Motori immortali: Bmw 6 cilindri aspirato, lunga dinastia
A partire dal 1968 la casa bavarese introduce una serie di propulsori plurifrazionati, con disposizione in linea, che contribuisce in maniera sostanziale a consolidare la sua fama di costruttore di qualità. Ne ripercorriamo storia ed evoluzioni
A partire dal 1968 la casa bavarese introduce una serie di propulsori plurifrazionati, con disposizione in linea, che contribuisce in maniera sostanziale a consolidare la sua fama di costruttore di qualità. Ne ripercorriamo storia ed evoluzioni
La Bmw Isetta del 1955
Alla fine della Seconda guerra mondiale la Bmw, come tutta la Germania, è in ginocchio. Nata per produrre motori per aerei nel 1916 (da cui, il marchio che richiama un’elica), la casa bavarese si trova con una fabbrica a nord di Monaco smantellata dagli Alleati e con gli storici impianti di Eisenach confinati nella zona occupata dall’esercito sovietico. L’azienda deve ripartire da zero, ricostruire la propria identità passo dopo passo, e lo fa iniziando con una moto monocilidrica, per poi passare a una berlina, la 501, che monta un sei cilindri derivato da un propulsore di prima della guerra. I mattoni di questa rinascita saranno l’Isetta, vetturetta prodotta su licenza dell’italiana Iso, poi la piccola 700, infine la 1500 del 1962, firmata nello stile dall’italiano Giovanni Michelotti, che darà vita a una dinastia di modelli di cilindrata superiore. Bmw torna al successo, acquisisce stabilimenti a Landshut e Dingolfing (dove oggi è ancora presente) e, grazie all’affermazione delle berline della serie 02 a 4 cilindri (1602, 1802, 2002), lanciate dal 1966, riassapora la voglia di pensare in grande. Che vuol dire proporre al mercato modelli di classe superiore, rilanciando la tradizione dei propulsori a 6 cilindri, iniziata già negli anni 30. E, nel 1968, debutta, con la sigla M30, il primo motore di una lunghissima e fortunata dinastia.
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