Dybala, la figlia in arrivo, il pilates e quella maglia di Maradona: "Cr7 o Messi? Sono..."
La Gazzetta dello Sport

Dybala, la figlia in arrivo, il pilates e quella maglia di Maradona: "Cr7 o Messi? Sono..."

Giovedì 19 febbraio 2026
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L'argentino ha rilasciato un'intervista all'ex rugbista Augustin Creevy sul suo canale YouTube: "Il calcio oggi è molto fisico. Quindi se non sei preparato, ti passano sopra"

L'argentino ha rilasciato un'intervista all'ex rugbista Augustin Creevy sul suo canale YouTube: "Il calcio oggi è molto fisico. Quindi se non sei preparato, ti passano sopra"

Francesco Balzani Collaboratore 19 febbraio - 12:53 - MILANO

La figlia in arrivo, gli aneddoti su Cristiano Ronaldo e Maradona e un nuovo amore. Paulo Dybala ha rilasciato un'intervista all'ex rugbista Augustin Creevy sul suo canale YouTube. L’argentino che sta cercando di recuperare in vista della sfida alla Cremonese (smentite fortemente le ipotesi di una possibile operazione al ginocchio) ha rivelato anche la data in cui diventerà papà. “Procede tutto bene. Spero che sia un parto naturale. La nascita è prevista per l'11 marzo, che è il giorno del compleanno di mia suocera. Quindi le ho già detto che spero che nasca il 10 (ride, ndr). Mi alzo sempre alle 7:30. Non nei miei giorni liberi. Forse ho nove o dieci giorni liberi. Non dormo molto. Oriana, invece, dorme come una matta”.

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IL PILATES E…CR7

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Poi svela una nuova passione. “Adoro il pilates - ha proseguito Dybala -Il calcio oggi è molto fisico. Quindi se non sei preparato, ti passano sopra. Sono tutte bestie, corrono così veloci che fanno paura. Negli ultimi anni ho fatto molto pilates. Mi ha aiutato moltissimo a livello muscolare. Non ha cambiato molto la mia flessibilità, sono rigido come una tavola, ma mi ha aiutato molto a livello muscolare. Mi piace, fa lavorare i muscoli profondi che non si allenano mai con un allenamento regolare. È davvero fantastico. La mattina, quando mi svegliavo, fare i primi passi era davvero difficile a causa del muscolo soleo; era sempre teso. Andavo piano finché non arrivavo in bagno e poi il dolore passava durante il giorno. Da quando ho iniziato, nella seconda lezione, non ho più sentito alcun dolore”. Una speranza anche per il futuro prossimo della Joya che snocciola aneddoti su Cristiano Ronaldo ai tempi della Juventus. "Era molto professionale nelle cure e nella routine, non si discostava da nulla - confessa Paulo -. Arrivava all'ora prevista, alle 8 o alle 9 del mattino, e fino a quando non se ne andava lo vedevi sempre andare in palestra, farsi fare i massaggi, o fare la terapia con il fisioterapista, le docce fredde, la sauna, mangiare… Non saltava mai nulla. Non una sola cosa, niente. Era come se il ragazzo avesse la mente concentrata su quello. E poi anche in allenamento si vede che detesta perdere in qualsiasi cosa. Fuori dal campo, era davvero simpatico. Usciva con la gente, se c'era una cena di squadra veniva, si poteva parlare di qualsiasi cosa, beveva mate. A volte portava il mate, aveva un thermos peruviano e una grande bottiglia per il mate. Mi facevo una bella risata e lo prendevo in giro”. E alla fatidica domanda “Messi o Ronaldo” tira fuori il dribbling: "Sono diversi tecnicamente, ma molto simili mentalmente. Hanno entrambi una mentalità competitiva incredibile; vogliono sempre vincere. Tecnicamente sono diversi, hanno punti di forza diversi, ma sono entrambi delle bestie”.

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LA MAGLIA DI MARADONA

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A proposito di fenomeni, Dybala racconta anche un aneddoto su Maradona. "Mi hanno mandato la maglietta di Diego come regalo. Un giorno è venuta Claudia (Villafañe, ndr) e le ho detto: 'Scusa per quello che sto per fare', e lei ha risposto: 'No, quella firma non è di Diego'. 'Buttala via', le ho detto. Ne ho una di Román Riquelme. L'ho presa io stesso da dei collezionisti; ho comprato delle maglie. Poi, ce n'è un'altra di Neymar, di quando ho giocato contro di lui, e anche di Iniesta. Paredes me l'ha mandata di recente”. Infine Paulo racconta anche un retroscena del suo passato: ”Quando avevo poco più di 12 anni ho vissuto in una casa famiglia con altri ragazzi, poi mi sono trasferito nella pensione dell'Instituto. Abbiamo dovuto imparare a essere responsabili e non era facile a quell’età. Dopodiché, siamo andati tutti nella pensione del club. Cucinavano per noi, ma facevamo le pulizie da soli, ognuno per conto proprio. Dovevamo stare attenti alle nostre cose. C'erano degli orari da rispettare; non si poteva arrivare in ritardo. Dovevamo essere tutti in camera entro le 10. Mi è servito molto”.

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