Single a lungo: uno studio rivela a che età aumenta lo stress da solitudine
Uno studio dell'Università di Zurigo su 17.400 giovani adulti rivela quando la condizione di single comincia a pesare di più sulla salute mentale
Uno studio dell'Università di Zurigo su 17.400 giovani adulti rivela quando la condizione di single comincia a pesare di più sulla salute mentale
Eugenio Spagnuolo 15 febbraio - 11:42 - MILANOTra dibattiti sul self-partnership e celebrazioni della sologamia, i media dipingono sempre più spesso la vita da single come una scelta ponderata. Ma, quando si esamina la questione da un punto di vista scientifico, i dati raccontano una storia diversa. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Zurigo (Svizzera) ha monitorato 17.400 giovani adulti in Germania e Regno Unito, seguendoli dai 16 ai 29 anni, per capire quando e come rimanere single per periodi prolungati inizia a erodere il benessere psicologico. I risultati, pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology, dicono che c'è una timeline precisa: a 16-17 anni le differenze tra chi resta single e chi è in una relazione sono minime. Ma a 18 anni i percorsi si separano. Chi rimane single comincia a registrare un calo nella soddisfazione di vita più marcato rispetto ai coetanei impegnati in relazioni sentimentali.A 19 anni si aggiunge la solitudine, che aumenta in modo più rapido e intenso. E dopo i 24 anni il divario si allarga ulteriormente.
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—Michael Krämer, psicologo dell'Università di Zurigo che ha coordinato lo studio, spiega: "I nostri risultati dimostrano che rimanere single per un periodo prolungato nella giovane età adulta è associato a alcuni rischi per il benessere". E aggiunge: "Questo suggerisce che entrare in una prima relazione potrebbe diventare più difficile quando le persone sono verso la fine dei vent'anni, specialmente perché un benessere più basso aumenta anche la probabilità di rimanere single più a lungo". Si innesca quello che i ricercatori definiscono un circolo vizioso: stare peggio psicologicamente rende più difficile trovare un partner, il che prolunga la condizione di single, che a sua volta peggiora il benessere.I ricercatori ipotizzano che preoccupazioni legate all'essere single e sentimenti di isolamento precedano il disagio emotivo più ampio.
Coppiain coppia? non per forza
—Lo studio ha analizzato tre grandi indagini che coinvolgevano giovani mai stati in una relazione all'inizio della ricerca. I dati hanno rivelato che gli uomini, le persone con livelli più alti di istruzione, chi vive da solo o con i genitori e chi mostra già livelli di benessere più bassi tende a rimanere single più a lungo. Krämer precisa: "I nostri risultati dimostrano che sia fattori socio-demografici come l'istruzione, sia caratteristiche psicologiche come il benessere attuale aiutano a prevedere chi entrerà in una relazione romantica e chi no". Un aspetto interessante riguarda chi entra nella prima relazione più avanti negli anni: queste persone sperimentano un aumento di felicità immediato e più marcato. Quando qualcuno inizia la sua prima relazione, la soddisfazione di vita aumenta e la solitudine diminuisce, con benefici che persistono fino ai 29 anni anche dopo eventuali rotture. Attenzione: lo studio non sostiene che sia necessario stare in coppia: molte persone single sono perfettamente felici. Ma evidenzia alcune età in cui rimanere single potrebbe (il condizionale è d'obbligo) iniziare a pesare sulla salute mentale.
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