Italia, al Mondiale lo scoglio Inghilterra. Ma dopo la vittoria sul Nepal tutto è possibile
Domani per l'impresa contro i maestri del cricket in India. L'incredibile sfida di Marcus Campopiano, uno dei nostri wicket-keeper: sfiderà Will Jacks e Sam Curran, star del Surrey, dove l'azzurro è il preparatore atletico della sezione femminile...
Domani per l'impresa contro i maestri del cricket in India. L'incredibile sfida di Marcus Campopiano, uno dei nostri wicket-keeper: sfiderà Will Jacks e Sam Curran, star del Surrey, dove l'azzurro è il preparatore atletico della sezione femminile...
Dal nostro inviato Mario Salvini 15 febbraio - 17:01 - MUMBAI (INDIA)“Battere il Nepal è stato un risultato enorme per un paese che ha difficoltà a distinguere il cricket dal baseball”. Lo ha scritto l’altro ieri il Times di noi. Della nostra Italia che è al centro di tutte le notizie in quella fetta - consistente – di mondo per cui il Mondiale T20 è l’evento. L’azzurro dell’Italia in questi giorni è la storia in India, su giornali e televisioni che ignorano l’Olimpiade di Milano Cortina perché sfavillanti delle divise coloratissime di India e Sri Lanka, Zimbabwe e Australia. Delle nuove tenute che hanno stravolto l’estetica del cricket, contribuendo a moltiplicarne la popolarità. E la sua narrativa per tutta una serie di paesi in cui si parla dell’Italia e dalla sua impresa contro il Nepal. Verso la sfida di domani contro l’Inghilterra, per dar l’idea di cosa sia il cricket da noi, Il Times ha ricordato persino della sindaca leghista di Monfalcone, Anna Maria Cisint, che un paio d’anni fa aveva tentato di vietarlo, perché giudicato troppo pericoloso e soprattutto espressione della numerosa comunità dal Bangladesh, insediatasi in zona per i cantieri navali.
gli azzurri, che storie
—E avanti così. Con la storia delle 2 coppie fratelli di Sydney che sono l’anima e il cuore dell’Italia: Ben e Harry Mannenti, Anthony e Justin Mosca. Erano amici da ragazzini in Australia, ora sono tutti e quattro insieme azzurri a Calcutta. Non c’è giornale indiano, inglese, srilankese o nepalese che non racconti di Crishan Kalumanage, l’mvp del trionfo sul Nepal, il ragazzo nato in Sri Lanka che fino a pochi mesi fa faceva il pizzaiolo a Lucca, in molti casi riprodotto in foto di fianco a Lautaro Martinez, di cui abitualmente imita l’esultanza. Scatenati i giornali inglesi. La BBC ha citato Gazzeta.it ribadendo che quello col Nepal è stato “un risultato che entra nell’antologia dello sport italiano”. Altre testate non si capacitano della straordinaria vicenda di Marcus Campopiano, uno dei nostri wicket-keeper. Nipote di nonni di Caserta, Marcus domani incontra Will Jacks e Sam Curran: cioè due del suo steso club, il Surrey. Solo che Jacks e Curran di quella squadra sono le star. Campopiano no, in realtà non ci gioca neanche: lui è lì per fare il preparatore atletico della sezione femminile. Il suo campionato è la Surrey Premier League, una lega regionale. Incredibile. Marcus in spogliatoio si è autoproclamato insegnante di italiano per tutti i figli di Australia e Sudafrica naturalizzati. Forte di un minimo di padronanza, salvo essere sbeffeggiato da Giampiero Maede, nato a Johanesburg da mamma milanese, che in effetti la nostra lingua (per ora) la parla meglio di lui. C’è una smania incredibile di far breccia nel nostro sport, in questo mix di italiani di seconda, più spesso di terza, generazione e di nuovi italiani arrivati da noi dal Pakistan, dall’India, dallo Sri Lanka.
"Saremo sui giornali?"
—Dopo il successo contro il Nepal, il nostro ct. John Davison, canadese cresciuto in Australia, in una sala stampa inzeppata di giornalisti indiani e nepalesi increduli e curiosi, ad un certo punto da intervistato ha ribaltato i ruoli: “Posso fare una domanda ai giornalisti italiani?”, ha chiesto. “Saremo sulla Back Page dei vostri giornali?”. Cioè sulla quarta di copertina, spesso l’apertura dello sport nei giornali inglesi e/o americani. E poi nella notte di Mumbai, nelle poche ore dedicate alla festa, sono andati tutti insieme, squadra e giornalisti, al Leopold, ristorante magnificato nel romando Shantaram di Gregory David Roberts, nonché obiettivo del terrificante attacco terroristico del 2008 a numerosi simboli della città. Con un bel po’ di bottiglie di Kingfisher, la birra indiane, rimaste sul tavolo. Tutto per dire che sì, nel mondo del cricket non si sbagliano: quella dell’Italia al Mondiale T20 è una storia umanamente straordinaria, con aspetti quasi miracoloso sul piano sportivo. Sarebbe stato un prodigio anche solo qualificarsi e scendere in campo, a Calcutta e Mumbai.
incredibile col nepal
—Lo è tanto di più dopo il successo sul Nepal. Una vittoria per 10 wickets. Per capirci: in tutta la storia del Mondiale T20 i successi per 10 wickets erano stati solo 3 (uno per ciascuna per Pakistan, Inghilterra e Nuova Zelanda). Con una particolarità: che i due opener capaci di assommare i punti necessari (124 nella fattispecie) senza farsi eliminare, nel nostro caso sono stati due fratelli. Ovviamente una cosa mai successa. Anthony e Justin Mosca sono i primi. Ecco, è con tutto questo entusiasmo che domani mattina, alle 10.30 italiane (diretta Sky), quando all’Eden Gardens di Calcutta saranno le 16, l’Italia affronta i maestri inglesi. Non alla pari, questo no: ma, incredibile a dirsi, con la possibilità si aspirare alla seconda posizione del girone e il relativo passaggio alla seconda fase del Mondiale. Perché gli azzurri al momento sono la sola squadra del concentramento con 2 sole partite, le altre 4 nazionali ne hanno giocate 3, e la classifica dice: Indie Occidentali 6 (3 vinte-0 perse), Inghilterra 4 (2-1), Italia 2 (1-1), Scozia 2 (1-2), Nepal 0 (0-3).
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