Leader, totale, geniale: ma l'addio di Chris Paul è senza lieto fine
Il playmaker, secondo per assist e palle rubate ogni epoca, ha detto basta a 40 anni. Ha migliorato tutte le squadre dove è stato, anche se gli è mancato il titolo
Avrebbe meritato un finale diverso, migliore. Chris Paul, 40 anni, lascia la pallacanestro un giorno di Carnevale senza poter fare festa, celebrare la carriera epocale sul parquet. Mandato a casa dai Los Angeles Clippers lo scorso dicembre, indesiderato, durante la sua ultima stagione agonistica Nba, tagliato da Toronto post scambio due mesi dopo, a poche ore da San Valentino, la festa degli innamorati. In pochi hanno amato la pallacanestro come CP3, eppure al crepuscolo fa la fine dello spasimante non corrisposto, lui che pure finirà nella Hall of Fame. I Raptors neppure gli avevano chiesto di presentarsi in Canada, la trade era stata fatta per motivi salariali, non tecnici. Trattato come una futilità. Niente tour d’addio su tutti i campi, dunque. Niente omaggi e applausi. Ripudiato.