Italiano disegna un nuovo Bologna: difesa più protetta e Odgaard tuttofare
Il tecnico ha virato sul 4-3-3 con meno pressing. Domani c’è il Brann per continuare la risalita
Il tecnico ha virato sul 4-3-3 con meno pressing. Domani c’è il Brann per continuare la risalita
Matteo Dalla Vite Giornalista 18 febbraio - 11:30 - BOLOGNAAccorgimenti. Non stravolgimenti. Dettagli diversi, non linee rivoluzionate. Vincenzo Italiano, padrone di un gioco con timbro europeo dal quale non si distaccherà mai, adora da tempo una frase: “Sii testardo con la tua visione e flessibile con i dettagli” by Jeff Bezos, imprenditore e fondatore di Amazon. Il tecnico ha fatto così, già da due settimane, dando di fatto vita a un nuovo Bologna: variazioni sul tema, per approccio e conduzione. Niente di sconvolgente ma quando le cose continuano a scivolare meglio un’idea in più che in meno. Senza stravolgere. Brann-Bologna, playoff di domani, potrebbe portare conferme.
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—Italiano, con due sole vittorie in 13 gare prima del successo a Torino, aveva cominciato a pensare già da due settimane quale potesse essere una piccola via d’uscita dalla crisi, oltre naturalmente al recupero di giocatori-chiave (Freuler, Lucumi e Berna) e all’insistere sul tasto degli errori commessi, tasto spinto anche dalla società (nella persona dell’ad Fenucci) coi giocatori prima della sfida vinta col Maccabi. E ha trovato correttivi, non rivoluzioni appunto. Dettagli diversi. Una strada secondaria - rispetto ai suoi principi inderogabili - per arrivare a dama.
Odgaard e 4-3-3
—Fermo restando che appena gambe e testa e fiducia piena riappariranno (allontanando la paura di sbagliare) il suo dna totale di gioco tornerà totale e totalizzante, ecco le variazioni sul tema, detto che fu proprio Italiano a inventarsi Odgaard sottopunta un anno fa a Genova, mossa/interruttore che divenne decisiva. Proprio Odgaard é stato inserito nel 4-3-3 al quale il tecnico é passato accantonando un po’ il 4-2-3-1, soprattutto contro avversari di pari unità. Ed è accaduto ancora e proprio a casa-Genoa (come un campionato fa: un caso?): Odgaard é stato spostato a fare l’interno ma domenica scorsa a Torino é stato anche inserito a gara in corso da centravanti (suo ruolo originario) con spostamento di Sohm da sottopunta. Per quelli convinti che Italiano non sa cambiare, beh, ecco spostamenti fattuali.
Più stretti e “protettivi”
—E poi, la linea difensiva e il pressing: la pressione sull’avvio avversario é diventata meno ossessiva e meno alta, che poi possa durare a lungo il lasciar più passaggi agli avversari in fase di costruzione, beh, vediamo. Di conseguenza, le linee sono rimaste più strette (e l’obiettivo era quello), quindi con protezione maggiore per la difesa, accorgimento che era stato “verbalizzato” sia da Freuler sia da Italiano. Nella difesa, poi, fra i due centrali uno resta sempre in posizione protettiva e preventiva per le altrui riconquiste e ripartenze: e anche questo é stato un accorgimento in più per i tanti gol presi allo stesso modo, dalla Cremonese in poi. Ah, oltre a questo la costruzione bassa del Bologna si é quasi ridotta ai minimi termini: da Skorupski si va a Miranda (o Joao Mario/Zortea) e poi via, subito a cercare le posizioni offensive alte. Tutto più diretto e veloce. E il tutto senza dimenticare l’aggressione da riconquista (meno alta, per ora), che per esempio ha portato al gol di Nikola Moro (certificato dalla Lega Serie A ieri: non è autogol di Vlasic) al Torino.
Ali, nove e Sohm
—E poi? Jonathan Rowe a Torino è entrato più in area rispetto alle altre gare, cosa che Orsolini fa da sempre (Bernardeschi cerca più l’assist o la conclusione da fuori ma in area ci sa entrare eccome...). A Santiago Castro, come a Dallinga, è stato chiesto di “vedere” di più la porta, di fare mosse propedeutiche anche a... se stessi più che all’ingresso delle ali. Infine, Simon Sohm: Vincenzo Italiano lo ha preferito (nello scambio con Fabbian) ad altri perché sa essere interno e sa essere sottopunta: contro il Torino ha fatto entrambe le cose, perché ha iniziato da mezzala per poi spingersi anche più avanti con Odgaard numero 9. Insomma: Italiano sa trovare soluzioni. Se il Bologna sta guarendo, succede anche per questo: e il Brann ne dirà di più.
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