Metalmeccanici in affanno: soffre l'automotive e aumenta la cassa integrazione
L’allarme del report Fim-Cisl: transizione elettrica e costo dell'energia mettono in crisi la componentistica italiana
L’allarme del report Fim-Cisl: transizione elettrica e costo dell'energia mettono in crisi la componentistica italiana
Martin Fedrizzi 18 febbraio - 17:24 - MILANO Il report sulle crisi del settore metalmeccanico di Fim-Cisl evidenzia la sofferenza dell'automotiveÈ una situazione di sofferenza diffusa quella fotografata dal report sulle crisi del settore metalmeccanico realizzato dal sindacato Fim-Cisl. L'analisi, che ha coinvolto circa un migliaio di aziende, ha evidenziato un coinvolgimento in ammortizzatori sociali di 115.000 lavoratori nel 2025, il 12% in più rispetto al 2024. Una situazione coerente con i dati Istat che vedono una crescita nel settore metalmeccanico delle ore di cassa integrazione per il secondo semestre 2025 del +17%, con 261 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate tra comparto metalmeccanico e siderurgico. Se tengono i settori ferroviario, aerospaziale e della difesa, al contrario l'industria dell'elettrodomestico, la siderurgia e l'automotive continuano ad attraversare un periodo difficile dal punto di vista economico e occupazionale. La crisi del comparto dei metalmeccanici si concentra in particolare al Nord Italia, dove è coinvolta anche la maggior parte della forza lavoro del settore.
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I dati del report Fim-Cisl sullo stato delle crisi nel settore metalmeccanico nel 2025la situazione dell'automotive
—Anche l'industria dell'auto continua a vivere un momento di difficoltà, con numerosi fattori che contribuiscono alla crisi. Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, sottolinea in particolare l'impatto negativo della transizione verso l'elettrico che sta attraversando il settore, il costo dell'energia sul mercato italiano e la minaccia competitiva dei produttori cinesi. Rispetto a questi temi l'organizzazione sindacale sollecita da tempo modifiche al quadro regolatorio europeo nell'ottica di una maggiore sostenibilità economica ed occupazionale, chiedendo di destinare fondi specifici al settore automotive. In tal senso Uliano fa riferimento ai tagli che il nostro Paese ha effettuato ai fondi per l'industria dell'auto, passati dai quasi 4.5 miliardi messi sul piatto dal governo Draghi al miliardo e mezzo attuale. Sul piano europeo la proposta riguarda invece possibili deroghe al Patto di stabilità, con investimenti da allargare all'intera industria e non solamente alla difesa. Alle criticità legate al passaggio dai motori endotermici all'elettrico si aggiunge poi il peso del costo dell'energia, che risulta più alto del 30% rispetto alla media europea e costituisce un problema di sempre maggior rilevanza anche per le imprese più sane del settore.
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stellantis e la componentistica
—Come già evidenziato dal report Fim Stellantis di gennaio, la situazione dell'alleanza italo-francese è particolarmente critica. Nel 2025 la produzione in Italia è scesa sotto quota 380.000 unità, un dato che segna un -20% rispetto al 2024, con le autovetture prodotte, anch'esse in calo del 24,5% sull'anno precedente, pari a 213.706 unità. Numeri che riflettono la crisi di molte aziende, piccole e medie, che contribuisco all’indotto diretto di Stellantis e delle altre case automobilistiche europee, con il comparto della componentistica che si trova in grande sofferenza. Il nostro Paese è infatti tra i maggiori produttori ed esportatori in Europa di componentistica dell’auto: lo stivale è disseminato di aziende che fanno parte della filiera dell'auto che oggi stanno scontando la pesante crisi del settore automotive dovuta alla transizione green e digitale. Fim-Cisl sottolinea in particolare come queste realtà continuino a pagare, rispetto alla loro dimensione, una scarsa capacità di reazione, sia nella ricerca di mercati sia per carenza di liquidità da investire nella transizione. Le possibili soluzioni, secondo Fim-Cisl, dovrebbero prevedere aiuti pubblici più cospicui e un lavoro collettivo e condiviso tra istituzioni, multinazionali, sindacati e hub di ricerca.
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