campo ottenuti dal dirigente Galliani, pronto ora a condividere una aperta e progressiva visione federale nel percorso di riforme non più differibili. Un punto di vista che Aic e Aiac confidano resti comune a tutte le componenti del nostro sistema". 

Le firme di Malagò 

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Al momento è la scelta è comune soltanto a una parte della Serie A, ovvero a quel gruppo di scontenti - a partire da Inter e Atalanta - che per primo ha sondato la disponibilità del senatore a imbarcarsi in quest’ambiziosa avventura federale, lanciandolo poi come potenziale candidato senza però trovare l’immediato consenso dalla maggioranza dei club. Quella, ovvero le undici firme necessarie per accreditarlo alla corsa presidenziale, è certo di averla Malagò. Ai dieci sì che ha già in tasca (Napoli, Roma, Bologna, Torino, Lecce, Genoa, Fiorentina, Frosinone, Monza e Udinese), doveva aggiungersi il Como che alla fine non ha dato la propria adesione. Ieri è però arrivato il decisivo appoggio del Parma. Come mai allora non c’è stato l’annuncio? Semplicemente perché manca uno dei documenti richiesti tra i moduli già raccolti. Risolta quest’ultima questione, si arriverà dunque a undici e Malagò potrà diventare ufficialmente il candidato della Serie A. 

VIDEO: Malagò: "Galliani? Curioso che la Serie A stia valutando alcune alternative"

Alleanze 

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Certo, la differenza ai blocchi di partenza al momento c’è, visto che Galliani ha già il 30% dei voti di calciatori e allenatori, mentre Malagò da poco più della metà di una Serie A che quando si esprime in blocco “pesa” per il 18% (l’altra metà, scarsa, è sarebbe ovviamente con l’ex Milan e Monza, anche se alcuni club, tra cui i rossoneri come ha lasciato intendere ieri sera il presidente Scaroni, non hanno ancora preso posizione). Serviranno, come sempre, solidi alleati. In questo senso ieri c’è stato un confronto tra l’ex Coni e il presidente della Lega Dilettanti Giancarlo Abete, che si porta dietro il 34% dei voti. In questo colloquio, filtra dall’entourage di Malagò, Abete avrebbe garantito il proprio appoggio al candidato espresso dalla Serie A. Questa è però, anche per il numero uno dei Dilettanti, una fase d’attesa: vuole prima vedere formalizzate le candidature (la scadenza per presentarle è fissata per il 4 novembre) e poi, facendo fronte comune con la Serie B di Paolo Bedin e la Lega Pro di Matteo Marani con cui ha una sorta di patto d’onore, decidere - valutando sia i programmi sia i membri del consiglio federale che i due sfidanti proporranno - su chi orientarsi. 

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I nodi 

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In tutto questo Galliani non è certo rimasto a guardare. È vero che al momento ha una posizione di vantaggio, ma l’esperienza (importante) che ha nel calcio fa sì che in questi giorni non abbia mai smesso di darsi da fare per creare una base di consenso il più ampia possibile. È convinto, così come Malagò, che a prescindere da quelle che saranno le indicazioni dei presidenti delle Leghe possa comunque avere una buona quota di sostenitori. C’è poi un’altra questione su cui vale la pena fare chiarezza e riguarda il nodo segretario generale: prima del voto di giugno Malagò aveva promesso a calciatori e allenatori che avrebbe dato l’incarico all’avvocato della Figc Giancarlo Viglione. Nei primi mesi di presidenza non è stato fatto, ma il commissario aveva di recente garantito che li avrebbe accontentati dopo essere stato rieletto il 14 dicembre. Molti hanno pensato che la virata di Aic e Aiac su Galliani indicasse che con l’elezione del senatore Viglione sarebbe stato il segretario, ma non è così. La posizione in questione non è più sul tavolo e non fa parte di alcun patto ed è anche probabile che possa rimanere Marco Brunelli che è da tempo legato all’ex dirigente Milan. Tanto per capirci, Galliani è stato testimone di nozze di Brunelli.

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