Alisson promosso da Conte. Dribbling e gol, il Napoli ha già deciso di riscattarlo
Il brasiliano ha mostrato le sue doti e il tecnico leccese lo considera un titolare. Il risultato? Il club a fine stagione pagherà 16,5 milioni allo Sporting
Il brasiliano ha mostrato le sue doti e il tecnico leccese lo considera un titolare. Il risultato? Il club a fine stagione pagherà 16,5 milioni allo Sporting
dal nostro inviato Vincenzo D'Angelo 26 febbraio - 10:05 - NAPOLIVenti giorni per prendersi Napoli. Ribaltando gerarchie, cancellando dubbi e timori. Imponendosi negli allenamenti e nelle prestazioni. E se a volte può essere facile arrivare subito al cuore dei tifosi, magari con un dribbling, uno strappo, un gol, non esistono invece scorciatoie per convincere un tecnico duro ed esigente come Antonio Conte. Ma Alisson Santos va più veloce delle difficoltà di ambientamento, dei problemi con una nuova lingua o una nuova realtà. Fa parlare il campo, unico giudice quando si tratta di sport. E lì, quotidianamente a Castel Volturno, ha mostrato con personalità al mondo azzurro che è già pronto per un ruolo da protagonista. Dopo un rigore segnato sotto alla curva B in Coppa Italia, senza tremare. E dopo aver mandato in tilt la miglior difesa della Serie A, con quel passo svelto nello stretto e quella cavalcata feroce in campo aperto. Venti giorni dopo lo sbarco in Italia, Alisson era già titolare a Bergamo, in una partita delicatissima per il futuro del Napoli. Con la piena fiducia di Conte e della squadra. Alisson ha conquistato tutti, e adesso il suo futuro è più azzurro che mai.
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—L’entusiasmo va sempre gestito e ponderato. Ma di fronte al talento, i dubbi spariscono sul nascere. Non sarà Kvaratskhelia, non avrà ancora la maturità calcistica di David Neres, ma di sicuro ha la fame di chi vuole arrivare. E la percezione esatta di dove si trova: Napoli per Alisson non è un’avventura di passaggio o un trampolino di lancio. È il top team che sognava da bambino, è il massimo che potesse chiedere un anno e mezzo dopo essere sbarcato in Europa. Il Maradona gli era già entrato dentro quando ci ha giocato da avversario. Ma adesso è tutto diverso, più intenso, più emozionante. Le lacrime dopo il gol alla Roma sono solo la prefazione di un libro ancora tutto da scrivere. Un romanzo di cui Alisson vuole essere l’uomo copertina.
un passepartout
—Conte e Manna non hanno avuto dubbi a gennaio: cercavano un giocatore così, scattante ed esuberante. Quasi sfrontato, di personalità. E in poche settimane sono già tutti pazzi di lui. Il Napoli eserciterà il diritto di riscatto, perché 16,5 milioni sono nulla rispetto al potenziale dimostrato dal brasiliano. Un colpo importante, che ha ridato al Napoli imprevedibilità offensiva e al Maradona un nuovo idolo. Che deve lavorare e migliorare, con umiltà e senza voler per forza strafare per dimostrare. A Bergamo ha peccato di egoismo in un paio di occasioni, ma per il resto è stato quasi perfetto, in entrambe le fasi di gioco. E i numeri parlano chiarissimo: due tiri nello specchio e due fuori, 53 tocchi, 4 dribbling riusciti su 6, 20 passaggi positivi su 26, 5 contrasti vinti, 6 palloni recuperati e 13 duelli vinti su 16. Il tutto in 85 intensissimi minuti di gioco, passati a correre avanti e indietro, guidato da Conte in fase di non possesso e dall’istinto in quella offensiva. Verona sarà più di una prova del nove, sarà come un esame di maturità. Contro le piccole, il Napoli ha sempre fatto fatica a trovare una chiave per aprirsi degli spazi. Alisson può essere il passepartout per aprire le difese più chiuse.
da champions
—Alisson al Napoli può sembrare già una scommessa vinta, ma in realtà per i dirigenti azzurri non era un azzardo, piuttosto un’opportunità. Manna si è mosso in tempo, prima che il suo valore potesse diventare fuori mercato. E gli ha fatto firmare un contratto lungo, fino al 2031. In Champions, Alisson aveva dimostrato il suo enorme potenziale da spaccapartite: tre reti, sempre subentrando dalla panchina. E sempre decisive. A Napoli, però, il brasiliano è arrivato anche per togliersi di dosso l’etichetta da “12° uomo”. A Bergamo si è dimostrato all’altezza, ma non basta. Serve dare sempre di più, per riportare il Napoli in Champions.
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