Toni Merendino, addio al team manager protagonista nel Motomondiale con Lucchinelli e alla Dakar
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Toni Merendino, addio al team manager protagonista nel Motomondiale con Lucchinelli e alla Dakar

Domenica 15 febbraio 2026
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Il mondo delle competizioni in pista e off-road piange la scomparsa del team manager passato dal paddock del Motomondiale al rally-raid più famoso del mondo. Un appassionato delle due ruote (che corse anche la Dakar al volante di una Mercedes) che ha contribuito ai successi del team Gallina nonché fautore del progetto Cagiva Lucky Explorer

Il mondo delle competizioni in pista e off-road piange la scomparsa del team manager passato dal paddock del Motomondiale al rally-raid più famoso del mondo. Un appassionato delle due ruote (che corse anche la Dakar al volante di una Mercedes) che ha contribuito ai successi del team Gallina nonché fautore del progetto Cagiva Lucky Explorer

15 febbraio 2026 (modifica alle 17:58) - MILANO Toni Merendino, storico team manager del team Gallina nel Motomondiale

Dal paddock del Motomondiale, oggi campionato del mondo di MotoGP, alla Dakar, per un viaggio ricco di ambizioni e di sogno iniziato in Liguria a metà degli Anni 70. Due mondi apparentemente così distanti piangono la scomparsa di Toni Merendino, una delle figure chiave dei successi (e del titolo ottenuto nel 1981) in pista ottenuti da Marco Lucchinelli con il team Gallina. Lui, che si appassionò al mondo delle due ruote grazie a uno zio che abitava in campagna e che, a dodici anni, lo mise in sella a un motorino, riuscì ad arrivare nel paddock del circus iridato nell'era delle grandi sfide tra Yamaha e Suzuki, con i piloti italiani (nel 1982 fu la volta di Franco Uncini) che spezzarono l'egemonia dei grandi campioni statunitensi (da Kenny Roberts a Freddie Spencer, fino a Eddie Lawson e, successivamente, a Wayne Rainey). E dire che tutto iniziò da un negozio in cui riparava le macchine da caffè, per poi arrivare nel cuore del rally raid più famoso del mondo. 

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dalle macchine del caffè al motomondiale

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Merendino è stato ospite nella redazione de La Gazzetta dello Sport in diverse occasioni. Un modo per celebrare (insieme ad Alessandro Botturi) le imprese sportive e una storia di successo iniziata a La Spezia nella seconda metà degli Anni 70. "Allora - ha ricordato lui, che non è mai stato pilota - il mio laboratorio di attrezzature per bar si trovava proprio a fianco dei locali in cui venivano disegnate le grafiche delle moto da corsa del team Gallina, che aveva anche un concessionario da cui compravo, a cambiali, le mie moto stradali". La sua grande curiosità per quel mondo lo portò a frequentare assiduamente il magazzino in cui venivano assemblate e riparate le moto destinate alla classe regina del Motomondiale. Questo almeno fino al giorno in cui si propose di guidare uno dei camion fino a Yarama.

"Avevano bisogno di un autista - le sue parole -. Io possedevo la patente e così, per qualche giorno, chiusi la mia attività per effettuare questa trasferta". Pur essendosi divertito, l'idea era di limitare questa collaborazione a un singolo appuntamento, ma alla fine del 1979 il team spezzino perse una figura centrale come quella di Virginio Ferrari. "Gallina mi chiamò al Salone di Milano - ha ricordato Merendino - per un incontro con i responsabili di Suzuki e con gli sponsor. Lì, mentre loro parlavano di piloti e di budget, mi chiesero se volevo diventare direttore sportivo. Io, per non sbagliarmi mi segnai tutto su un foglietto..."

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Toni Merendino è stato fra i fautori del progetto Cagiva Lucky Explorer alla Dakar

Per Merendino gli Anni 80 sono anche quelli della Parigi-Dakar, affrontata sia in auto (da pilota, al volante di una Mercedes-Benz 230 GE, insieme al giornalista Paolo Scalera) sia nel ruolo di manager. E anche se, con il deserto africano, non fu proprio amore a prima vista, dopo il debutto il ritorno nel parco chiuso di Place de la Concorde non tardò ad arrivare. Fu tra i fautori del progetto Cagiva Lucky Explorer e, in seguito, fondò la Tom43.  

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