Head-up display: come funziona e perché oggi è (quasi) indispensabile
Dalla prima apparizione alla fine degli anni Ottanta a una diffusione trasversale: l’head-up display proietta le informazioni di guida nel campo visivo del conducente per ridurre le distrazioni. Ecco come funziona, cosa mostra e perché oggi è più attuale che mai
Dalla prima apparizione alla fine degli anni Ottanta a una diffusione trasversale: l’head-up display proietta le informazioni di guida nel campo visivo del conducente per ridurre le distrazioni. Ecco come funziona, cosa mostra e perché oggi è più attuale che mai
Giuseppe Biondo 26 febbraio - 17:47 - MILANO L'head-up display di un'Audi Q6 e-tronL’evoluzione tecnologica tende a spostare sempre più spesso lo sguardo del conducente lontano da ciò che avviene davanti all’auto. Tra schermi dell’infotainment sempre più grandi e complessi e tasti fisici che spariscono, molte funzioni vengono concentrate sui display in modo non sempre intuitivo. In alcuni modelli, così, il criterio della sicurezza rischia di passare in secondo piano rispetto all’effetto scenico. C’è però un dispositivo, nato nella prima ondata di evoluzione tecnologica, che non ha perso di vista il suo obiettivo: aumentare la sicurezza al volante. È l’head-up display, la proiezione sul parabrezza o su un vetrino dedicato delle informazioni cruciali sulla marcia. Nato alla fine degli anni Ottanta per intuizione di General Motors, sviluppatosi nei decenni seguenti e oggi più diffuso che mai. Da dispositivo per pochi, prerogativa delle auto di lusso, è ormai diffuso anche su auto compatte.
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COME FUNZIONA
—L’head-up display (Hud) è un dispositivo che mostra i dati principali sulla marcia nel campo visivo del conducente. Se le soluzioni più raffinate le proiettano direttamente sul parabrezza, nelle interpretazioni più semplici vengono mostrate su un vetrino dedicato posto dietro il quadro strumenti. Lo scopo è chiaro: ridurre la necessità di distogliere lo sguardo dalla strada, verso il quadro strumenti o, peggio, lo schermo dell’infotainment. Tanto più (o tanto più vicini) si tengono gli occhi sulla strada, prima ci si può accorgere di eventuali pericoli a vantaggio della sicurezza, specie in condizioni di scarsa visibilità. Negli Hud più moderni l’immagine viene generata da un’unità di proiezione. Si tratta di uno schermo con tecnologia Tft, molto luminoso grazie alla retroilluminazione a Led, le cui immagini vengono poi riflesse da una serie di specchi progettati per compensare le distorsioni dovute alla curvatura del parabrezza. Head-up display come questi, a livello tecnico, sono i più raffinati: non utilizzano un vetrino (ma spesso è necessario un parabrezza apposito) e offrono al conducente la sensazione che la proiezione sia sospesa davanti al veicolo, affinché occhi e cervello non debbano adattarsi a una distanza di messa a fuoco diversa.
L'head-up display in realtà aumentata di Volkswagen indica con un simbolino la destinazioneCOSA MOSTRA
—Le informazioni mostrate dall’head-up display rispondono a un vincolo preciso: l’immediatezza. Perciò il dispositivo proietta solo informazioni essenziali, presentate sotto forma di numeri e simboli per essere più facilmente comprensibili. L’Hud di Audi (come quelli di molti altri costruttori) mostra la velocità corrente, le indicazioni del navigatore, l’autonomia residua, eventuali avvisi del veicolo e informazioni provenienti dai sistemi di assistenza alla guida. Negli ultimi anni alcune case hanno introdotto degli Hud con realtà aumentata, evoluzione tecnologica in cui la realtà visibile fuori dal parabrezza viene integrata da indicazioni virtuali (testi, immagini o animazioni) con l’obiettivo principale di rendere più efficaci le indicazioni del navigatore e degli Adas. Molti sistemi consentono al conducente, tramite l’informatica di bordo, di stabilire quali informazioni finiscono all’interno della proiezione dell’head-up display e quali invece devono rimanerne fuori, così da evitare sovraccarichi informativi. Alcuni consentono di regolare l’altezza e la luminosità dell’immagine, aspetti non secondari: l’altezza della seduta e la postura, se “fuori fase” rispetto alla posizione della proiezione, possono rendere l’Hud fastidioso o addirittura inutile.
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