Italia, il sogno mondiale s'infrange in semifinale: il Venezuela rimonta e vince 4-2
La Gazzetta dello Sport

Italia, il sogno mondiale s'infrange in semifinale: il Venezuela rimonta e vince 4-2

Martedì 17 marzo 2026
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A Miami termina la settimana più esaltante dell’intera storia azzurra. Dopo aver battuto Usa e Portorico, la squadra di Cervelli, avanti 2-1 sino a 7 out dalla fine, s'inchina ai più quotati sudamericani

A Miami termina la settimana più esaltante dell’intera storia azzurra. Dopo aver battuto Usa e Portorico, la squadra di Cervelli, avanti 2-1 sino a 7 out dalla fine, s'inchina ai più quotati sudamericani

Mario Salvini Giornalista 17 marzo - 07:33 - MILANO

Alle 3.51 ci siamo svegliati. Non di colpo, il sogno è svanito un po’ alla volta, si è smaterializzato piano piano eppure inesorabilmente. Senza mai dare l’impressione di potersi rigenerare. L’Italia ha perso, battuta 2-4 dal Venezuela nella semifinale del World Baseball Classic, a Miami. Come da pronostico in quanto a risultato, non per come il 2-4 si è concretizzato. Nel senso che potevamo immaginare di buscarle forte, sarebbe stato nel conto. Di essere presi a bastonate da quel lineup stellare. Meno di perdere di colpo la lucida continuità durata per tutte e 5 le partite precedenti. 

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lanciatori decisivi

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Semplicemente i lanciatori di rilievo (quelli entrati a partita cominciata) del Venezuela non hanno più fatto battere una squadra che fin lì lo aveva sempre fatto con potenza e soprattutto con giudizio e costrutto. Eppure siamo stati avanti, illusi, fino a 7 out dalla fine. Fino al 7° inning, quando eravamo 2-1 per noi. Non battevamo, non battevamo dannatamente più. Ma intanto anche loro erano incollati lì. Aaron Nola era stato impeccabile, come già contro il Messico. Aveva subito un fuoricampone da Eugenio Suarez, ma quando è uscito, alla fine del 4° inning, eravamo davanti noi. Lo eravamo grazie a una valida di Zach Dezenzo e poi a tre basi ball, di fila, concesse dal lanciatore partente venezuelano Montero a Jac Caglianone, Andrew Fischer e J.J. D’Orazio. Poi più niente. 

recriminazioni

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Possiamo recriminare sul sesto inning in cui avevamo riempito le basi, sebbene con 2 out, e non abbiamo concluso nulla perché Antonacci è finito strike out. Molto di più su quanto poco alcuni dei nostri (Antonacci, Marsee) abbiamo fatto lavorare, lanciare, tribolare, Montero e poi il suo primo rilievo Sanchez. Che sono sembrati vulnerabili. Poi quelli che sono venuti dopo, Avila, Zerpa, Bazardo, Machado fino al lanciafiamme Palencia, non lo sono stati. Mai. Abbiamo battuto 5 valide, 5 singoli. Ci hanno imbrigliati come non era riuscito agli statunitensi, né ai messicani o ai portoricani. Al quinto inning il nostro manager Francisco Cervelli ha stupefatto il mondo e ancor di più il Venezuela togliendo Nola (un altro bell’inning avrebbe potuto anche lasciarlo) e mettendo Michael Lorenzen, ovvero uno che normalmente fa il partente e che secondo la logica avrebbe dovuto essere risparmiato per l’eventuale finale. Per domani. Ma Cervelli ha deciso che prima bisognava garantirselo il domani. Lorenzen ha chiuso bene quinto e sesto inning. Nel settimo, dopo una base ball, si è portato su 2 out con altrettanti strike out. Apparentemente in controllo. E invece: singolo di Chourio, singolo di Acuna, singolo di Garcia, singolo di Arraez: da 2-1 a 2-4. E non c’è stato più niente da fare. 

giorni esaltanti

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È finita la settimana più esaltante forse dell’intera storia del baseball italiano. Di certo quella più importante per come questi Azzurri d’America, con le loro imprese, con l’iconica vittoria sugli Stati Uniti, hanno saputo portare il baseball fuori dalla sua nicchia. Hanno creato interesse, narrazione. Affascinando centinaia di migliaia di tifosi e di sportivi italiani. Stanotte hanno perso, per tutta la settimana e per sempre nei nostri ricordi hanno trionfato.

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