Il Psg ha trovato la formula magica: vincere spendendo la metà in ingaggi
Il club parigino ha cambiato rotta e ha trovato il giusto cammino: stipendi giù del 55%. Nel 2021-22 la massa salariale rappresentava il 111% del fatturato: un taglio che ha permesso di tornare in linea con le esigenze dell'Uefa e soprattutto di vincere
Il club parigino ha cambiato rotta e ha trovato il giusto cammino: stipendi giù del 55%. Nel 2021-22 la massa salariale rappresentava il 111% del fatturato: un taglio che ha permesso di tornare in linea con le esigenze dell'Uefa e soprattutto di vincere
Alessandro Grandesso 16 febbraio - 11:50 - PARIGI Nasser Al-Khelaifi con la Champions vinta l'anno scorso. AfpVincere tutto, a metà prezzo. E' la formula magica del Psg dell'emiro del Qatar che dopo anni di spese pazze ha cambiato rotta e ha trovato il giusto cammino verso il successo, anche in Champions League, vinta per la prima volta lo scorso maggio a spese dell'Inter. Ma spendendo anche il 55% in meno in stipendi. Insomma, la rinuncia alle grandi stelle da Messi a Neymar, e pure a Mbappé, ha portato un doppio effetto benefico: l'agognato titolo supremo e i conti finalmente in regola.
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—Nella stagione 2021-2022, la massa salariale del Psg rappresentava il 111% del fatturato. Era ancora l'era delle stelle planetarie, anche perché ci si avviava verso il Mondiale in Qatar, punto culminante della strategia di soft power varata da Doha per garantirsi una vetrina internazionale anche grazie allo sport. E il Psg era il pezzo pregiato da far luccicare con i più grandi campioni. Per questo nel 2017, l'emiro aveva speso la cifra record di 222 milioni di euro per aggiudicarsi Neymar, strappandolo al Barcellona dove era considerato il degno erede di Messi. E altri 180 milioni furono investiti nel giovane Mbappé, diventato poi un peso massimo del mondo del calcio. Quindi nell'estate del 2021 a Parigi si presentò direttamente Messi, svincolato dal Barcellona ma con un ingaggio di 30 milioni netti, al netto di vari bonus e premi.
svolta
—In campo, però, non arrivarono i risultati auspicati, anche perché risultava complicato per qualsiasi tecnico far convivere in modo tatticamente equilibrato tanti campioni, poco propensi ai sacrifici. Una volta scavalcato il Mondiale, il presidente Al Khelaifi ha dato il via alla svolta, scaricando Neymar e Messi. Certo, inizialmente, l'idea era di costruire intorno a Mbappé, che però ha preferito trasferirsi al Real Madrid. L'addio al francese ha permesso a Luis Enrique di dare una forma definitiva ai suoi piani, costruendo un gruppo affiatato e ligio al dovere. E parallelamente è partita la riforma dei conti. Così il monte ingaggi è passato dai 726 milioni di euro del 2022, su un budget di 654 milioni, agli attuali 544 milioni, su un fatturato di 837 milioni. Un taglio del 55% che ha permesso di tornare in linea con le esigenze dell'Uefa e soprattutto di vincere, anche in campo, con una rosa giovane e di talento che hanno alzato la Champions a maggio.
griglia
—Non va dimenticato che in 14 anni l'emiro ha comunque speso 2,4 miliardi sul mercato. E la nuova politica adottata da Al Khelaifi non significa che al Psg si guadagni poco. Il Pallone d'oro Dembélé ha uno stipendio di 18 milioni lordi a stagione. Circa la metà al netto. E chiede l'aumento che in ogni caso Al Khelaifi intende negoziare, secondo la nuova griglia, dove ogni euro si guadagna in funzione dei risultati. La trattativa è aperta e sottomessa all'idea di non sforare un tetto massimo complessivo, anche per garantire un certo equilibrio. Il secondo giocatore più pagato è il capitano Marquinhos con 13,3 milioni lordi: ma il brasiliano potrebbe lasciare il Psg dopo il Mondiale estivo. Il meno pagato è il portiere Safonov, con un ingaggio da tre milioni lordi. La metà di Chevalier, pagato d'estate 55 milioni, cui però ha soffiato il posto. La prova che lo stipendio alto non è una garanzia sportiva.
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