Autonomia e consumi: quanto ci si può fidare del computer di bordo
I dati su consumi e autonomia mostrati dalle auto non sono soggetti a obblighi di precisione. Uno studio americano ha analizzato la loro affidabilità: buoni sul lungo periodo, molto meno su tragitti brevi e a serbatoio quasi vuoto. Ma il verdetto è positivo
I dati su consumi e autonomia mostrati dalle auto non sono soggetti a obblighi di precisione. Uno studio americano ha analizzato la loro affidabilità: buoni sul lungo periodo, molto meno su tragitti brevi e a serbatoio quasi vuoto. Ma il verdetto è positivo
Giuseppe Biondo 20 febbraio - 12:27 - MILANOCi si può fidare del consumo indicato dalla strumentazione di bordo delle auto, e soprattutto dell'autonomia in chilometri? La questione è attuale, specie la seconda. L’indicatore della velocità, il tachimetro, e quello della strada percorsa, il contachilometri, sono entrambi soggetti a verifiche di accuratezza durante l'omologazione. In altri termini, devono essere precisi per legge. Nel caso invece degli indicatori del consumo di carburante e dell’autonomia residua, il legislatore non ha ancora stabilito degli obblighi di precisione.
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IL TEST
—Sì, ma in sostanza: sono precisi? Quanto ci si può fidare? Nell'estate del 2021 l'Aaa (acronimo di American Automobile Association, di fatto un "parente" americano dell'Aci) ha pubblicato uno studio che ha analizzato l'accuratezza del consumo medio e dell'autonomia residua mostrati dalla strumentazione di bordo. Per farlo, l'associazione ha preso in esame dei veicoli all’epoca molto recenti, tra il 2018 e il 2020, sedici in totale, scelti in maniera trasversale per costruttore e per segmento. Dalla "limousine" a ruote basse Bmw Serie 7, a quella a ruote alte Range Rover, passando per una comunissima Mini Cooper o una Mazda Cx-5. Nessuna auto elettrica, purtroppo, in rappresentanza della categoria. Tutti i 16 veicoli che hanno partecipato al test avevano già percorso almeno 6.500 km, erano meccanicamente in ordine e non avevano subito modifiche. I test sono stati eseguiti in un ambiente a temperatura e umidità standard, su un banco che fosse capace di simulare le sollecitazioni tipiche della guida su strada, quindi resistenza aerodinamica e attrito con l’asfalto. Ciascun veicolo ha affrontato cicli di guida differenti, sette, così da approssimare il più possibile un utilizzo normale e vario di un’auto: autostrada a guida moderata, autostrada ad alta velocità, guida veloce, città, città congestionata, con cruise impostato a 105 e a 130 km/h. Ognuno di questi è stato ripetuto quattro volte così da ridurre la variabilità e irrobustire i risultati. I consumi reali, quindi quelli a cui rapportare i consumi mostrati dalle auto per calcolare l’accuratezza della strumentazione, sono stati ricavati tramite analisi dei gas di scarico. È lo stesso metodo utilizzato dall'Epa, l'agenzia ambientale Usa.
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Tutte le 16 auto avevano ancora carburante quando la strumentazione indicava 0 kmCOM’È ANDATA
—È andata bene: l'errore medio assoluto sul consumo medio è stato del 2,3%. L’Aaa spiega che una sola auto delle sedici ha mostrato al conducente esattamente il consumo reale, mentre la maggior parte (nove) hanno sottostimato il valore mostrando un consumo superiore a quello effettivo. L'agenzia, insieme alle considerazioni complessive, ha avvertito che l’errore sui singoli viaggi (soprattutto se brevi) può essere significativo, mentre gli errori sulle lunghe distanze tendono a compensarsi restituendo, poi, una rappresentazione abbastanza fedele di quanta energia si è consumata. Più o meno lo stesso si può dire dell'autonomia: l’indicatore spesso non è stabile e viene influenzato dallo stile di guida, perciò chi ha un’andatura costante ottiene stime più affidabili. Interessante il comportamento dell’indicatore della percorrenza a serbatoio quasi vuoto: l’Aaa ha rilevato che quando il residuo mostrato era zero, in realtà c’era energia a sufficienza per percorrere dai 10 ai 90 km, a seconda del modello. Un comportamento trasversale dunque, considerata la varietà delle auto in esame, che indica come i produttori tendano a sovrastimare i consumi e sottostimare l’autonomia, sia, probabilmente, per evitare danni meccanici che per ridurre il rischio che il conducente rimanga a secco. Il computer di bordo, in definitiva, è generalmente affidabile sul lungo periodo, meno nel breve.
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