Dosso: "Lavoro, fiducia e l'esempio di Jacobs. Così ho capito che potevo diventare grande"
Zaynab a Torun è diventata la prima sprinter italiana a vincere un oro mondiale e guarda al futuro: "Ho cambiato testa"
Zaynab a Torun è diventata la prima sprinter italiana a vincere un oro mondiale e guarda al futuro: "Ho cambiato testa"
Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni 24 marzo - 08:27 - TORUN (POLONIA)Torun-Bydgoszcz in autobus, Bydgoszcz-Varsavia-Milano Malpensa in aereo, Milano Malpensa-Milano Centrale-Roma in treno: totale, con partenza poco dopo l’1 di notte, una quindicina d’ore. Ma un oro mondiale val bene un viaggio di ritorno infinito. Per informazioni rivolgersi a Zaynab Dosso, neocampionessa iridata dei 60 indoor. L’Italia, grazie al suo titolo e a quelli di Andy Diaz e Nadia Battocletti, oltre agli argenti di Mattia Furlani e di Larissa Iapichino, ha ottenuto il terzo posto nel medagliere della rassegna, il miglior piazzamento in 21 edizioni, con record di ori e di podi. Anche la quarta piazza nella classifica a punti, che tiene conto dei risultati fino all’8° posto, inferiore solo alla terza di Glasgow 2024, è assai significativa.
Za, sta realizzando quel che ha combinato?
“Ho cominciato domenica: sul gradino più alto di quel podio mi sono emozionata più che su quello degli Euroindoor di Apeldoorn 2025. Mentre risuonava l’inno di Mameli, ho tenuto gli occhi chiusi per non far vedere che erano lucidi di lacrime”.
Zaynab Dosso Oro mondiale nei 60 Nata a Man (C.Avorio) il 12/9/99, in Italia dal 2009. Cresciuta a Rubiera (Re), gareggia per le Fiamme Azzurre allenata da Frinolli a Roma.A cosa ha pensato in quel momento?
“Al percorso compiuto, a quanta strada ho fatto per arrivare sin lì”.
Sa, vero, che la favola di Marcell Jacobs è cominciata proprio sul rettilineo della Torun Arena?
“Quel che in generale ha realizzato è stato da enorme stimolo. Per esempio, mi ha definitivamente convinta a lasciare casa per Roma. Dove poi ho seguito da vicino le sue fatiche, la sua crescita. Vederlo raggiungere l’obiettivo per cui ha sacrificato tanto, a tutti noi ha detto: “Oh ragazzi, diamoci una svegliata, mettiamoci più in gioco”“.
Quindi è vero che la stagione d’oro dell’atletica italiana è cominciata all’Olimpiade di Tokyo?
“Decisamente: prima ci si accontentava di ottenere gli standard di partecipazione, di andare a veder com’erano le grandi manifestazioni. Poi abbiamo cominciato a ragionare in termini di medaglie”.
Anche lei ha preso a fare ottime cose: eppure, nelle scorse stagioni, ha vissuto di alti e bassi.
“Sapevo di valere certi risultati, ma ora ne ho piena consapevolezza, so chi sono. La svolta è arrivata dopo i Mondiali di Tokyo della scorsa estate. Pensavo troppo. Poi ho vissuto una vacanza molto serena, in giro per il Giappone col mio fidanzato”.
E da lì in cosa è consistito il cambiamento?
“Ho smesso di tormentarmi: ho cominciato a fare pilates, a leggere libri di saggistica, a non reprimere le mie emozioni, a sentirmi e a essere libera”.
Nello sport italiano è il momento delle donne: come se lo spiega?
“Siamo sempre state forti, ma spesso venivamo sottratte dalla luce dei riflettori. Quel che sta succedendo non è un caso: ora ci permettiamo di uscire dall’angolo, di esprimerci”.
Tecnicamente, per lei, come si è tradotto il tutto?
“Insieme a coach Giorgio Frinolli ho cambiato preparazione invernale. Ho svolto grandi lavori aerobici. Facevo cinque volte i 100? Ora arrivo a venti, partendo in 13” e finendo in 11”. Poi i 150, i 300, ripetute che prima non affrontavo. E nell’ambito, per mesi, ho controllato l’azione di corsa”.
Si studia al video?
“A quello pensano Giorgio e il suo vice Daniel Buttari. Loro analizzano e io poi, in campo, seguo le istruzioni. Rispetto anche al recente passato ho una corsa più sciolta, ho una maggior padronanza del gesto. Prima, invece, cercavo la forza”.
Lei e Nadia Battocletti: due ori storici in due ore...
“Nadia è una grande capitana: il giorno dopo le nostre gare l’ho vista sugli spalti per sostenere Sveva Gerevini impegnata nel pentathlon... Ci spingiamo e sosteniamo tutte a vicenda”.
Questo successo la cambierà?
“Magari sì, ma non inseguo la popolarità. Se verrà ok, ma non la cercherò. La mia vita non muterà”.
E cosa c’è nella sua vita, a parte l’atletica?
“Ora il trasloco: Decio mi ha già svuotato un soppalco. Mi sposterò appena possibile, poi lui tornerà a Miami, ma a luglio mi raggiungerà. E comincerà a cercare lavoro”.
È stato lui ad averle dato la stabilità che cercava?
“Ha contribuito: in generale una serie di fattori”.
Ha detto che all’aperto partirà dei 200: quando?
“Se confermata, dalla tappa di Diamond League di Doha, l’8 maggio. Partirò da un 23”10 insignificante: ho mire ambiziose”.
Sui 100 come si vede?
“Sono curiosa, vorrei gareggiare già domani. Potrò sorprendere. Ma non devo affrettare le situazioni. Un passo alla volta”.
Intanto ha battuto Julien Alfred, oro olimpico della specialità.
“Di solito è gelida, però stavolta mi ha fatto i complimenti. Forse non era così sicura di sé. Anche Swoboda e Van der Weken, con le quali mi confronto spesso nel circuito, erano felici per me. Dietro ai blocchi siamo tutte rivali, con molte fuori dalla pista ho un bel rapporto”.
La britannica Hunt ha corso in 7”10 e non è arrivata in finale.
“È stato un Mondiale di gran qualità: Julien, con 7”03, è finita terza. Non era mai successo. E tra me e l’ottava ci sono stati 10 centesimi di differenza”.
La rinuncia ai Mondiali di staffetta di inizio maggio in Botswana è definita o il professor Di Mulo, referente di settore, tenterà di farle cambiare idea?
“È una decisione presa insieme a Giorgio. Se ci sarà, come penso, una squadra in grado di far bene, meglio per me continuare sulla mia strada. Poi, naturalmente, tornerò a disposizione”.
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