Tore André Flo: "Chivu super, ma col Bodo dovrai temere il vento. Inter, hai un talento... norvegese"
L'ex attaccante norvegese (due anni in Serie A con la maglia del Siena) ora allena l'U17 del suo Paese: "Il calcio qui è più all'avanguardia di quello italiano, al Mondiale potremmo essere una rivelazione"
L'ex attaccante norvegese (due anni in Serie A con la maglia del Siena) ora allena l'U17 del suo Paese: "Il calcio qui è più all'avanguardia di quello italiano, al Mondiale potremmo essere una rivelazione"
dal nostro inviato Filippo Conticello 18 febbraio - 09:04 - BODOTore André Flo, centravanti pennellone da 193 centimetri e leggenda del calcio norvegese, per un paio d’anni di stanza felicemente sulle colline senesi, a 52 anni allena l’U17 del suo Paese. Oggi guarda a casa Inter per una serie di motivi: “Uno si chiama Matheo Arntzen, lo conoscete? È il nostro talentino classe 2009 che gioca nelle giovanili nerazzurre e farà felice la Norvegia del futuro… In questo momento, poi, oltre ai Giochi olimpici invernali, anche il playoff di Champions a Bodo è un evento sportivo imperdibile”.
VIDEO: Galatasaray-Juventus 5-2: highlights. Koop illude, poi la disfattaFlo, cosa deve temere di più l’Inter a Bodo: il meteo, l’atmosfera o il campo sintetico?
“Più che del freddo, mi preoccuperei del vento, quello sì che cambia tutto, mentre l’atmosfera non deve minimamente preoccupare: è vero che la gente di Bodo può fare molto casino, ma i giocatori dell’Inter sono sicuramente abituati a stadi peggiori. E poi il sintetico non è poi così male: spesso le squadre arrivano qua con l’idea che il terreno di gioco sia semplicemente ‘terribile’ e, quindi, si pongono con un atteggiamento sbagliato. Dopo che hai la fortuna di giocarci un po’, ti accorgi che è anche piacevole fare una esperienza di questo tipo in Norvegia”.
Ci presenti questo Bodo Glimt, allora.
“Può sembrare strano pensando al passato, ma ora il movimento calcistico norvegese è davvero all’avanguardia, e non solo perché ha campioni del calibro di Haaland e Odeegard. Forse ha superato quello italiano, basti pensare i risultati della Nazionale, a prescindere dall’ultima partita che gli azzurri hanno perso contro di noi a San Siro. Ecco, per certi versi, il Bodo Glimt, per la propria unicità, è proprio il riferimento di questo movimento cresciuto tantissimo: è una squadra molto forte in casa ma, attenzione, è eccellente anche in trasferta. In teoria potrà fare risultato anche lontano da casa, al ritorno in Italia. Gioca un calcio veloce e ha una compattezza unica, in cui ci si aiuta a vicenda: se qualcuno fa un errore, l’altro prova in tutti i modi a riparare. Il capitano Berg è l’uomo che guida tutti, l’esempio per i compagni”.
Sta seguendo la nostra Serie A e l’Inter prima in classifica?
“Meno di quanto vorrei, negli anni 80 invece non seguivo altro: avevo i poster della Serie A, era il massimo all’epoca. Io ho realizzato un sogno giocandoci dal 2003 al 2005. Seguo, comunque, il vostro campionato abbastanza per dire che i nerazzurri sono una super squadra, con un ottimo allenatore che ricordo bene in campo: ricordo che con Chivu mi sono incrociato diverse volte nei miei due anni senesi. So anche che Lautaro è davvero un super attaccante: penso che valga i migliori del mondo. Il nostro Haaland non ha uguali nella finalizzazione, ma pochi sono belli da vedere come l’argentino”.
Ha sentito parlare, invece, di Pio Esposito?
“Più di quanto lo abbia visto. In Italia-Norvegia mi aveva impressionato, evidentemente tutto il bene che si dice di lui è vero, ma non posso dire se sarà l’uomo del destino degli azzurri. Certo, vorrei che andaste ai Mondiali, dove ci si potrà divertire”.
In che senso?
“La Nazionale norvegese può completare ciò che non è riuscito alla mia generazione. Può diventare la sorpresa, la squadra che possono evitare tutti. Se c’è stata una Grecia campione d’Europa, perché non pensare che ci possa essere una Norvegia campione del mondo”.
Che ricordi conserva dei suoi anni italiani?
“Ho subito solo un unico shock culturale, tutto attorno al concetto di ritardo: in Norvegia arrivare 5 minuti dopo è qualcosa di profondamente sbagliato, in Italia fino a 20 minuti sono tollerati. Scherzi a parte, è stato tutto splendido: la gente, il Paese, Siena. Io ed Enrico Chiesa eravamo una gran coppia: lui aveva un calcio pazzesco, una cattiveria che ammiravo, si vedeva che era diverso dagli altri. Ricordo pure suo figlio Federico, bambino in mezzo a noi grandi: in certe cose somiglia a papà in campo, anche se imporsi in una squadra come il Liverpool è davvero complesso. Per me Italia significa, però, anche la nostra sfida a Francia 98’”.
La marcava Cannavaro.
“Come dimenticarlo, mai visto un difensore saltare come lui. Ogni tanto riprendo in mano la maglia che ci siamo scambiati, è stata dura ma indimenticabile. Mi piace citare altri due italiani che porto nel cuore dai tempi del Cheslea: Gianfranco Zola, un galantuomo e un campione, il giocatore più forte con cui abbia mai giocato. E poi Gianluca Vialli, un altro essere speciale. Prima di una semifinale di Fa Cup eravamo tesissimi: Gianluca ci mise in cerchio e facemmo un brindisi con lo champagne. Ci tranquillizzò con un discorso, indimenticabile come lui”.
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