Parla l'angelo custode della Brignone: "Sa ascoltare il corpo, abbiamo anche fatto surf in Sardegna"
La Gazzetta dello Sport

Parla l'angelo custode della Brignone: "Sa ascoltare il corpo, abbiamo anche fatto surf in Sardegna"

Giovedì 26 febbraio 2026
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Federico Bristot è il responsabile della riabilitazione del J Medical e ha seguito la ripresa della campionessa: "Sono ancora allibito dal livello mentale, agonistico e tecnico che ha dimostrato"

Federico Bristot è il responsabile della riabilitazione del J Medical e ha seguito la ripresa della campionessa: "Sono ancora allibito dal livello mentale, agonistico e tecnico che ha dimostrato"

Claudio Lenzi Giornalista 26 febbraio - 13:01 - MILANO

Non finisce mai di stupire. Federica Brignone è di nuovo pronta a tornare al cancelletto di partenza, stavolta per il trittico di Coppa del Mondo a Soldeu, Andorra. Da domattina, la due volte campionessa olimpica di Milano Cortina potrebbe essere impegnata – dolore permettendo - in una discesa e due supergiganti, dopo aver ricevuto l’ok dello staff medico azzurro e del JMedical, la struttura riabilitativa nella pancia dello Juventus Stadium che l’ha seguita nella complessa operazione di recupero e rientro dopo il brutto infortunio del 3 aprile 2025. Come sia stato possibile un simile ritorno sulle scene, lo abbiamo chiesto a Federico Bristot, responsabile dell’area rieducativa e angelo custode dell’azzurra. 

VIDEO: Brignone torna al J Medical, dove si è curata per 10 mesi: l'affettuosa accoglienza

L’impresa di Federica Brignone è stata definita una dei comeback più incredibili nello sport. È d’accordo? 

“Per quanto non mi piaccia fare paragoni, penso proprio che Federica abbia alzato l’asticella con quello che ha fatto, se penso da dove siamo partiti, come è stata vissuta e dove ci ha portato questa esperienza. Con il mio team abbiamo seguito Sofia Goggia nel 2019 quando si era fratturata il malleolo, oppure Jannik Sinner nel 2024 prima del Roland Garros, ma per l’opera meravigliosa di Brignone si è alzato un coro di riconoscimenti, davvero tanta roba”. 

Cosa ci ha messo di suo? 

“Una maturità incredibile, dall’inizio alla fine. Anche nel mese precedente all’Olimpiade, quando è stata più impegnata nel lavoro in pista, con microgocce di allenamento fisico è arrivata a fare delle prestazioni straordinarie. Sono ancora allibito dal livello mentale, agonistico e tecnico dimostrato”. 

Il primo giorno che Federica è entrata al JMedical ha detto: “Vi verrò a noia”. È andata così? 

“Veramente ho risposto che le sarei venuto a noia io (ride). La verità è che siamo due persone che spingono come pazzi perché ci piace tanto quello che facciamo e abbiamo gli stessi valori. Così anche un lavoro per certi versi ripetitivo non le è mai venuto a noia”. 

In che modo? 

“Quello che abbiamo fatto non si trova in nessun libro, ci siamo basati totalmente sulle sue sensazioni e nostri strumenti. Un giorno ci ha detto che è riuscita a fare tre passi di corsa e allora siamo andati a correre, un altro che aveva sognato di sciare benissimo e dopo due settimane abbiamo rimesso gli sci ai piedi. Se il corpo chiede, va assecondato: anche per questo siamo andati in Sardegna e ci siamo inventati dei nuovi esercizi al mare e quando ci ha chiesto di provare a surfare le abbiamo detto di sì, anche se il ginocchio non era didatticamente pronto. Magari un giorno ne parleremo in un seminario”. 

Sempre Federica ha ripetuto recentemente di non essere guarita del tutto. È così? 

“Tecnicamente è guarita al 100 per cento, ma come per tutti gli infortuni ha bisogno di una manutenzione ordinaria e quindi ci siamo visti e ci rivedremo. Come sempre le dico di lavorare sui prossimi appuntamenti, anche per i Giochi il traguardo è sempre stato fissato sulla prossima stagione, quello che è arrivato prima lo vedo come oro colato”. 

C’è mai stato un momento in cui ha pensato ‘Non ce la facciamo’? 

“Un po’ di preoccupazione e un po’ di dubbi ci sono stati, perché non sempre la medicina è una scienza matematica, ma uscendo dai binari della logica siamo andati tutti oltre le comprensibili ansie. Voglio citare anche il preparatore Fisi Giuseppe Abruzzini, che l’ha guidata sugli sci in maniera magistrale, tanto che quando è rientrata ad allenarsi con la squadra ha dato subito dei distacchi importanti alle avversarie. Ed era solo gennaio”. 

E lei, da campionessa, ha mai vacillato dopo l’intervento? 

“Personalmente dico mai, anche se per settimane è stata una montagna russa, inizi che non fai le scale e devi arrampicarti in alto, prima di iniziare la discesa. Da questo punto di vista, Federica ha curato molto la sua autostima, vedendo ogni giorno il progresso fatto, piccolo o grande che fosse. E dandoci sempre un feedback puntuale, che ci ha aiutati tantissimo”. 

Riuscirà, d’ora in poi, a sciare senza prendere antidolorifici o altro? 

“I farmaci e gli antidolorifici sono stati utilizzati per arrivare all’obiettivo, quando vai in guerra ti servono le frecce ma anche i mitragliatori e siccome a servizio degli atleti c’è una medicina che funziona, ne abbiamo fatto uso. Però non è mai venuta a mancare l’etica, quella che ti fa dire che vuoi tornare a stare bene prima ancora che sciare e per lei è sempre stato così, con le idee molto chiare”. 

Al JMedical prima dei Giochi è passata anche Flora Tabanelli. La sua medaglia nello sci acrobatico è stato un altro capolavoro. 

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“Si è trattato di un’altra impresa storica, anche se differente da quella di Brignone. Con Flora abbiamo adottato un approccio conservativo. I primi trenta giorni dopo la lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro abbiamo lavorato sulla forza, aumentando i carichi progressivamente. Finito il mese, l’abbiamo portata sulla neve insieme a Federica ed è stato molto carino, vedere una che fa le curve da gigantista e l’altra che scenda da freestyler. La confidenza era già molto buona, nonostante i suoi 18 anni Flora ha la stessa capacità di Federica di elaborare tutte le informazioni come un processore e restituirci le sue sensazioni in maniera molto analitica. Alla fine sapevamo, grazie al nostro algoritmo, che se in finale avesse proposto quel salto da quattro rotazioni e mezzo non avrebbe rischiato niente”.

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