Pensava di smettere, ora è la regina del pattinaggio: Lollobrigida, la donna di ghiaccio venuta dal mare
Ha vinto l’oro nei 3000 e nei 5000 del velocità di pattinaggio, traguardo mai raggiunto da un'atleta azzurra. "Vivo a Ladispoli, praticamente in spiaggia. Trasferirmi al Nord? Mai"
Ha vinto l’oro nei 3000 e nei 5000 del velocità di pattinaggio, traguardo mai raggiunto da un'atleta azzurra. "Vivo a Ladispoli, praticamente in spiaggia. Trasferirmi al Nord? Mai"
Andrea Buongiovanni Giornalista 14 febbraio 2026 (modifica alle 15:57) - MILANOLa Lollo, da due anni e mezzo mamma di Tommy. La Lollo, moglie di Matteo. La Lollo, figlia di Sondre e di Maurizio e sorella di Giulia. La Lollo, pronipote della Lollo: dell’attrice, della diva, di Gina. Il nonno paterno era suo fratello. Poi, la Lollo pattinatrice, all’inizio su rotelle. Campionessa europea, campionessa del mondo e, adesso, campionessa olimpica. Prima donna italiana della velocità in pista lunga a conquistare un titolo a cinque cerchi. Con il sorriso sempre stampato in faccia, le gote arrossate dal freddo del ghiaccio e dal caldo delle emozioni. E quell’inconfondibile inflessione romana che la rende ancora più simpatica di quel che già non sia. È stata Francesca Lollobrigida, nel primo sabato di Milano Cortina, conciso con quella del suo 35° compleanno, ad aprire la lista degli ori azzurri nella rassegna. Il 7 febbraio 2026: una data che cambia la storia. Non solo la sua.
VIDEO: Leerdam dopo l'oro olimpico: "Lollobrigida mi ha ispirata: ecco cosa mi ha detto"IL PERIODO PIÙ DIFFICILE
—L’aviere scelto dell’Aeronautica, sull’anello da 400 metri di Rho Fiera, ha compiuto un’impresa assoluta. Nel corso della stagione, in 14 gare di Coppa del Mondo tra 1500, 3000, 5000 e Mass Start, abituata da anni a prestazioni da incorniciare, non aveva ottenuto un piazzamento da podio. Al meglio, il 14 novembre, un quarto posto nei 3000 nella tappa di Salt Lake City, negli Stati Uniti. Colpa (anche) di un’infezione virale difficile da debellare. “Il fisico non rispondeva”, scriveva Francesca sui social il 25 gennaio, un paio di settimane prima dell’exploit. “La testa crollava, il sogno olimpico sembrava allontanarsi. Ho avuto paura, ho pianto, ho pensato di smettere. Mi ero dimenticata perché pattino”. Fino a quella gara a Rho, davanti al proprio pubblico. E alla propria famiglia. L’azzurra, ribaltando da cima a piedi una situazione che pareva compromessa, con un finale travolgente ha addirittura firmato il primato olimpico e la seconda prestazione all-time a livello del mare (3’54”28). Dopo l’argento e il bronzo di Pechino 2022, è anche diventata la prima atleta nella storia tricolore della disciplina (uomini compresi) a far medaglia in due distinte edizione dei Giochi. Soltanto Enrico Fabris, in chiave azzurra, vanta come lei tre medaglie olimpiche in pista lunga, ma tutte conquistate a Torino 2006. Il fatto poi che la laziale, superando il fondista Giorgio Di Centa, sia diventata la più anziana olimpionica italiana in una gara individuale nella versione invernale, dice molto, se non tutto.
