Range extender: come funziona il sistema per aumentare l’autonomia delle auto elettriche
Si chiamano Rev o Reev e sono auto elettriche dotate di un motore a combustione che serve solo per caricare la batteria e permettere di percorrere molte centinaia di chilometri. Hanno emissioni basse, ma non pari a zero, sono classificate come ibride e offrono una guida simile a quella delle elettriche pure
Si chiamano Rev o Reev e sono auto elettriche dotate di un motore a combustione che serve solo per caricare la batteria e permettere di percorrere molte centinaia di chilometri. Hanno emissioni basse, ma non pari a zero, sono classificate come ibride e offrono una guida simile a quella delle elettriche pure
La Leapmotor C10 Reev
L’auto elettrica ha molti pregi, ma ancora alcuni limiti che ne frenano la diffusione: l’autonomia contenuta offerta dalle batterie e i lunghi tempi di ricarica dell’energia contenuta negli accumulatori. Entrambi questi aspetti sono enormemente migliorati nel corso degli anni, soprattutto grazie all’avvento delle batterie al litio che hanno preso il posto di quelle tradizionali al piombo, pesanti e capaci di assicurare solo percorrenze di poche decine di chilometri. Oggi, grazie agli accumulatori più capaci, è stata sfondata la soglia dei 500 chilometri reali di autonomia, con punte di valori ottenuti nel ciclo di omologazione anche superiori; il traguardo teorico dei 1.000 km con un “pieno” di elettricità non è lontano, stando almeno alle dichiarazioni di alcuni costruttori, perché nuove tecnologie da tempo annunciate, come le batterie allo stato solido, permetteranno di fare un ulteriore salto qualitativo da questo punto di vista. Nel frattempo, però, sta prendendo piede una soluzione-ponte alternativa, quella delle elettriche Rev o Reev, sigle che stanno per Range extended vehicle o Range extended electric vehicle, usate indifferentemente per indicare la stessa tecnologia. Il principio, in teoria, è semplice: associare alla propulsione elettrica un motore termico che non è collegato in alcun modo alle ruote e che, quindi, non provvede alla trazione, ma che ha la sola funzione di azionare un generatore in grado di produrre l’energia per ricaricare la batteria. In questo modo, l’autonomia del veicolo diventa virtualmente infinita: basta rifornire il serbatoio di benzina, esattamente come si fa con un’auto dotata del solo motore a combustione, per viaggiare per centinaia e centinaia di chilometri senza doversi attaccare a una colonnina per ricarica della batteria. In alcuni casi, lo schema adottato è anche plug-in, prevede cioè il ripristino dell’energia dell’accumulatore anche con l’allacciamento a una fonte esterna. Come classificare questo tipo di vetture? Elettriche, perché la propulsione è data dal motore a elettroni, ma al tempo stesso anche ibride in serie, perché prevedono la presenza di un motore a combustione, pur non collegato alle ruote: di fatto, costituiscono ormai una categoria a parte, a cavallo tra mondi diversi e, comunque, in crescita, perché sta aumentando il numero dei costruttori che le propongono, a partire da quelli cinesi. Non possono essere considerate auto a emissioni zero allo scarico, per la presenza del motore a combustione, ma i valori delle sostanze che emettono sono molto limitati, in genere inferiori a quelle delle ibride plug-in. Questo avviene anche perché il motore termico, non avendo una funzione di trazione, può avere cilindrata e potenza contenute e può funzionare a un regime di rotazione basso e costante, a beneficio di consumi ed emissioni. Le Rev, quindi, costituiscono una tecnologia utile ai giorni nostri, ma probabilmente a termine, perché l’evoluzione delle batterie ne renderà superfluo l’utilizzo.
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