Psicologi anche di notte e Mind Zone: il supporto mentale agli atleti dei Giochi
La Gazzetta dello Sport

Psicologi anche di notte e Mind Zone: il supporto mentale agli atleti dei Giochi

Giovedì 19 febbraio 2026
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Dalla svolta post-Tokyo ai professionisti reperibili H24: a Milano Cortina il benessere psicologico diventa parte dell’organizzazione olimpica. La presidente dell'Ordine lombardo Di Mattei: "Fondamentale l'impegno degli atleti a dare rilevanza mondiale alla salute mentale"

Francesco Palma 19 febbraio - 16:53 - MILANO

Dalla svolta post-Tokyo ai professionisti reperibili H24: a Milano Cortina il benessere psicologico diventa parte dell’organizzazione olimpica. La presidente dell'Ordine lombardo Di Mattei: "Fondamentale l'impegno degli atleti a dare rilevanza mondiale alla salute mentale"

Valentina di Mattei, Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia

Negli ultimi anni, a partire da Tokyo 2020 in poi, l’attenzione alla salute mentale degli atleti olimpici è cresciuta vertiginosamente. A Milano Cortina sono impegnati decine di psicologi, reperibili non solo in una fascia oraria “classica” (10-18) all’interno dei Policlinici ma all’occorrenza a qualsiasi ora, anche di notte. In aggiunta, come a Parigi 2024, anche a Milano Cortina ci sono le “Mind Zone”, aree dedicate al riposo e (se richiesto) alla terapia in cui gli atleti possono rilassarsi, isolarsi e “rompere” quel contatto costante con la pressione – mediatica e sportiva – che durante le Olimpiadi può diventare tanto, troppo pesante. “Siamo di fronte a un cambiamento culturale evidente, iniziato tra il 2020 e il 2021 in concomitanza delle Olimpiadi di Tokyo e soprattutto della pandemia, che ha amplificato l’attenzione sulla fragilità e l’isolamento degli atleti, che si sono trovati improvvisamente senza gare, senza obiettivi e ad allenarsi da soli” spiega la Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, la professoressa Valentina di Mattei, docente e coordinatrice del Servizio di Psicologia Clinica e della Salute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano: “Il merito è anche di figure come Simone Biles – che a Tokyo decise di fermarsi durante la gara a squadre – e Naomi Osaka, che al Roland Garros del 2021 decise di lasciare tutto dichiarando apertamente di soffrire di depressione e raccontando che la pressione mentale stava diventando insostenibile. Quei due gesti hanno avuto una risonanza mondiale, per la prima volta atleti di altissimo livello hanno parlato in questi termini di salute mentale. Dopo Tokyo molti comitati olimpici e federazioni hanno introdotto degli psicologi all’interno dello staff, offrendo un supporto costante durante le competizioni, e portando all’apertura delle Mind Zone nei villaggi olimpici. Infine, anche i media hanno inciso notevolmente: i social hanno cambiato il linguaggio, e per la prima volta non si parla più di chi ‘non ce la fa’ o di ‘debolezza’. Ora al centro c’è il benessere degli atleti”.

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