Kimi, la scommessa di Toto: "Ora è un campione, io lo ricordo piccolo e speciale"
Il team principal scelse Antonelli a 12 anni: "Ha cambiato il team con la sua spensieratezza e la sua italianità. Quella di Kimi è una vittoria del sistema"
Il team principal scelse Antonelli a 12 anni: "Ha cambiato il team con la sua spensieratezza e la sua italianità. Quella di Kimi è una vittoria del sistema"
dalla nostra inviata Giulia Toninelli 1 novembre - 23:58 - CITTA' DEL MESSICO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNon saliva su un podio di Formula 1 da oltre dieci anni ma, per Kimi Antonelli, Toto Wolff quest’anno ha fatto un’eccezione. L’evento, già di per sé, valeva la consacrazione: una Montecarlo dominata e vinta dal pilota bolognese alla sua seconda stagione in F.1, in un successo arrivato a giugno come quinta straordinaria vittoria consecutiva della sua annata. Ma dietro, nascosto dentro a quell’abbraccio sul tetto del mondo del motorsport, c’era molto di più.
VIDEO: Rosetti con Futura alla conquista della Route du Rhum, tifando... Kimi AntonelliToto, di cosa va più orgoglioso?
"Dei nove anni di lavoro che abbiamo fatto per arrivare qui. Di aver scelto Kimi e di averlo supportato con il nostro programma dedicato ai giovani, aver fatto con lui anche scelte azzardate, come portarlo in Formula 1 a soli 18 anni con Mercedes quando tutti ci dicevano che era troppo presto. Sapevamo che cosa stavamo facendo e quando oggi ci dicono: “È un miracolo averlo trovato” io rispondo di no. È stato un lungo viaggio e il frutto di un duro lavoro da parte di tutti".
Quella di Kimi è una vittoria del sistema. È un talento generazionale, unico. Noi ce lo aspettavamo dall'inizio"
Wolff su AntonelliVedere Kimi vincere un Mondiale per lei è una vittoria personale?
"È una vittoria del sistema e uno specchio di come facciamo le cose. Lo scorso anno Kimi ha avuto delle normali difficoltà nel suo anno d’esordio ma noi ce lo aspettavamo e sono molto orgoglioso del fatto che nessuno lo abbia mai messo in discussione. Se un giovane oggi va alla Red Bull, o alla Ferrari, ci sono continui dubbi, anche interni. E nessuno si sarebbe preso la responsabilità di metterlo subito in un top team, lo vediamo per esempio con Bearman e la Ferrari, visto che hanno scelto di metterlo prima in Haas. Noi no, con Antonelli avevamo un piano e una traiettoria di carriera che volevamo seguire".
In che cosa Kimi l’ha sorpresa?
"La capacità che ha di separare completamente le diverse sfere del lavoro. Anche quando le cose vanno male, non ci sono emozioni di mezzo per lui: lavora con il team per capire cosa non è andato e ripartire".
È cambiato rispetto allo scorso anno?
"Penso che l’inverno per lui sia stato un momento decisivo. È come se avesse elaborato tutto quello che gli è successo durante la sua prima stagione e sia poi riuscito a tornare in pista con una mentalità diversa. A diciannove anni ti ritrovi in questo vortice che è la F.1 e devi imparare a gestire le gare, i viaggi, il jet lag, gli sponsor, i media... Kimi aveva bisogno del suo tempo per comprendere ciò che gli era successo".
Quando ha capito che Kimi aveva qualcosa di davvero speciale?
"Dopo la Formula 4, perché l’ho visto vincere da esordiente in un modo davvero unico. E allora lì ho iniziato a ripensare alla sua carriera sui kart e se chiedi alla gente dell’ambiente ti diranno che sui kart i grandi talenti erano prima Verstappen e poi Antonelli. Ci sono dei talenti generazionali che hanno qualcosa di davvero speciale: c’era Senna, c’è Schumacher, c’è Hamilton, c’è Verstappen e poi c’è Kimi. Ovviamente parliamo di pluricampioni del mondo e Kimi ha ancora tanto da dimostrare ma lui ha tutte le caratteristiche e gli ingredienti per diventare un grandissimo. Dovrà solo continuare a essere chi è, il giovane umile che è oggi, e il mondo sarà ai suoi piedi".
Come lo aiuterete a restare chi è?
"Ovviamente va protetto, perché le aspettative e le attenzioni su di lui sono enormi. Un tizio a Montecarlo, un po’ di tempo fa, ha cercato di fissare un appuntamento con me varie volte e poi mi ha fermato per caso in un bar per dirmi: “La mia amica è una Miss Italia, sarebbe perfetta per Kimi”. È da questo tipo di attenzioni e di persone che lo dobbiamo proteggere. Ha solo vent’anni e non vorrei mai che se, per esempio, dovesse avere una stagione difficile dopo questo Mondiale, la gente dicesse: 'È stato solo un caso'. Perché non lo è".
In Mercedes ha portato spensieratezza e italianità. Ricordo la prima volta che lo vidi, nel 2010, aveva già una maglia della nostra scuderia addosso..."
Toto WolffCos’ha portato Kimi in Mercedes?
"Spensieratezza, e anche italianità. Non credo che Bono (il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, ndr) avesse mai abbracciato nessuno prima dell’arrivo di Kimi. Poi è comparso questo ragazzino e ha iniziato ad abbracciare tutti questi uomini tosti che lavorano nel nostro box, inglesi, gente con un passato nell’esercito... e li ha cambiati. Credo che abbiano ancora difficoltà con il contatto fisico (ride, ndr) ma si sono piegati a Kimi e al suo spirito".
Lei però è l’unico a cui Antonelli non fa scherzi.
"Non capisco perché, credo di essere uno abbastanza socievole ma nessuno mi fa scherzi. Forse c’è qualcosa in programma anche per me alla fine del Mondiale, vedremo".
Un Mondiale pieno di momenti indimenticabili. Ne ha uno preferito?
"Sono uno che dimentica le gare facilmente. Austin è stata molto importante e Monaco è stata speciale, perché una ripartenza a pochi giri dalla fine in un Gran Premio del genere è qualcosa che metterebbe in difficoltà chiunque. Ma forse la più speciale rimane Monza, per ciò che ha significato per lui e per la sua famiglia, soprattutto due anni dopo l’incidente che Kimi fece a Monza nelle sue prime prove libere in F.1, uno dei momenti più difficili per tutti loro".
Si ricorda la prima volta che l’ha visto?
"Sì, eravamo a Montecarlo nel 2019 e lui era solo un ragazzino. Gwen Lagrue (ex responsabile dell’Academy Mercedes, ndr) lo portò in pista e ricordo che aveva una maglietta della Mercedes addosso. Era piccolo ma era già molto serio, formale. Durante la gara è stato vicino a me nel box e se ne stava lì in piedi, ma era così piccolo che faticava a vedere il monitor con i tempi. Pensare a dove siamo oggi..."
Leggi anche Tutti pazzi per Antonelli! Che feste tra Imola e Bologna: "Menomale che Kimi c'è"Spalletti: "Vittoria meritata, la Juve si merita stima. Decisivo il discorso di Carnevali"© RIPRODUZIONE RISERVATA