La fucilata di Alajbegovic, il ritorno di Boga: così la Juve ha ritrovato la luce
Dopo settimane di crisi e il ritiro alla Continassa, i due attaccanti hanno cambiato il volto della sfida con il Napoli, restituendo fiducia alla squadra di Spalletti
Dopo settimane di crisi e il ritiro alla Continassa, i due attaccanti hanno cambiato il volto della sfida con il Napoli, restituendo fiducia alla squadra di Spalletti
dal nostro inviato Fabio Russo 2 novembre - 11:58 - TORINO Italiano Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa “fucilata nella notte”, Spalletti l’aveva coniata per Kenan Yildiz, ma alla fine a “spararla” è stato Kerim Alajbegovic. Ovvero colui che ad appena 19 anni e con il peso dei 30 milioni pagati per acquistarlo dal Bayer Leverkusen, si era ritrovato a dover sostituire il turco dopo l’infortunio al piede di agosto. Uno scoppio improvviso, quello del bosniaco, capace di risvegliare la Juve dal torpore di una partita, contro il Napoli, arrivata dopo 3 giorni di ritiro e con forti venti di crisi che soffiavano sulla Continassa. Ma, soprattutto, di riportare un minimo d’entusiasmo in una squadra e in una piazza che temevano di dover già pesantemente rivedere al ribasso le ambizioni dopo appena due mesi di stagione.
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—Che Alajbegovic potesse essere un elemento determinante per la stagione della Juve, Spalletti l’aveva capito subito, pur con tutte le precauzioni che si devono avere con un ragazzo appena maggiorenne. “Kerim è uno di quei calciatori che crea lo shock temporale, che dà la scossa forte, vede la giocata e la sa valorizzare“, aveva detto nella prima conferenza stampa stagionale e la sua idea sarebbe stata quella di gestirlo con parsimonia, inserendolo con calma nei meccanismi juventini e, soprattutto, impostandolo come “trequartista abile nell’angusto”, quel calciatore che tanto è mancato alla sua Juve. Gli infortuni in serie, però, hanno costretto l’allenatore bianconero ad accelerare il processo e il bosniaco, nella notte più importante, ha dato la risposta più pesante. E così, da oggi, insieme a Lamine Yamal, Charalampos Kostoulas (Brighton), Jay Robinson (Monza) e Paul Mendy (Cagliari), è uno dei soli 5 attaccanti nati dal 2007 in avanti ad aver già segnato almeno un gol (per lui il primo in A) e ad aver fornito un assist (a Cagliari per Kolo Muani). "Sono molto contento, anche perché la squadra ha vissuto delle settimane non facili - dice l'ex Salisburgo a caldo -. Dedico il gol alla mia famiglia".
GIOIA BOGA
—Nella Juve che svolta a sinistra, però, c’è anche la faccia felice di Jérémie Boga, tornato al gol dopo oltre 6 mesi da quello segnato a Bergamo che sembrava aver lanciato i bianconeri verso il quarto posto. Un altro lampo, il suo, che può mostrare la luce in fondo al tunnel a compagni e tifosi. “Quando giochi nella Juve, se non ci sono i risultati sono tutti in dubbio – ammette l’ivoriano –. Oggi deve essere un esempio: possiamo ancora migliorare con la palla ma a livello di cuore abbiamo fatto una buona partita. Io devo ancora trovare continuità fisicamente, ma questo gol è molto importante per me, mi dà fiducia”. L’ex Nizza fa autocritica (”qualche volta il mio problema è che penso troppo, faccio un dribbling o un passaggio in più”) e svela come il ritiro abbia avuto un effetto positivo su tutta la Juve: “È servito sicuramente, abbiamo parlato molto di quello che vogliamo dimostrare al nostro pubblico – conclude –. Oggi l’importante era lottare e dare il cuore perché siamo un grande club come la Juve. Un momento di difficoltà può succedere, ma noi dobbiamo alzare la testa”. Lui e Alajbegovic l’hanno fatto, hanno visto lo spazio e hanno “sparato” nella notte dell’Allianz. Risvegliando la Juve dagli incubi.
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