Murada, l'azzurra che sogna una medaglia nel debutto olimpico dello Sci alpinismo
In gara il 19 febbraio, Giulia è alla caccia di un risultato storico nella prima volta della disciplina ai Giochi
In gara il 19 febbraio, Giulia è alla caccia di un risultato storico nella prima volta della disciplina ai Giochi
Dal nostro inviato Riccardo Crivelli 19 febbraio - 08:43 - BORMIOIl nome di Giulia Murada è ormai stabilmente nell’olimpo delle protagoniste più attese dei Giochi Olimpici Invernali e attorno a lei la curiosità è ovviamente amplificata dal fatto che la sua disciplina, lo scialpinismo, è al debutto assoluto ai Giochi Olimpici. “Le tappe di Coppa del mondo sono servite per migliorare sempre di più, provare tutto: è un lungo processo verso l'obiettivo principale”: vale a dire una medaglia a cinque cerchi.
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—La 27enne valtellinese ha vissuto una fase di grande continuità nella Coppa del mondo 2025/26 e i due podi consecutivi ottenuti nel format sprint - a Solitude a a Courchevel - ne confermano la competitività ai massimi livelli internazionali. Da giovane ha praticato varie specialità dell’atletica, soprattutto la corsa in montagna, venendo convocata tra gli juniores agli Europei di categoria di Arco di Trento nel 2016. All'età di 12 anni, però, seguendo le orme paterne, aveva già iniziato a praticare lo scialpinismo e nel 2012 ha affrontato le prime competizioni. Nel 2014 viene convocata per la prima volta in Nazionale ed è subito argento agli Europei juniores. Nel 2017 è campionessa del mondo junior, nel 2019 è seconda nel Mezzalama e conquista il primo podio in Coppa del Mondo. Nel 2021 vince 2 medaglie d'oro ai Mondiali U23.
la vita e le passioni
—Cresciuta ad Albosaggia, Giulia ha ereditato la passione per la montagna dal padre Ivan, ex sci alpinista, iniziando a 12 anni non appena ha avuto a disposizione l'attrezzatura della sua taglia. Da allora, il suo motore è la ricerca costante della vetta e dello sforzo fisico necessario per raggiungerla: "Mio padre è da sempre il mio allenatore, non sarei qui se non fosse per lui. A volte penso che lui ci metta addirittura più di quello che ci metto io per raggiungere i nostri obiettivi, è una figura fondamentale per me". La valtellinese non ha mai nascosto il suo rapporto peculiare con lo sforzo, ammettendo che, nonostante i momenti di crisi in cui ci si interroga sul senso di tanta fatica, la gratificazione finale rimane impagabile. Per lei, che predilige nettamente le pendenze alla monotonia dei tratti in piano, la salita è una vera e propria necessità biologica. Questa attitudine non si esaurisce con l'inverno, ma prosegue d'estate in sella alla bicicletta, con circa 5000 km percorsi ogni stagione. Il suo approccio allo sport è metodico, lontano da ogni improvvisazione: Murada preferisce la precisione assoluta e il rigore nel seguire i programmi atletici, trovando stimolo nella perfezione della preparazione. La passione per i pedali è nata quasi per caso qualche anno fa, quando un infortunio le ha impedito di correre a piedi, spingendola a scoprire nel ciclismo la disciplina ideale per fare volume senza sovraccaricare le articolazioni. Parallelamente al lavoro sul campo, Murada ha intrapreso un percorso di crescita interiore per gestire il peso delle aspettative: “Sto lavorando sulla gestione della pressione e su tutto il lato mentale. Forse qualche anno fa sarebbe stata pressione, ora è solo energia e motivazione".
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