Branco: "Gli argentini mi avvelenarono a Italia 90. Feci gol alla Samp nel derby, poi scoppiai a piangere"
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Branco: "Gli argentini mi avvelenarono a Italia 90. Feci gol alla Samp nel derby, poi scoppiai a piangere"

Domenica 15 febbraio 2026
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L'ex terzino brasiliano del Genoa, maestro delle punizioni: "Maradona confessò: mi passarono una borraccia d’acqua e Roipnol per stordirmi, mi sentivo come ubriaco. La mia punizione nel derby diventò una cartolina da scambiarsi a Natale, Roberto Carlos mi chiamava Professore"

L'ex terzino brasiliano del Genoa, maestro delle punizioni: "Maradona confessò: mi passarono una borraccia d’acqua e Roipnol per stordirmi, mi sentivo come ubriaco. La mia punizione nel derby diventò una cartolina da scambiarsi a Natale, Roberto Carlos mi chiamava Professore"

Gregorio Spigno Giornalista 15 febbraio - 09:31 - GENOVA

L’appuntamento per l’intervista, almeno inizialmente, era fissato intorno alle 21. Poi però si è messo in mezzo un “inconveniente” di nome proprio: Mario Bortolazzi. La cena tra l’ex centrocampista e Claudio Branco si è prolungata un po’ più del previsto, e ci sta pure considerando che il brasiliano non rientrava a Genova da quasi 10 anni. "Ma non abbiamo fatto troppo tardi, dai...". L’ultimo accesso su WhatsApp dice 02.48, ma gli crediamo. Chissà quanti aneddoti e ricordi saranno venuti fuori ricostruendo il Genoa di Bagnoli, le punizioni di Branco, le verticalizzazioni di Bortolazzi. Oggi Cláudio Ibrahim Vaz Leal — al secolo appunto Branco — coordina le nazionali giovanili del Brasile, lavora spalla a spalla con Ancelotti ma ancora si commuove ricordando il Grifone. E le persone si commuovono rivedendo lui. Il primo è un dipendente dell’hotel in cui alloggia: "Branco! Conservo ancora la cartolina di Natale del tuo gol al derby, che punizione". 

Claudio Branco Ex calciatore Claudio Ibrahim Vaz Leal, noto come Branco, nasce a Bagé (Brasile) il 4 aprile 1964. Laterale sinistro, in Italia a Brescia e Genoa. 

La riconoscono tutti, anche a 35 anni di distanza...

"L’Italia è l’Italia, Genova è Genova, tornare qui per un po’ di vacanza è sempre un enorme piacere. Questo è il legame che io e i miei compagni di quel Genoa abbiamo lasciato. Tre anni stupendi che ho ricordato in questi giorni anche con Aldo Spinelli (ex presidente rossoblù tra il 1985 e il 1997, ndr). Sono andato a trovarlo. Bagnoli diceva che avremmo potuto persino vincere lo scudetto. Andammo molto vicini alla conquista della Coppa Uefa però fu maledetta l’andata della semifinale contro l’Ajax". 

Ma segnare al Liverpool e vincere ad Anfield non è mica poco, no? 

"La prima squadra italiana a sconfiggere i Reds in casa loro. Ricordo un pubblico spettacolare, uno show dei tifosi del Genoa venuti fino a lì, ma anche gli aerei partiti per Amsterdam per la semifinale dopo e le autostrade bloccate dai genoani fino ad Oviedo prima. Incredibile. La città di Genova ha avuto il più bel calcio mai visto, anche perché la Samp vinse proprio quel campionato con merito. Credo che nel calcio di oggi il nostro Genoa potrebbe vincere lo scudetto, ed è difficile credere che si possa rivedere un Grifone così forte". 

A quale dei suoi gol su punizione è più affezionato? 

"Chiaramente quello nel derby. Finita la partita piangevano tutti, io non capivo il motivo e chiesi se fosse morto qualcuno. Invece erano lacrime di gioia. Stamparono anche una cartolina di Natale con la foto della punizione da scambiarsi insieme ai regali e ancora oggi se la ricordano tutti. La settimana dopo mi giocai una cena con Claudio Taffarel, che all’epoca giocava nel Parma. Diceva che non sarei riuscito a fargli gol... finì che il conto lo pagò lui. Bellissima anche quella contro il Liverpool, ma la più importante della mia vita l’ho segnata all’Olanda al Mondiale poi vinto nel ‘94: 3-2 a meno di 10’ dalla fine e semifinale conquistata". 

Un Mondiale che si ricordano anche gli italiani... 

"In finale contro di voi calciai e segnai il terzo rigore. Sbagliarono Baresi, Massaro e Baggio. Credo si tratti dell’unico calciato alto da Roberto in tutta la sua carriera perché di solito mirava sempre verso l’angolino. Quando ho visto il suo rigore volare in alto ho pensato di essere in cima al mondo. Tra me e me sussurrai 'Ok, ciao e grazie'. E non giocai mai più un Mondiale". 

E se le faccio il nome di Murdo MacLeod? 

"Qui torniamo a Italia ‘90, al Delle Alpi. Durante la partita contro la Scozia calciai una punizione fortissimo e lo colpii in testa. Fu costretto ad uscire perché la pallonata gli causò un trauma cranico, mi dispiace". 

Quel Mondiale non si concluse bene per lei: avvelenato da una borraccia piena di Roipnol offerta dagli argentini agli ottavi di finale. 

"Maradona confessò tutto 15 anni dopo. Io avevo denunciato la cosa al fischio finale e nessuno mi aveva creduto, ma quello che mi fa più rabbia è che se fossi stato sorteggiato per il doping sarei passato per un drogato! In campo mi sentivo ubriaco, girava tutto, girava il Delle Alpi intero. Mi sembrava che stessi vivendo una sorta di sbornia, come quando esageri con l’alcol e ti stendi sul letto. Due mesi dopo giocammo un’amichevole e Ruggeri (ex difensore di Real Madrid e Argentina, ndr) mi raccontò tutto. È un brutto esempio: Bilardo, il loro ct, faceva queste cose anche con i giocatori dei suoi club che non voleva far giocare". 

La ricerca della “valvulina”, come la definiva lei, la potenza, l’effetto: nelle sue punizioni c’era tutto. 

"Dopo ogni allenamento mi fermavo sempre lì, avevo un dono di dio e lo affinavo per delle ore. Con i palloni di oggi, che sono più leggeri e spesso prendono giri strani, chissà come volerebbero le mie punizioni. Come quella al Liverpool: da una parte il pallone, dall’altra il portiere che non capisce il giro. Nessuno calciava come me. Solo Roberto Carlos, a cui ho insegnato io in nazionale. Mi chiamava 'Il professore'". 

A proposito di professori: cosa pensa di Ancelotti, con cui collabora da vicino? 

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"È una persona molto semplice, umile, come tutti i grandissimi. Per me il miglior allenatore al mondo. Ha vinto ovunque, gestisce bene le stelle e il Brasile ha una grande squadra. Spero davvero che possa riportarci a vincere il Mondiale. Sicuramente lui ha l’esperienza giusta. L’ambiente è bellissimo. Ma la verità la dice sempre il campo. E voglio ci sia l’Italia, non accetto che per la terza edizione consecutiva gli Azzurri non siano nemmeno presenti. Sarebbe l’ennesimo Mondiale zoppo".

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