"Mi chiamo Marta, faccio la volontaria. Segni particolari? Sono cugina di un oro olimpico..."
Tra i 18mila volontari dei Giochi, tutti hanno una storia speciale da raccontare. Questa è un po' più speciale...
Tra i 18mila volontari dei Giochi, tutti hanno una storia speciale da raccontare. Questa è un po' più speciale...
dal nostro inviato Andrea Fanì 14 febbraio - 09:40 - BORMIO (SONDRIO) Luca Spechenhauser con la cugina Marta, volontaria a Milano Cortina 2026Il bello è che parlavamo da dieci minuti buoni, il colpo di scena è arrivato nel finale. E così lo leggerete anche voi: nel finale. Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ci sono qualcosa come 18mila volontari, che ogni giorno lavorano in tutte le sedi di gare e in tutti gli impianti di tutte le sedi di gara: per rendere questi Giochi perfetti, accessibili, comprensibili. Per rendere l'esperienza più... esperienza che c'è. Marta ha 33 anni, è addetta allo Stelvio Ski Centre, la struttura alla base della pista dove si svolgono le gare di sci alpino. "Mah, le Olimpiadi a casa, mi sono detta, e quando mi ricapita più".
A quanti km è casa sua? Si sposta in auto o con i bus dell'organizzazione?
"Casa mia? No, vado a piedi, sono più o meno 2 km".
Eeeeehhhh?
"Sì, sono proprio di Bormio, i miei abitano in via..." (omissis, privacy...)
No vabbè! Ma i suoi colleghi volontari non la invidiano che ha questa sfacciata fortuna?
"Un po' sì. E anche i miei colleghi di lavoro, perché io lavoro a Lugano ma mi hanno organizzato l'Olimpiade a casa".
Che lavoro fa a Lugano?
"Sono al planning di una nota azienda specializzata nell'outdoor. Quando hanno scelto Bormio come sede olimpica mi sono detta 'non puoi mancare'. Bene, eccomi qua, volontaria".
Cosa fa un volontario che lavora per essere qua: chiede ferie?
"Un po' ferie e in più ho utilizzato i 5 giorni che l'azienda ci concede ogni anno per fare volontariato. Direi che era proprio la causa giusta, quest'anno".
Niente da dire. Senta, cosa prova a vedere i suoi luoghi vestiti da Olimpiade?
"Mi fa commuovere. Oggi sono allo Ski Centre ma cambiamo ruolo ogni tanto per cui questi giorni vedo tutte le zone della città in modo diverso. È magico, da non credere".
E tra voi volontari che rapporto c'è?
"Grande spirito di comunità. Conosci gente da tutto il mondo, poco fa lavoravo con un ragazzo dal Colorado, per dire. C'è un'enorme connessione tra noi. E poi mi hanno fatto un regalo gigantesco, che non passerà mai".
Beh, sì, i ricordi che si porterà dentro, immaginiamo.
"No, questa divisa ufficiale. Questa è memoria indelebile".
Marta, non ce ne voglia, ma l'invidia continua ad aumentare nei suoi confronti...
"Lo capisco". E giù un gran sorriso.
Ora ha finito il turno? Va a casa?
"Sì vado, che poi domani devo partire per Milano".
Ah, domani è giorno di riposo, quindi. E perché va a Milano? (sì, vero, è violazione della privacy, ma è per una buona causa, lo storytelling)
"Vado a vedere lo short track, vedo mio cugino".
Ah, ok, riunione di famiglia. Lui vive a Milano? Fa il volontario anche lui e tiferete Italia dalla tribuna?
"No, io vado in tribuna, ho comprato i biglietti un anno fa perché lui gareggia".
Come gareggia? Scusi ma chi è suo cugino?
"Luca, Luca Spechenhauser. Mi ha promesso che mi fa vedere la medaglia d'oro vinta l'altro giorno". Ride, si è presa gioco di noi. A parti inverse avremmo fatto lo stesso eh.
Lei è cugina di Luca Spechenhauser, oro nello short track a squadre?
"Lui, lui. L'ho sentito poco dopo la gara, era fuori controllo dalla felicità. Per cui vado a tifare per lui nelle gare individuali e poi vedrò la sua medaglia da vicino". Ci mandi una foto, almeno...
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