Riviera Formula 1: la rinascita del progetto "Made in Brianza" di Alberto Colombo
Ripercorriamo le fasi della ricerca che ha portato al ritrovamento, nella cantina di un capannone della Brianza, della monoscocca che avrebbe dovuto dare vita alla Riviera F1 con cui Alberto Colombo ebbe l'idea di partecipare al Mondiale 1980. Ora il progetto è stato rispolverato da due appassionati: il pilota e collezionista Marco Fumagalli e il tecnico Massimo Pollini, molto attivi con la loro squadra "Le Saette". A distanza di 45 anni la monoposto brianzola è scesa in pista al Cremona Circuit con riscontri positivi
Ripercorriamo le fasi della ricerca che ha portato al ritrovamento, nella cantina di un capannone della Brianza, della monoscocca che avrebbe dovuto dare vita alla Riviera F1 con cui Alberto Colombo ebbe l'idea di partecipare al Mondiale 1980. Ora il progetto è stato rispolverato da due appassionati: il pilota e collezionista Marco Fumagalli e il tecnico Massimo Pollini, molto attivi con la loro squadra "Le Saette". A distanza di 45 anni la monoposto brianzola è scesa in pista al Cremona Circuit con riscontri positivi
Eugenio Mosca 15 febbraio 2026 (modifica alle 11:14) - CREMONA La Riviera F1 in azioneCorrere in Formula 1 con una propria monoposto costruita in Brianza era stato il sogno di Alberto Colombo alla vigilia della stagione 1980. E c'era pure stata una presentazione ufficiale con tanto di monoposto, perciò sembrava fatta, ma poi, come spesso capita in questi casi, non tutti gli ingranaggi erano andati al proprio posto, per dirla in gergo automobilistico, e il progetto si era "inceppato". Ma ora, a distanza di 45 anni, il sogno del "capellone di Varedo", come veniva chiamato nell’ambiente Alberto Colombo, già campione tricolore di Formula 3 e tra i piloti più veloci della Formula 2 dell'epoca, che aveva già tentato di prendere il via nei gran premi con Ats e Merzario ma senza fortuna, si è avverato e lo scorso dicembre la Riviera F1 è scesa in pista al Cremona Circuit. Il tutto grazie a due appassionati: Marco Fumagalli, collezionista – sua anche la collezione di Vespa Piaggio e derivati tra le più complete d'Europa - e pilota già al volante di Formula 1 storiche e Prototipi Gr. C alla Le Mans Classic, e Massimo Pollini, tra i tecnici più rinomati nell'ambiente con vari anni di attività anche con le GT del Cavallino.
Le foto presenti in questo articolo sono state realizzate da Massimo Campi
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I disegni originali del progettocaccia al tesoro
—Come è nata l'ardita idea di "riesumare" questo progetto, ormai quasi relegato alla stregua di leggenda preistorica con tanto di reperti sepolti dal tempo, ce lo spiega Marco Fumagalli, forse abituato, in qualità di collezionista, a riportare alla luce "reperti" più o meno storici: "Leggendo degli articoli su una rivista di settore mi sono appassionato a questa storia, che da appassionato brianzolo già conoscevo in parte. In questi articoli erano riportati anche i nomi di alcune persone che avevano aderito a questo progetto, oltre alla società Riviera Srl – da qui il nome della monoposto – importatrice in Italia degli articoli sportivi Le Coq Sportif già sponsor di Colombo: gente non del settore ma a vario titolo nella cerchia di amicizie di Alberto Colombo. Tra queste Cesare Guidi, compagno di università di Colombo – che nel periodo di queste ricerche non stava bene, tanto che verrà a mancare nel gennaio 2024 a 77 anni – al quale arrivo dopo avere incrociato le indicazioni ricevute da varie persone, che io definisco il personaggio clou di tutta la ricerca perché ha dato la svolta decisiva. Al primo contatto telefonico Guidi mi conferma di avere un faldone di disegni che raggruppano il progetto della monoposto firmato dall’ingegnere Giorgio Valentini - un docente di ingegneria al Politecnico di Milano che aveva già progettato diverse monoposto -, quindi lo invitiamo a venirci trovare presso la nostra struttura per mostrargli la serietà della nostra iniziativa e la capacità di poter realizzare il progetto. Lui ci mostra i disegni affermando che con quelli erano stati da Thompson – lo specialista inglese nella costruzione di monoscocche in alluminio che aveva lavorato anche per la Ferrari – commissionando il telaio, a conferma che da qualche parte ci doveva essere anche la scocca realizzata. Infatti per la presentazione svoltasi a Milano era stata acquistata la Kauhsen F1, insieme a tre motori Cosworth e alcuni ricambi, allestita in versione "manichino" e dipinta del classico azzurro dello sponsor Le Coq Sportif, che aveva fatto intervenire alcuni suoi testimonial come Giacinto Facchetti e il tennista Arthur Asch.
