Tabanelli: "Papà acrobata, Tomba per amico e un'infanzia senza tv e cellulare"
La 18enne Tabanelli e lo storico bronzo nel freestyle: "Alberto mi ha ispirato, veniva al rifugio di famiglia. Dopo l'infortunio senza Miro non ce l'avrei fatta"
La 18enne Tabanelli e lo storico bronzo nel freestyle: "Alberto mi ha ispirato, veniva al rifugio di famiglia. Dopo l'infortunio senza Miro non ce l'avrei fatta"
dalla nostra inviata Giulia Toninelli 18 febbraio - 08:39 - LIVIGNOCon un tuffo nel cielo, Flora Tabanelli è diventata grande. A 18 anni ha regalato la prima medaglia olimpica della storia allo sci freestyle italiano. Un nome da fata che tutto racconta della sua infanzia nella natura e uno spirito da acrobata delle nevi che disegna l’immagine di un grande futuro davanti a lei.
Flora, la notte dopo la gara la medaglia dov’era?
“Sotto al mio cuscino! L’ho tenuta stretta a me, ancora non mi rendo conto di averla al collo”.
VIDEO: Tabanelli: "Brignone un esempio. Mi ha chiamato Tomba e mi ha detto..."In finale si è presentata con un ultimo salto che quest’anno non aveva mai provato. Come le è venuto in mente?
“Mi son detta: se non rischio in finale all’Olimpiade, quando lo faccio? Solo così potevo giocarmi una medaglia”.
Come si gestisce la pressione in momenti così?
“Quando sono là in alto, pronta per un salto, io svuoto la testa. Poi il tempo si ferma: a vederli i nostri sembrano salti velocissimi ma in finale mi sembrava di non scendere mai, volevo solo atterrare”.
Quando ha messo gli sci per la prima volta?
“Me li ha regalati mamma quando avevo 2 anni. I miei genitori ci hanno fatto crescere (lei e i fratelli Miro e Irene, ndr) nella natura e ci hanno sempre incoraggiato a provare ogni sport. Ho fatto di tutto: pattinaggio, ginnastica artistica, sci alpino, snowboard cross. Poi è arrivato il freestyle”.
È merito di suo fratello maggiore Miro, anche lui qualificato alle Olimpiadi nel freestyle?
“Miro da bambino costruiva rampe per saltare in giardino. Prendeva dei tubi di plastica e faceva delle strutture per i trick fuori casa. Io di solito lo filmavo, poi un giorno mi ha detto: “Prova anche tu”. E lì è nato tutto. Questa medaglia è anche sua: quando a novembre mi sono infortunata, per me è stato un duro colpo e senza di lui non ce l’avrei fatta”.
Cosa le piace di più del freestyle?
“Che ci devi mettere qualcosa di tuo. Ci sono i trick, ci sono i movimenti e le categorie di salti, ma poi quello da solo non basta. È un modo per esprimere anche una parte artistica che sento di avere”.
Da dove arriva questa parte più artistica?
“Dalla famiglia. Mia sorella Irene fa l’artista ma tutto nasce da papà che è un graphic designer. A casa c’è stata arte in tutte le sue forme: quando facevamo i lavoretti per la scuola sembrava dovessimo esporre in una galleria, e poi c’era la musica. Io ad esempio suono anche il pianoforte”.
Papà Antonio è stato però anche circense, giusto?
“Sì! Faceva l’acrobata e penso ci abbia passato l’abilità e un po’ la follia che serve nel freestyle”.
Che infanzia è stata la sua?
“La più bella che potessi avere. I miei genitori gestiscono un rifugio a 1800 metri sull’Appennino tosco-emiliano che si raggiunge con una seggiovia e poi con 20 minuti a piedi nell’ultimo tratto. Da piccola piangevo, non volevo camminare. Ma mamma mi diceva: “Se non vuoi, resti qui”. Allora andavo. Quel periodo mi ha forgiato”.
Non le mancava qualcosa?
“Da bambina pensavo di sì. Non avevamo la tv ne’ cellulari fino alla 1ª superiore. Da piccoli si tende a fare il confronto con gli altri, ma eravamo tre fratelli con un giardino e tante cose da fare per divertirci. Ora so che è stata una fortuna”.
Ora tocca alla Maturità, dopo vorrei fare Matematica. sarà dura con lo sport ma vale la pena provarci
Da dove arriva il nome Flora?
“È un omaggio dei miei genitori alla natura che ha sempre avuto un’importanza molto grande in famiglia”.
In rifugio veniva spesso Alberto Tomba, amico di famiglia. Cosa vi siete detti dopo il bronzo?
“Mi ha chiamata e mi ha fatto tanti complimenti. Lui è sempre stato un’ispirazione, aspettavo che venisse al rifugio quando ero piccola e ora mi chiama dopo le gare importanti. Ho sentito anche Federica Brignone, con lei ho fatto il percorso di riabilitazione a Torino. È stato molto importante sentirla vicina in un momento delicato come l’infortunio”.
Dopo i Giochi cosa farà?
“A inizio marzo mi opererò al ginocchio e poi devo pensare alla scuola. Quest’anno ho la Maturità e i miei ci tengono molto. Anche io in realtà...”.
Le piacerebbe fare l’Università dopo?
“Sì, mi piace molto matematica ma ho un po’ paura sia troppo difficile da combinare con lo sport. Però mi dico: vale la pena provarci, no? Un po’ come in quell’ultimo trick alle Olimpiadi”.
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