Sciatore con defibrillatore sottocutaneo torna a fare sport: è il primo atleta autorizzato in Italia
La Gazzetta dello Sport

Sciatore con defibrillatore sottocutaneo torna a fare sport: è il primo atleta autorizzato in Italia

Mercoledì 18 febbraio 2026
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Un 17enne veneziano, molto promettente che fa tutte le specialità in pista, potrà continuare l'attività dopo l'intervento al cuore effettuato a Padova dal Prof. Domenico Corrado

Un 17enne veneziano, molto promettente che fa tutte le specialità in pista, potrà continuare l'attività dopo l'intervento al cuore effettuato a Padova dal Prof. Domenico Corrado

Francesco Velluzzi Giornalista 18 febbraio 2026 (modifica alle 13:44) - MILANO L'equipe medica che ha impiantato il defibrillatore

Una giornata storica, celebrata a Padova. E il primo a sorridere sarà proprio lo sfortunato calciatore Edoardo Bove che nei giorni scorsi è tornato in campo, ma con la maglia del Watford, in Inghilterra, in Championship. Il centrocampista, che subì un arresto cardiaco, nella partita contro l’Inter del dicembre 2024 quando giocava con la Fiorentina, dopo un lungo percorso ha potuto riprendere a giocare col defibrillatore, ma non può farlo in Italia. Da oggi una speranza c’è, soprattutto per tanti giovani. Perché è stata ufficializzata l’idoneità concessa a un giovane sciatore veneziano diciassettenne (per questo motivo non si pubblicano le generalità), molto promettente che fa tutte le specialità in pista e che potrà riprendere a coltivare sogni ambizioni grazie a un defibrillatore sottocutaneo e a un continuo monitoraggio con l’ospedale padovano che lo tiene sotto controllo. 

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IL MEDICo

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L’operazione è resa possibile grazie al lavoro di un esperto di fama mondiale, Domenico Corrado, calabrese, ma fiorentino d’adozione e oggi responsabile della cardiologia della struttura di Padova. Corrado ha seguito attentamente i casi di Eriksen e Bove ed è stato perito anche per i tristi casi di Astori e Morosini. La sua felicità è comprensibile: “Abbiamo lavorato per sei mesi (con lui anche Federico Migliore che si occupa di elettrofisiologia e Cristina Basso che segue la patologie cardiovascolari), testando il defribrillatore anche sulle piste di sci. E’ stato uno studio molto accurato. E il 12 gennaio abbiamo potuto dare l’idoneità. E’ un caso che fa apripista e che dà speranza a tanti giovani. Naturalmente abbiamo lavorato su una situazione di un ragazzo sul quale è stata evidenziata una patologia, ma non c’è stato arresto cardiaco (come nel caso di Bove). Abbiamo agito in un sistema di prevenzione di fibrillazione ventricolare. Ovviamente utilizzando il sottocutaneo (lo stesso che fu applicato anche al ciclista Colbrelli) di nuovissima generazione e non il trasvenoso che cerchiamo di evitare”. Quella dello sciatore veneziano è una sindrome di Brigida, una malattia elettrice delle cellule cardiache che predispone ad arresto cardiaco. L’attività sportiva era controindicata. Ora non più. Grazie a questo intervento che rende il 18 febbraio una giornata importantissima anche per lo sport italiano.

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