La scocca ritrovataProseguendo nelle ricerche scopro che un paio di soci di Riviera erano anche amici di scuola di mio padre, perciò è subentrato anche un certo legame affettivo che mi ha fatto aumentare ancora di più la curiosità. La monoposto fu anche esposta ad una fiera a Varedo ma dopo queste uscite il progetto si arena. Ci sono due versioni in questo senso: da una parte pare che nel corso di un incontro avvenuto a Milano con Ecclestone per definire l'ingresso della squadra in Formula 1 il "Padrino" abbia richiesto una fidejussione di un miliardo di lire, inoltre un tecnico interpellato per gestire il programma avrebbe fatto presente che sarebbe stato necessario affrontare un ulteriore investimento per acquistare altri motori e materiale vario. In ogni caso un investimento non alla portata, anche perché in quel periodo per Riviera e il marchio francese si era aperta la possibilità di sponsorizzare la Nazionale di calcio in vista dei Mondiali 1982, perciò arrivò lo stop e la vendita del materiale già acquistato a due squadre italiane impegnate in F1: la monoposto Kauhsen alla Merzario ed i motori alla Osella. Tutto tranne la famosa scocca, della quale avemmo un indizio da parte di un meccanico che aveva collaborato al progetto. Dritta che si rivelò esatta, perché nella cantina del capannone di Paolo Barzaghi si trovava effettivamente parcheggiata la famosa scocca!"
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L'accoppiamento tra il motore Ford Cosworth Dfv otto cilindri 3.0 litri e il cambio Hewlandpunto di partenzA
—"La scocca era stata conservata bene – interviene Massimo Pollini – tanto che è bastato lucidarla per togliere la leggera patina di ossido che si era formato sui pannelli di alluminio, avendo la conferma che non era mai stata utilizzata e neppure montata completamente con tutti gli accessori e attacchi necessari per completare la vettura. Abbiamo iniziato a lavorarci a gennaio 2024, sottoponendola alla prova di torsione sul banco di riscontro e ottenendo buoni risultati. Il passaggio successivo è stato quello di verificare che ci fossero tutti i disegni per completare il progetto, riversando tutto il materiale in formato Cad digitale per la realizzazione dei particolari sulle moderne macchine utensili a controllo numerico. Così abbiamo verificato che esistevano alcuni particolari da completare mentre la maggior parte erano da realizzare: tra questi le sospensioni, i montanti ruote, gli impianti di raffreddamento, lubrificazione e alimentazione. Allo stesso tempo abbiamo migliorato alcuni particolari legati soprattutto alla sicurezza: piastre di fissaggio del roll-bar posteriore e anteriore oltre ad aggiungere una piastra per il fissaggio delle cinture di sicurezza. Per il motore è stato montato il classico Ford Coswoth Dfv otto cilindri 3.0 litri abbinato al cambio Hewland, che rappresentavano in pratica la classica dotazione standard della gran parte delle F1 dell'epoca, così come gli ammortizzatori Koni e l’impianto frenante Lockeed con pinze Girling. La carrozzeria, in vetroresina, riprende in linea di massima il progetto di Valentini, ispirato un po’ alla Lotus 79 che faceva da linea guida per le monoposto ad effetto suolo dell’epoca. Per replicare la tonalità corretta di azzurro ci siamo rifatti al musetto della Toleman F2 di Colombo, gentilmente concesso dalla moglie, e la miglior conferma l’abbiamo avuta un giorno in cui ci è venuto a trovare Bruno Giacomelli e senza che gli chiedessimo nulla esclamò: questo è il colore di Alberto!"
