Giochi: quanti ori al femminile, azzurre da record!
Delegazione mai così numerosa (93 atlete) e sei titoli su otto conquistati arrivano dalle donne. Ma non è ancora finita...
Delegazione mai così numerosa (93 atlete) e sei titoli su otto conquistati arrivano dalle donne. Ma non è ancora finita...
dal nostro inviato Paolo Marabini 17 febbraio 2026 (modifica alle 11:49) - CORTINAOslo, 74 anni fa oggi. Una ventenne sciatrice vicentina finisce terza nella gara di discesa libera sulla pista di Norefjell e scrive la prima pagina della storia rosa. Si chiama Giuliana Minuzzo, viene da Marostica ma si è trasferita a Breuil, in Valle d’Aosta, per potersi meglio allenare sugli sci. E quel 17 febbraio 1952, in Norvegia, dona allo sport italiano la prima medaglia al femminile ai Giochi olimpici invernali. Quattro anni più tardi, proprio a Cortina, sarà anche la prima donna in assoluto a pronunciare il giuramento olimpico, ignara di aver posato in entrambi i casi una pietra miliare. Lo stesso dicasi per la slittinista Erika Lechner, primo oro della nostra storia rosa, a Grenoble ‘68. Anni ancora pionieristici per lo sport al femminile, tanto più parlando di neve e di ghiaccio, anche se i primi vagiti tricolori sul palcoscenico olimpico si erano registrati ben prima, a Garmisch-Partenkirchen nel 1936, con la partecipazione delle prime cinque donne azzurre, quattro sempre nello sci alpino e una nel pattinaggio di figura.
sei su otto
—Novant’anni dopo, Olimpiade bianca numero XXV. Quando mancano sei giornate alla conclusione, l’Italia ha già infranto il muro record delle 20 medaglie di Lillehammer ‘94. E siccome record chiama record, eccoci ora a coccolarci le nostre donne vincenti, principali artefici di questa edizione mai così dorata, che vede la bandiera tricolore al secondo posto del medagliere globale alle spalle dell’armata norvegese, ma svettare su tutti gli altri vessilli nazionali in quello al femminile, davanti alla stessa Norvegia e all’Olanda. Sei delle nostre otto medaglie d’oro vinte fin qui (e 11 delle 23 totali: l’ultima è il bronzo conquistato ieri sera da Flora Tabanelli nel big air del freestyle) provengono dal gineceo della spedizione azzurra, che si è presentata a questi Giochi di casa con una delegazione mai così numerosa, oltre che quasi paritaria: 103 uomini e 93 donne.
le regine
—Francesca Lollobrigida, regina del pattinaggio pista lunga, ha aperto la serie dei successi nel pomeriggio della prima giornata di gare. Poi, alla quarta, sono arrivate le slittiniste Andrea Voetter e Marion Oberhofer, seguite l’indomani dalla prima perla della favolosa Federica Brignone, regina del supergigante, e dalla seconda della stessa Lollobrigida. Sino ad arrivare alla doppietta di domenica, con le due manche del gigante da dominatrice a firma Brignone e la prima volta dell’Italia nella storia del biathlon grazie alla mira infallibile e alla sciata decisa di Lisa Vittozzi. Ma il contributo al bottino di medaglie interamente rosa porta la firma anche di Arianna Fontana, Sofia Goggia, Michela Moioli, Lucia Dalmasso e della stessa Tabanelli, sebbene non siano riuscite a salire sul gradino più alto del podio. Nella graduatoria di genere, l’Italia svetta non soltanto in termini numerici, forte di 6 ori su 8 ( i due restanti vengono dalla staffetta mista dello short track e dal doppio maschile dello slittino), ma anche in quelli percentuali: 75%, contro il 33% norvegese (4 ori al femminile sui 12 totali), il 66% olandese (4 su 6) e il 60% svedese (3 su 5). Peraltro è lecito attendersi un ulteriore contributo, visto che da qui a domenica devono scendere in pista altre donne da medaglia d’oro: le biatlete, guidate dalla stessa Vittozzi e Dorothea Wierer, hanno addirittura tre chance; la ispirata Lollobrigida ne ha una, molto forte; per chiudere con Arianna Fontana e le compagne dello short track, la speranza dello skicross Jole Galli e la novità dello scialpinismo Giulia Murada.
il trend
—Non è la prima volta che, ai Giochi invernali, le donne d’Italia vincono la sfida con gli uomini a colpi di medaglie d’oro. Era già successo proprio a Lillehammer ‘94, quando le vittorie tutte al femminile erano state 4 su 7, oltre che a Salt Lake City 2002 (3 su 4 e 8 medaglie su 13) e a PyeongChang (3 su 3 e 6 medaglie su 10). Ma a Milano Cortina si preannuncia un sorpasso ben più consistente, figlio certo dell’enorme talento delle protagoniste, ma anche di un’attenzione andata via via sempre più aumentando nell’ultimo trentennio verso lo sport femminile nel nostro Paese. Non è un caso che lo stesso fenomeno abbia contraddistinto pure le ultime edizioni dei Giochi olimpici estivi. Chissà che cosa direbbero oggi le sciatrici Frida Clara, Paula Wiesinger, Nives De Rossi, Isaline Crivelli e la pattinatrice Anna Cattaneo che, in quei giorni di novant’anni fa, posarono quella pietra miliare. Ci racconterebbero, di sicuro, di un gran moto d’orgoglio.
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