L’alimentazione influenza l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci
Il cibo non è un elemento neutro, ma un fattore capace di interagire con la terapia, amplificando gli effetti indesiderati o contribuendo a ridurli
Il cibo non è un elemento neutro, ma un fattore capace di interagire con la terapia, amplificando gli effetti indesiderati o contribuendo a ridurli
Daniela Cursi Masella 20 febbraio - 17:13 - MILANODurante una cura o una terapia, il supporto del nutrizionista può rappresentare un aiuto concreto e scientificamente fondato. “Lo stato nutrizionale influisce in modo diretto sulla risposta dell’organismo ai trattamenti”. Ad assicurarlo è la nutrizionista Valeria Blasi.
il ruolo del cibo
—Sia chiaro. Il nutrizionista non sostituisce il medico né la terapia, ma lavora in integrazione con il percorso clinico, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e supportare l’equilibrio fisiologico dell’organismo. Perché un alimento non vale l’altro. Soprattutto quando si assumono dei farmaci. “Un’alimentazione non adeguata - chiarisce l’esperta - può accentuare alcuni effetti collaterali, favorire carenze nutrizionali, ridurre la tollerabilità dei farmacie, in alcuni casi, compromettere l’aderenza alla terapia.Al contrario, una strategia nutrizionale personalizzata, costruita in base al tipo di farmaco, alla patologia e alle condizioni cliniche della persona, può contribuire a sostenere l’organismo in una fase di particolare stress metabolico, infiammatorio e ossidativo”.
alimentazione ad hoc
—Entriamo nel vivo della materia, per scoprire come determinati alimenti possano intervenire durante una cura, influenzando diversi meccanismi biologici. Un esempio significativo è rappresentato dalle terapie oncologiche. “Durante la chemioterapia - spiega Valeria Blasi - molti pazienti sperimentano nausea, alterazioni del gusto, disturbi intestinali, infiammazione delle mucose e perdita di appetito. In questi casi, una nutrizione mirata può aiutare a migliorare la tollerabilità del trattamento, privilegiando alimenti facilmente digeribili e un adeguato apporto proteico per contrastare la perdita di massa muscolare. Preparazioni semplici a base di riso o patate, vellutate, brodi, pesce ricco di omega-3 e, in specifiche condizioni, lo zenzero per il controllo della nausea, vengono spesso utilizzati come supporto nutrizionale. È importante sottolineare che l’uso indiscriminato di integratori o di antiossidanti ad alte dosi può interferire con l’efficacia delle terapie oncologiche, motivo per cui ogni scelta deve essere sempre valutata da un professionista”. Anche i farmaci antidolorifici e antinfiammatori, largamente impiegati per il controllo del dolore, possono avere effetti indesiderati a carico dell’apparato gastrointestinale.“Un’alimentazione regolare, non irritante e orientata alla protezione della mucosa gastrica può contribuire a ridurre disturbi come bruciore, gastrite o dolore addominale, aiutando il paziente a tollerare meglio la terapia”.
Un altro ambito in cui l’alimentazione assume un ruolo particolarmente rilevante è quello delle terapie per la tiroide.“Farmaci come la levotiroxina hanno un assorbimento fortemente influenzato dal momento dell’assunzione e dalla composizione dei pasti. Fibre in eccesso, soia, calcio e ferro assunti in prossimità del farmaco possono ridurne l’efficacia. In questi casi, il lavoro del nutrizionista consiste soprattutto nell’aiutare il paziente a organizzare correttamente i tempi di assunzione del farmaco e dei pasti, più che nell’eliminare specifici alimenti”. Secondo l’esperta, un esempio ancora più evidente di interazione tra farmaco e alimentazione è rappresentato dalla terapia con levodopa nelle persone affette da Malattia di Parkinson."In questo caso, le proteine alimentari possono interferire con l’assorbimento e l’efficacia del farmaco, poiché la levodopa utilizza gli stessi sistemi di trasporto intestinali e cerebrali di alcuni aminoacidi presenti nelle proteine. Un pasto ricco di proteine assunto in prossimità del farmaco può ridurne l’assorbimento e contribuire alla comparsa di fluttuazioni motorie. La strategia nutrizionale, tuttavia, non prevede l’eliminazione delle proteine, fondamentali per il mantenimento della massa muscolare, ma una loro corretta distribuzione nell’arco della giornata, adattata alla terapia e alle condizioni cliniche del paziente”. Passiamo ai farmaci psicotropi, come antidepressivi e stabilizzatori dell’umore. “L’alimentazione può contribuire a gestire effetti collaterali frequenti quali l’aumento di peso, le alterazioni della glicemia e la stanchezza. Una dieta equilibrata, con un adeguato apporto proteico e un’attenta scelta dei carboidrati, può aiutare a mantenere un migliore equilibrio metabolico durante la terapia. Infine, nelle terapie cardiovascolari, come quelle anticoagulanti, l’alimentazione svolge un ruolo delicato ma fondamentale. Non si tratta di eliminare alimenti come le verdure a foglia verde, ma di garantire una costanza nell’assunzione di alcuni nutrienti, come la vitamina K, per evitare oscillazioni che possano interferire con l’efficacia del farmaco”. Durante una cura farmacologica, quindi, mangiare in modo consapevole, sotto precisi input del nutrizionista, è un must. Per vivere meglio e curarsi bene.
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