Inter, è mancata la fame col Milan? Lo psicologo dello sport: "Il cervello si abitua al successo e..."
La Gazzetta dello Sport

Inter, è mancata la fame col Milan? Lo psicologo dello sport: "Il cervello si abitua al successo e..."

Domenica 1 novembre 2026
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Come spiega il professor Grauso, psicologo dello sport: "L’attivazione emotiva non coincide sempre con la qualità della prestazione. Si può entrare in campo molto carichi ma poco lucidi"

Francesco Palma 1 novembre - 12:48 - MILANO

Come spiega il professor Grauso, psicologo dello sport: "L’attivazione emotiva non coincide sempre con la qualità della prestazione. Si può entrare in campo molto carichi ma poco lucidi"

"Abbiamo sbagliato approccio. Dobbiamo ritrovare un po’ di fame e cattiveria quando certe cose si danno per scontate. Non è semplice giocare ogni tre giorni, avere anche sempre la stessa fame dopo che si è vinto ma dobbiamo ritrovare determinazione e cattiveria, siamo consapevoli che delle volte ci specchiamo un po' nel passato. Abbiamo colpe per l’atteggiamento e la leggerezza, l’anno scorso avevamo più cattiveria" ha detto Cristian Chivu dopo il derby perso per 3-1 contro il Milan. L’Inter ha pagato soprattutto l’approccio sbagliato, con due gol concessi ai rossoneri nei primi 10 minuti, e lo stesso tecnico neroazzurro ha parlato di mancanza di fame e di atteggiamento troppo leggero in alcuni frangenti. Come spiega il professor Aldo Grauso (psicologo dello sport, responsabile area psicologica delle nazionali LND - FIGC e docente di Psicologia Sociale Università degli Studi IUL – Firenze) anche una squadra di vertice, che lotta per vincere sia in Italia che in Europa, può avere dei cali di attenzione, anche in partite importanti come questa: “Mi colpisce l’onestà di Chivu, soprattutto quel ‘ci specchiamo nel passato’. Dopo una lunga serie di successi l’identità del gruppo rischia di appoggiarsi su ciò che è stato, e si gioca per confermare un’immagine invece che per conquistare qualcosa. Quando si vince spesso, inoltre, il cervello si abitua al successo: ogni nuova vittoria dà meno gratificazione di prima, e la motivazione ha bisogno di stimoli sempre più forti per accendersi. Non c’è mancanza di professionalità in questo, è un processo umano. Nominare apertamente il problema, come ha fatto l’allenatore, è già un primo passo importante”.

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