Gattuso e l'Italia in crisi: non dobbiamo battere l'Irlanda del Nord, ma la paura
"Siete più forti degli altri, dovete solo crederci", disse Gattuso dopo la disfatta con la Norvegia. Non siamo più grandi, ma nemmeno mediocri. E rispetto alle vigilie delle apocalissi precedenti, ora lo scenario è diverso
Diceva uno un po’ più importante di Gattuso che “l’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa". Era il presidente americano Roosevelt, l’inizio del “New Deal” per risollevarsi dalla Grande Depressione del 1929. Ora da Roosevelt al ct azzurro la distanza è siderale, ma nel nostro piccolo il parallelo regge: siamo una potenza calcistica in crisi epocale per bolle speculative (giocatori comprati a prezzi artificiali), sovrapproduzione (eccesso di offerta calcistica modesta) e, aggiungiamo, metodologie di lavoro arretrate, atteggiamenti sbagliati, carenza di talenti. In questi casi il disfattismo impera: siamo finiti, ritiriamoci e altri lamenti funebri. Come diceva Roosevelt “l’irragionevole ingiustificato terrore senza nome paralizza gli sforzi necessari a convertire la ritirata in progresso".