Dopo l’infarto, il giro del mondo in moto a 77 anni
Solo un anno dopo un delicato intervento cardiaco, il panamense Steven Barnett ha deciso di non rimandare più il suo progetto. A 77 anni parte da Madrid per un giro del mondo in moto lungo circa 80.000 chilometri e 27 Paesi, con l’obiettivo di diventare l’uomo più anziano a completare l’impresa da Guinness
Solo un anno dopo un delicato intervento cardiaco, il panamense Steven Barnett ha deciso di non rimandare più il suo progetto. A 77 anni parte da Madrid per un giro del mondo in moto lungo circa 80.000 chilometri e 27 Paesi, con l’obiettivo di diventare l’uomo più anziano a completare l’impresa da Guinness
Valerio Boni 8 marzo - 12:34 - MILANO Steven Barnett nella Terra del Fuoco, in occasione di uno dei suoi precedenti viaggiA 77 anni, dopo un infarto, c’è chi pensa a rallentare. Steven Barnett ha scelto l’opposto: attraversare il mondo in moto e inseguire un record Guinness che avrebbe il sapore della rivincita sul tempo prima ancora che sulla fatica. Dopo avere pensato che ormai aveva rimandato troppe volte. Il personaggio ha un curriculum da grande viaggiatore, è nato a Los Angeles, è residente a Panama da due decenni ed è motociclista fin da ragazzo. Barnett ha già percorso mezzo mondo, e ora punta a chiudere il cerchio con un viaggio su cinque continenti, in sella alla stessa moto, come impongono le regole del tentativo. In decenni di viaggi che lo hanno portato in quasi 80 Paesi, e ora ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella con un’impresa che unisce avventura, resistenza e spirito di libertà, vale a dire tentare il record come uomo più anziano capace di compiere il giro del mondo in moto. La partenza è fissata da Madrid, da dove prenderà il via un itinerario di circa 80.000 chilometri, destinato a toccare 27 nazioni, con un viaggio che dovrebbe durare almeno un anno.
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12 mesi in viaggio
—Più che da un desiderio di primato, la sfida sembra nascere da una consapevolezza maturata dopo un momento difficile. Nel 2025 Barnett è stato colpito da un infarto e ha dovuto sottoporsi a un intervento per l'inserimento di uno stent. Proprio quell’episodio, però, gli ha fatto capire che non aveva più senso rimandare. Racconta che non si è mai davvero preparati come si vorrebbe, ma questa non è una buona ragione per rinunciare. Ottenuto il via libera medico, a cominciare da un controllo cardiaco approfondito, ha quindi deciso di mettersi in viaggio, trasformando una fragilità recente in una spinta ancora più forte verso l’avventura.
partenza dall'europa
—Per affrontare il raid Barnett ha scelto una Suzuki DR650, acquistata nuova e modificata con serbatoio maggiorato e sospensioni rinforzate. Il percorso attraverserà l’Europa meridionale, poi l’Asia centrale e la Cina, per scendere verso il Sud-Est asiatico e l’Indonesia. Da lì volerà in Australia, quindi proseguirà in Sudamerica attraversando Cile, Perù, Ecuador e Colombia prima del rientro a Panama. Il regolamento del Guinness impone che l’intero giro venga compiuto con la stessa moto, documentando con precisione ogni passaggio, mentre eventualitrasferimenti con altri mezzi sono consentiti solo nei tratti non percorribili su due ruote.
La storia di Steven ricorda quella del neozelandese Burt Munro, interpretato da Antony Hopkins in un film cultuna trama da film
—Colpisce il fatto che Barnett non racconti questa impresa in termini eroici, ma quasi come un invito a non smettere di inseguire ciò che fa sentire vivi. Dice che oggi, rispetto a quando aveva 50 anni, sa di dover essere più prudente, anche perché rialzare la moto dopo una caduta non è più così semplice. Eppure l'obiettivo del viaggio resta immutato, l’incontro con le persone, la scoperta di luoghi nuovi, l’imprevedibilità della strada. Come bagaglio porterà poco, ma non mancheranno un mandolino e un procione di peluche chiamato Rocky, scelto come mascotte. Un dettaglio curioso, quasi tenero, che restituisce bene il senso di questa avventura. La vicenda ha tutti gli ingredienti di una storia da cinema, un po’ come quella di Burt Munro, interpretato da Anthony Hopkins nel film cult The World’s Fastest Indian (in italiano distribuito come Indian – La grande sfida, uscito nel 2005). Anche lui trasformò una sfida apparentemente fuori tempo massimo in un’impresa destinata a entrare nella leggenda, con la differenza che il neozelandese arrivò al suo capolavoro a 68 anni, mentre Steven Barnett ci prova a 77.
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