Inacio, l'azzurro del Dortmund: "Sogno il debutto sotto il muro giallo e di segnare tanti gol"
La Gazzetta dello Sport

Inacio, l'azzurro del Dortmund: "Sogno il debutto sotto il muro giallo e di segnare tanti gol"

Venerdì 13 febbraio 2026
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L'azzurro, nazionale U17 e stellina dei gialloneri, è stato inserito in lista Champions e convocato per la prima volta in Bundesliga: "Siamo tre italiani e ci divertiamo. Il tedesco è tosto, ma ormai capisco tutto"

L'azzurro, nazionale U17 e stellina dei gialloneri, è stato inserito in lista Champions e convocato per la prima volta in Bundesliga: "Siamo tre italiani e ci divertiamo. Il tedesco è tosto, ma ormai capisco tutto"

Dal nostro inviato  Francesco Pietrella 13 febbraio 2026 (modifica alle 11:48) - DORTMUND (GERMANIA)

Samuele Inacio cammina in mezzo alla neve con le dita incrociate. Spera che il silenzio si trasformi in boato e che intorno a lui diventi tutto un po' più giallo. “Il mio sogno è debuttare col Borussia Dortmund e giocare sotto il muro più emozionate che si sia, davanti ai tifosi…”. Inacio, 17 anni, fantasista azzurro dell’Under 17 di cui si parla bene, gioca nella Ruhr da due stagioni e il 2026 gli sta cambiando la vita: Kovac l'ha aggregato coi grandi, inserito in lista Champions e convocato per la prima volta in Bundesliga. “Guai accontentarsi – ci racconta da Dortmud, seduto su una delle panchine di legno che affacciano sul Rote Erde, lo stadio della seconda squadra accanto al Westfalenstadion -, voglio migliorarmi e puntare alle stelle”.

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Samuele, qual è il tuo obiettivo? 

“Vorrei lasciare una traccia nel calcio. Intanto, il primo step è il debutto in prima squadra, magari sotto al muro giallo. Prima di firmare col Borussia Dortmund mi sono visto decine di video della Sudtribune. Mamma mia, brividi. La prima volta che ho visto una partita qui al Signal Iduna Park mi sono emozionato. Spero di poterci giocare presto”.

È stato facile trasferirsi a Dortmund? 

“Facilissimo. Chiamarono mio padre, gli dissero che gli sarebbe piaciuto presentargli l'idea che avevano per me. Ho accettato subito. Soprattutto per il tipo di progetto: stanno rispettando tutte le promesse che mi hanno fatto. La prima volta che sono andato allo stadio era vuoto, ma immaginai subito di poter segnare un gol”.

Non sei l’unico ragazzo italiano, tra l’altro. 

“Io, Filippo Mane e Luca Reggiani siamo sempre insieme. Pippo è un fratello maggiore, mentre io e Luca abbiamo la stessa età. Ogni tanto usciamo insieme al nostro insegnante di tedesco, anche lui italiano, e passiamo la serata al ristorante. Nei giorni liberi, a volte, prendiamo il tremo e andiamo a Dusseldorf a fare shopping. La sera mi rilasso coi videogiochi di calcio: ho una squadra coi miei amici di infanzia. Anche lì faccio l'attaccante”.

Samuele Inacio col Dortmund.

Quant’è tosto il tedesco da 1 a 10? 

“Otto, ma ormai riesco a capire quasi tutto”.

Reggiani ha detto che la prima parola che ha imparato è stata arbitro. La tua? 

“Palla, campo, porta… riguardo le altre meglio sorvolare”. 

Capitolo calcio. Differenze rispetto all’Italia? 

“Qui è intensità pura, meno tattica. Fisicamente devi sempre stare al top, altrimenti fai fatica".

Dove hai iniziato a giocare? 

“A Bonate, vicino Bergamo. Ho iniziato all’oratorio, durante l’estate c’erano feste, si mangiava e poi si andava a giocare. Avevo la mia comitiva, facevo già l’attaccante e segnavo molto. Lì ho iniziato a sognare i grandi stadi".

Inacio con la maglia azzurra. Getty

Quando hai realizzato che papà era un calciatore? 

“A 5 anni. Ogni tanto andavamo in giro, lo fermavano e gli chiedevano foto o autografi. “Lo so che giochi, ma com’è che la tua vita è così bella?”, gli dicevo. Lì ho capito”. 

Il tuo primo ricordo di lui in campo? 

“A Lecce, 2012-13. Ricordo una partita in cui fece il fenomeno e lo stadio urlò il suo nome. Mi emozionai molto. C’è da dire che non mi ha mai spinto a giocare a pallone, mai forzato. Mi ha sempre lasciato libero di scegliere. Lui e mio zio Joelson, anche lui ex calciatore e ora allenatore, mi danno molti consigli su come approcciare la partita. Anche mia sorella è molto presente. Studia comunicazione all’università. La sento ogni volta che posso”. 

È stato un peso essere il figlio di un calciatore? 

“All’inizio ho dovuto lottare con chi mi dava del raccomandato. Ma ormai è il campo a parlare. Inoltre, mio padre mi dice sempre la verità, nel bene o nel male”. Ti ha mai tirato le orecchie? “A livello di atteggiamento sì. Posso sbagliare un passaggio, ma non l’approccio”. 

Papà è nato in Brasile, tu in Italia. Cos’hai di brasiliano?

 “Il divertimento per il gioco. Mi hanno sempre detto che gioco per questo, per divertirmi, un po’ di futebol bailado. Io mi conosco: so che se approccio una partita in modo diverso non riesco a performare e a dare il meglio. Ho capito che divertendomi do il 100%”. 

Un po’ come Ronaldinho, non per fare paragoni. 

“Esatto, quello stile lì. Il mio idolo, infatti, è Neymar”. 

Hai palleggiato mai sulla spiaggia di Copacabana? 

“Certo, una goduria. E mi sono emozionato anche nel vedere il Cristo Redentore”.

Ancora Inacio con la maglia azzurra

Indossare la maglia azzurra che emozione è? 

“Totale. Sono fiero di poter rappresentare la Nazionale. A maggio scorso abbiamo disputato un grande europeo di categoria: ho segnato anche quattro gol”. 

A proposito di 2008: com'è il rapporto con Camarda? Come coppia d'attacco non siete male.

“Siamo molto amici. Anzi, gli faccio i migliori auguri per l’infortunio alla spalla. Spero si riprenda. Ci conosciamo da una vita: anni fa, durante i tornei giocati con Milan e Atalanta, eravamo sempre in lizza per il premio di capocannoniere o miglior giocatore. Io sono un fantasista, lui fa la punta. Per caratteristiche ci completiamo. Un altro giovane che mi piace molto e che sta facendo bene è Pio Esposito. Il suo percorso è un esempio”. 

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“Certo, ma alla fine i miei genitori li sento tutti i giorni, gli amici sono presenti. È solo una sana nostalgia, tutto qui. Sono qui per inseguire un sogno: segnare tanti gol col Borussia Dortmund. Come ti dicevo, bisogna sempre puntare alle stelle”.

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