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La prova dell'abitacolo effettuata da Fumagalli, sotto il controllo di Polliniciak, si gira!
—Dopo circa dieci mesi di lavoro e 45 anni dopo essere stata concepita, lo scorso dicembre la Riviera F1 è scesa in pista, sul Cremona Circuit, per lo shakedown con Marco Fumagalli al volante. Com'è andata? "Non abbiamo avuto nessun tipo di inconveniente meccanico – esordisce Pollini -. L'unica problematica riscontrata ha riguardato il notevole schiacciamento al suolo dovuto al downforce, assolutamente normale trattandosi di una monoposto nata per avere l'effetto suolo. Infatti, nonostante girassimo senza le minigonne mobili, vietate dal regolamento delle F1 storiche, ad una altezza da terra fissata per regolamento a 63 mm, oltre i 230 km/h la monoposto sotto l'effetto downforce toccava con il fondo sull'asfalto innescando una sorta di porpoising (saltellamento) che si verifica anche su alcune F1 attuali. Va detto che avevamo affrontato questo primo test con tarature delle sospensioni simili ad altre F1 di tipo tradizionale che gestiamo, mentre ora dopo avere verificato la funzionalità di base delle varie componenti dovremo passare al normale sviluppo tecnico indurendo la taratura degli ammortizzatori e il carico delle molle e barre antirollio, oltre ad intervenire sulle geometrie delle sospensioni".
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La panoramica della Riviera F1, una volta ultimatabuone sensazioni
—"Non ho potuto spingere al massimo – gli fa eco Fumagalli -, soprattutto in frenata, perché con il fondo che toccava l’asfalto dovevo rilasciare l'acceleratore in anticipo. Così come dobbiamo migliorare un po' la posizione dell'abitacolo, perché nelle curve veloci la tenuta e percorrenza è ottima mentre nelle curve lente ero un po' limitato nei movimenti dal fatto che toccavo con i gomiti sulle pareti della scocca. Finora avevo girato soprattutto con monoposto Anni Settanta, come Ensign e Theodore, limitandomi a qualche giro con le F1 degli Anni Ottanta, più evolute e veloci, perciò con la Riviera devo percorrere ancora un po' di chilometri prima di poter girare a buoni livelli. Tuttavia ho ricavato un buon feeling, soprattutto in ingresso di curva, quindi sono molto fiducioso in vista dei prossimi test che affronteremo con le modifiche dettate dalle informazioni raccolte nel primo shakedown".
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—Ma ottenuto l'ok della pista ora pare arrivi una fase ancora più difficoltosa: "Il vero problema è che per la Fia questa monoposto non è mai esistita, perché non è mai stata omologata e non ha mai corso – spiega Marco Fumagalli -. Perciò ora vedremo come muoverci per completare la documentazione burocratica necessaria per schierare al via delle gare la Riviera F1. Anche perché nelle gare storiche corre già un'altra monoposto con lo stesso storico della nostra: mi riferisco alla Ferrari 312 B3, la cosiddetta "Spazzaneve", che non aveva mai partecipato a nessuna gara all'epoca. Peraltro, dato che il 25 e 26 luglio c’è in programma il Monza Revival dove correranno le F1 storiche, sarebbe proprio l’occasione giusta per schierare, anche nel ricordo di Alberto Colombo, sulla pista di casa questa monoposto nata e costruita a pochi chilometri di distanza". Già, a questo punto l'auspicio è che possa arrivare un concreto aiuto da parte delle autorità sportive locali, ci riferiamo alla Sias che gestisce l’Autodromo nazionale di Monza e all'Aci Milano, magari nella figura di Geronimo La Russa recentemente nominato presidente dell'Aci e membro del consiglio Fia, perché d'accordo che la Ferrari è la Ferrari ma sarebbe davvero un peccato non dare il giusto completamento a questa bella storia di passione.
Il team del progetto Riviera F1 al completo Leggi anche Tesla Roadster 2026, forse l’attesa è finita: 400 km/h e 1.000 km di autonomiaAutovelox Safedrive, niente multe automatiche per cinture e telefono alla guida© RIPRODUZIONE RISERVATA