Felipe Melo: "Il mio Inter-Juve tra il rosso per Balo e addii. Spalletti un fenomeno"
Il brasiliano ha giocato due anni in bianconero e uno e mezzo in nerazzurro: "Nel giorno di San Valentino non posso non tifare l'Inter, la mia squadra fin da bambino"
Il brasiliano ha giocato due anni in bianconero e uno e mezzo in nerazzurro: "Nel giorno di San Valentino non posso non tifare l'Inter, la mia squadra fin da bambino"
Francesco Pietrella Giornalista 14 febbraio - 12:56 - MILANOIl titolo arriva all’ultima battuta, in scioltezza, dopo aver slalomeggiato tra varie cartoline di un passato in Serie A. “Il derby d’Italia si gioca nel giorno di San Valentino, quindi per chi dovrei tifare? L’Inter è la mia squadra fin da bambino, ma ho grande rispetto per i bianconeri, dove ho giocato due anni e ho battuto anche i nerazzurri”. Felipe Melo è così, schietto e diretto. Due stagioni a Torino, una e mezza a Milano. Nel mezzo sette trofei col Galatasaray.
VIDEO: Felipe Melo viene strattonato da un tifoso: il video dell'aggressioneFelipe, intanto il presente: ha iniziato ad allenare?
“Finalmente sì, ho un mio club e ora sono in ritiro coi ragazzi. Si chiama Americana. Domenica scorsa ho vinto la partita: 7-0. Mi diverto. Come dico sempre, vorrei gente coraggiosa di qualità. Se non infili la gamba in un contrasto, con me vai in panchina”.
Zoom sul derby d’Italia: cosa le piace di Chivu?
“Il gioco. Ha aggiunto delle idee a una squadra già forte”.
E dei singoli chi l’ha stregata di più?
“A oggi Dimarco è il miglior esterno d’Europa. Quando ero all’Inter si allenava con noi, era un ragazzino, sfornava cross a raffica per le punte dopo l’allenamento. E poi Zielinski: finalmente ha trovato continuità e i risultati si vedono. Con loro Chivu è stato top”.
Come giudica l’inizio di stagione di Luis Henrique, brasiliano come lei?
“È normale faticare un po’ all’inizio, ma sta crescendo partita dopo partita. Vedremo altri gol”.
Vede l’Inter migliorata rispetto all’anno scorso?
“Rispetto al Mondiale per Club è un’altra cosa, quello sì. Come le dicevo prima, non c’entra giocare bene o male, ma migliorare e aggiungere qualcosa in più. Chivu l’ha fatto”.
Felipe Melo dopo il gol segnato al VeronaAnche Spalletti con la Juve?
“Finalmente i bianconeri hanno trovato l’allenatore giusto, al Mondiale avevano faticato. Serviva uno così, di personalità e spessore. Sta valorizzando diversi singoli, da McKennie a Locatelli: è un fenomeno”.
Il bianconero che la convince di più?
“Yildiz. Lui e Lautaro sono tra i migliori al mondo”.
Il derby d’Italia a cui è più legato da giocatore?
“Ne scelgo uno per parte: con la Juve dico quello del dicembre 2009, vinto 2-1. Fui espulso per un contatto con Balotelli che in realtà neanche ci fu. Reagì come se l’avessi toccato. Con l’Inter scelgo quello del settembre 2016, di nuovo 2-1. Entrai nel secondo tempo”.
Come mai i rapporti coi tifosi bianconeri i rapporti sono sempre stati conflittuali?
“La Juventus è stata una scuola di vita. Ero un ragazzino, dovevo imparare e migliorare”.
Con Chiellini ormai ha fatto pace, vero?
“Sì, al Mondiale per Club negli Stati Uniti. Grazie a lui ho fatto un bagno di umiltà. Abbiamo parlato a lungo, mi sono scusato e ora è tutto a posto”.
Io e Chiellini abbiamo fatto pace, mi ha fatto fare un bagno di umiltà
Felipe MeloIn Champions ci sarà di nuovo Juve-Galatasaray, come nel 2013. Lei giocò titolare.
“I tifosi bianconeri mi hanno attaccato sui social per via di un post a favore del Gala dopo il sorteggio, ma cosa dovrei fare? A Istanbul ho vinto e sono stato da Dio. Normale che sia più legato. Ho nel cuore tutte le squadre in cui ho giocato, ma il Galatasaray di più”.
Un flash da quella sfida di 13 anni fa?
“Mancini, che tra l’altro non capisco come mai non alleni in Italia, ci disse che se avessimo giocato al 100% saremmo passati noi. Ricordo la nevicata, il campo spalato solo da un alto e un terreno impraticabile. Il gol di Sneijder all’ultimo secondo e la rabbia di Conte. La Juve era forte, noi di più”.
Alla Juve incrociò Beppe Marotta, oggi presidente dell’Inter. Che ricordo ha?
“Un fenomeno. Tutto ciò che tocca diventa oro. Arrivai con Alessio Secco, anche se alla fine, come ho raccontato più volte, sarei andato all’Inter da Mourinho. Fu Corvino a dirmi che avrei dovuto accettare la Juve. “Loro pagano la clausola da 25 milioni”, disse. E andai. Passai dall’essere l’idolo dei fiorentini a traditore: ancora oggi mi dispiace”.
Solo due anni in bianconero, come mai?
“Conte avrebbe puntato su di me, ma chiesi a Marotta di lasciarmi andare. Era tutto fatto per andare al Psg in prestito, avevo anche parlato con Leonardo, ma il Galatasaray si presentò con un’offerta cinque volte superiore. Scelsi per i soldi e per il tifo. Prima di firmare vidi una partita allo stadio e me ne innamorai”.
Ma è vero che disse no al Fenerbahce?
“Sì, ma l’anno dopo. Non avrei mai accettato”.
Nel 2015 ha realizzato il sogno di giocare nell’Inter.
“Mancini mi chiamò in gran segreto dicendomi di non parlare con nessuno. Era impossibile dire di no, dovevo realizzare un sogno. A casa ho ancora la prima pagina della Gazzetta dopo un mio gol al Verona, quando andai a baciare mia moglie. Era il 2015, c’è scritto ‘fuga al bacio’”.
Felipe, come finisce il derby d’Italia?
“Vince l’Inter perché gioca in casa”.
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