La Juve di Spalletti: senza Di Gregorio, David, Openda e... I piani del tecnico per il mercato
Il portiere e i due attaccanti non sono gli unici di cui l'allenatore farebbe a meno: anche Cabal e Gatti faticano a reggere certe pressioni. Poi ci sono Zhegrova e Adzic...
Il portiere e i due attaccanti non sono gli unici di cui l'allenatore farebbe a meno: anche Cabal e Gatti faticano a reggere certe pressioni. Poi ci sono Zhegrova e Adzic...
Guglielmo Buccheri Giornalista 19 febbraio - 12:12 - TORINOCi sono notti che segnano il confine o che danno la dimensione di un gruppo e di una squadra. La Juventus che si fa male, molto male in riva al Bosforo, casa Galatasaray, rischia di non essere più la stessa perché il pokerissimo servito dai turchi in faccia ai ragazzi di Luciano Spalletti avrà effetti sul futuro immediato. Il tecnico toscano lavora per capire fino a dove può spingersi la nave bianconera e chi, sopra la nave, può starci da protagonista per alzare il livello delle ambizioni. Istanbul è una tappa da studiare, uno di quei casi che fanno scuola prima e dopo la fatica in campo. Prima perché senza il lungodegente Vlahovic e senza David alle prese con un fastidio all’inguine, non è sul nome di Openda che si sono concentrate le attenzioni del tecnico di Certaldo: il belga si è preso uno schiaffo a bordo campo quando, allo Stadium, c’era da svegliarsi entrando a duello in corso contro il Benfica, ma l’affettuoso ceffone di Spalletti non ha prodotto niente di nuovo tanto che in piena emergenza là davanti, Luciano ha lasciato Lois in panchina 48 ore fa. Un caso, non improvviso, ma certificato: Openda, magari, potrebbe trovare un po’ più di spazio sabato pomeriggio contro il Como, ma dovrà trovarne in estate dentro la lista dei desideri degli altri club: il suo 2026 racconta di un totale da appena 87 minuti in campo lungo otto partite.
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—Se nel calcio come nella vita ci sono le categorie, Istanbul ha detto che Cabal fa fatica a reggere certe pressioni o certi scenari. Spalletti ne parla come di un bravissimo ragazzo, ma con la sola faccia perbene non si vince: il colombiano ha steccato nelle uniche due uscite da titolare in campionato, a Napoli e con la Lazio sotto la Mole, e si è nascosto nel Principato quando la Juve bis ha fatto il solletico al Monaco. Un bilancio e una storia personale che, agli occhi dell’ex ct azzurro, pesano e peseranno non poco: Luciano chiede una certa frequenza nel palleggio da dietro per dare una forma al suo gioco, Cabal fa fatica ad adattarsi. E fatica ad adattarsi anche Gatti, invitato a gran voce a non frenare il ritmo in un copione che non sembra poter essere il suo: accadeva già ai tempi in cui Spalletti era al timone della Nazionale - del difensore se ne persero via via le tracce dopo i rimproveri di Budapest contro Israele –, è accaduto ora che la Nazionale di Lucio è un triste ricordo. A Istanbul, Gatti ha perso la strada al primo affondo turco, a dimostrazione di una confidenza con i riflettori da ritrovare e di un destino da riserva. Il viaggio nella città sospesa tra Europa e Asia si è rivelato un fallimento su cui aprire delle riflessioni. Spalletti è convinto di poter far diventare Kelly un difensore moderno, dal piede vellutato e dalla velocità di esecuzione: il giudizio, però, resta sospeso nonostante la fiducia che gli viene concessa. In porta, Di Gregorio è sotto esame come inevitabile se accetti certe responsabilità. E David? Se ci fosse una prima punta alla Vlahovic, il canadese farebbe panchina. Ultimo flash su due elementi gratificati a parole: Zhegrova e Adzic dove sono finiti?
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