Un secolo da "King", l'ex capostazione collega di Moggi che arbitrò una finale olimpica
La Gazzetta dello Sport

Un secolo da "King", l'ex capostazione collega di Moggi che arbitrò una finale olimpica

Sabato 21 marzo 2026
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Fu lui il fischietto di Unione Sovietica-Jugoslavia. Dai treni alle piscine, Adalberto Capuani, leggenda a Civitavecchia, a settembre festeggerà 100 anni: "Io? Intransigente e coerente, anche con Pizzo e De Magistris. L’Olimpiade? Non ero stato nemmeno convocato, ma tutti sapevano che ero il migliore"

Dai fischi per far partire i treni, a quelli della finale olimpica. Compirà 100 anni a settembre una leggenda della pallanuoto italiana, una vera e propria icona a Civitavecchia: Adalberto Capuani, arbitro della finale tra Unione Sovietica e Jugoslavia ai Giochi di Mosca 1980. Ma di mestiere capostazione. "Non sarei nemmeno dovuto andare, la Fin non mi aveva convocato. Mi volle personalmente e a tutti i costi il presidente della Fina, il messicano Javier Ostos Mora". Il presidente della Fin era Aldo Parodi, che per le Olimpiadi aveva designato Rino Merola, un’altra leggenda dei fischietti. Poi a Mosca finì che toccò a Capuani dirigere le due partite più importanti del girone finale, quelle che assegnarono le medaglie, la prima e l’ultima: Unione Sovietica-Ungheria 5-4 e Unione Sovietica-Jugoslavia 8-7. Perché era considerato tra i migliori arbitri del mondo.

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