Chiellini lo ha blindato, a Spalletti resta il 4° posto: Juve, cosa c'è dietro al silenzio del tecnico
Il tecnico al termine di Juve-Galatasaray non ha partecipato alle attività mediatiche, d'accordo con il club: era provato. Il dirigente: "Nessun dubbio sul suo futuro"
Il tecnico al termine di Juve-Galatasaray non ha partecipato alle attività mediatiche, d'accordo con il club: era provato. Il dirigente: "Nessun dubbio sul suo futuro"
Giovanni Albanese Giornalista 26 febbraio 2026 (modifica alle 18:57) - MILANOIl silenzio di Spalletti al termine di Juve-Galatasaray è valso più di mille parole. Il tecnico bianconero non ha rilasciato dichiarazioni al termine della serata allo Stadium, durante la quale si è fatto sentire eccome in campo con i suoi e con i direttori di gara, soprattutto quando i turchi tentavano continuamente di spezzare il gioco. L’ex ct è arrivato a dire pure “ce ne andiamo” sul finire del primo tempo, mentre il quarto ufficiale garantiva un recupero cospicuo per le perdite di tempo: in effetti si è giocato 5 minuti in più nella prima frazione e 2 nella seconda. È saltato più agli occhi, o meglio alle orecchie, il silenzio del tecnico a fine gara: nessuna analisi, nessuna polemica. Solo un dispiacere enorme per l’allenatore, descritto fortemente provato a conclusione dei giochi da chi lo ha intercettato negli spogliatoi.
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—La scelta di non partecipare alle attività mediatiche nel post-partita è stata condivisa con il club, che ha risposto alle domande con uno dei principali rappresentanti della dirigenza, Giorgio Chiellini. Proprio il responsabile delle strategie ha rafforzato la posizione del tecnico dopo l’ennesima prestazione positiva dei bianconeri, dicendo che “da quando è arrivato Luciano non abbiamo sbagliato quasi niente, si può dire una partita e 30 minuti. Fa male perché la Juve dovrebbe sempre arrivare agli ottavi di Champions League, ma siamo nel nostro percorso”. Lo stesso Chiellini ha poi blindato Spalletti in panchina, dicendo a Sky che non c’è “nessun dubbio sul futuro di Luciano, ora purtroppo avremo qualche settimana libera in più e tempo per metterci a sedere, condividere piani futuri e formalizzare a tempo debito. Lui è sempre stato una priorità e mai un dubbio”. Nel momento in cui ha preso in mano la Juve, però, l’allenatore aveva accettato la sfida di portare la squadra agli obiettivi minimi: dopo l’uscita dalla Coppa Italia è arrivata prima del previsto anche quella in Champions League, ecco perché solo il quarto posto può salvare la stagione.
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