PROGETTO MAMMA
—A far la differenza, dopo mesi in salita, è stata l’esperienza, la capacità acquisita di non mollare mai e quella di trovare il picco di condizione nel momento più opportuno. Nella sua carriera, benché tutta in crescendo, è sempre stato così. Una carriera tanto brillante da diventare persino argomento della sua tesi di laurea, in Scienze motorie, conseguita con 110 e lode… Una carriera segnata, oltre che dai risultati, dall’interruzione per maternità. "Senza l’imprescindibile aiuto di tanti non ce l’avrei fatta", ricorda. "Da mio marito a mia sorella e ai miei genitori. E con enormi ringraziamenti pure al “Progetto mamma”, voluto per me dalla Federghiaccio che, anche da un punto di vista economico, mi concede di programmare trasferte e soggiorni a seconda delle mie esigenze. Tra raduni e gare siamo lontani da casa circa 250 giorni all’anno. Anche in estate, quando svolgiamo molto lavoro a secco e maciniamo chilometri in bicicletta. E poiché ora l’unico impianto in Italia dove praticare la nostra disciplina è a Collalbo, sul Renon, in Alto Adige, gestire la situazione non è semplice. Tommy però, quando possibile, mi segue, accompagnato da un familiare oppure da una baby-sitter. Dal presidente Andrea Gios al segretario Ippolito Sanfratello, dal direttore tecnico Maurizio Marchetto all’Aeronautica, il mio club, sono sempre stati tutti molto sensibili e collaborativi nei miei confronti. Spero che il trattamento a me riservato sia un utile esempio in altri ambiti". Resta che non è da tutte riuscire a conciliare impegni così gravosi. "In effetti portare avanti le due cose non è facile. Ho allattato Tommy per 18 mesi: per fortuna è un bimbo sereno. Casinista, ma sereno. Naturalmente, a volte, patisce la mia assenza. Per questo è quasi sempre lui la mia priorità".
"LA MIA VITA È IN SPIAGGIA"
—Francesca, folgorata proprio dalle imprese azzurre a Torino 2006, vive al freddo, ma ama il caldo. "Adoro il mare. Viviamo praticamente in spiaggia, a Ladispoli. Da lì non me ne andrò mai, credo. Trasferirmi al Nord sarebbe stato più semplice, ma non ho mai nemmeno preso in considerazione l’ipotesi. Ricordo, da ragazzina, quando papà mi aspettava fuori da scuola, mi caricava in macchina e poi, con viaggi lunghi quasi 700 chilometri, mi portava per il weekend a Baselga di Piné, in Trentino, allora sede federale del nostro sport. L’auto era diventata casa: lì mangiavo, studiavo e dormivo. Ma ne è valsa decisamente la pena". Francesca, adesso, è personaggio che va oltre le… lame. È arrivata al cuore dell’Italia. "La condizione nelle ultime settimane era chiaramente cresciuta. Immaginavo di poter andar forte, ma non fino a questo punto. Probabilmente avrei firmato per un bronzo. Invece l’ambiente e il tifo mi hanno spinto oltre le mie possibilità. Il sorteggio, poi, mi ha favorita, perché mi ha permesso di pattinare in coppia con una grande atleta come la canadese Maltais. All’inizio, così, ho sfruttato le sue scie. E, nel finale, su un ghiaccio da lavorare, ma molto filante, ho liberato l’istinto. Ho persino smesso di ascoltare le indicazioni dei miei allenatori a bordo pista e spinto a tutta fino in fondo. Non ho nemmeno realizzato subito che gran tempo avessi realizzato". L’attesa per le ultime quattro pattinatrici è stata infinita. Sono finite tutte alle sue spalle, olandesi comprese, addirittura senza alcuna rappresentante sul podio. Che beffa, per loro. Con l’argento alla norvegese Wiklund e il bronzo alla stessa Maltais. Per la Lollo la liberazione, la gioia allo stato puro, le lacrime e l’abbraccio con Tommy.
SPECIALITÀ DI FAMIGLIA
—"La pressione non mi infastidisce, anzi, mi stimola. So come gestirla e adoro trasmettere le mie emozioni, coinvolgere chi mi guarda. Avvertire l’aria in faccia è una sensazione meravigliosa. E più si va veloci, più l’adrenalina cresce". Tutto questo fa parte del suo dna: da nonno Sergio, a papà Maurizio, anche se su rotelle, hanno tutti pattinato. "Da noi i soli che non pattinano sono i gatti di casa, che amiamo alla follia". Chissà se la prozia ha mai provato… "Prima della sua scomparsa, ci siamo incontrate tre volte, l’ultima a Subiaco per il suo 95esimo compleanno. Che donna straordinaria". Come almeno un’altra in famiglia.
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