Lindsey Vonn: "Non ero pazza, sono stati 13 secondi bellissimi. Poi un dolore atroce e nel futuro…"
La sciatrice statunitense ha rilasciato una lunga intervista a Vanity Fair, la prima dopo l'infortunio ai Giochi di Milano Cortina: "Non chiudo mai la porta a nulla. Ero pronta, avrei potuto vincere. E non c'è niente di così sfidante come lo sci"
La sciatrice statunitense ha rilasciato una lunga intervista a Vanity Fair, la prima dopo l'infortunio ai Giochi di Milano Cortina: "Non chiudo mai la porta a nulla. Ero pronta, avrei potuto vincere. E non c'è niente di così sfidante come lo sci"
Giulia Arturi Giornalista 26 marzo - 16:39 - MILANOQuando Lindsey Vonn, una delle sciatrici più forti della storia, è tornata alle competizioni a 41 anni, sette anni dopo il ritiro, dopo una protesi al ginocchio, qualcuno era perplesso. Quando ha cominciato a vincere, il mondo era scioccato ed entusiasta. Quando nove giorni prima delle Olimpiadi la statunitense si è rotta il crociato, e ha deciso comunque che a Milano Cortina ci sarebbe stata, si è scatenato il dibattito. Quando dopo 13 secondi di discesa Vonn è caduta rompendosi tibia, perone e caviglia, una frattura così grave da rischiare l'amputazione, il dibattito è diventato sentenza. Come se il corpo non fosse il suo. Come se, dopo decine di incidenti in carriera, non conoscesse rischi, limiti, capacità. Come se la sua prospettiva non fosse quasi unica. "Non sono pazza, so quello che posso o non posso fare", ha raccontato Vonn nella prima lunga intervista rilasciata a Vanity Fair US dopo l'incidente. "Tutti dicevano che era una follia, che stavo togliendo il posto a qualcun'altra, e tutte queste sciocchezze."
VIDEO: Lindsey Vonn impressionante: si allena in palestra in carrozzinala caduta e il dolore
—"Ero esattamente nello stato mentale in cui volevo essere. Ero pronta. Ero la numero uno al mondo, ed ero in corsa per una medaglia olimpica. Adesso sono su una sedia a rotelle". Una traiettoria sbagliata di pochi centimetri causa la caduta. Poi quelle urla di dolore. "Avevo la gamba rotta. Gli sci erano ancora attaccati. La gamba era tutta storta e non riuscivo a togliermeli. Non potevo muovermi e urlavo chiedendo aiuto". Il ricordo di quel male, in particolare durante la prima TAC, angoscia ancora la sciatrice: "A metà esame ho cominciato a sudare. Avevo un dolore fortissimo. Ho urlato con tutto il fiato che avevo: tiratemi fuori. Non si attenuava. Non mollava la presa. Mi è rimasto inciso nel cervello." Vonn è stata subito ricoverata a Treviso, ma dopo la prima operazione di stabilizzazione il dolore torna e peggiora: sindrome compartimentale conclamata, una complicazione che mette a rischio tessuti e nervi. Viene operata di nuovo d'urgenza con una fasciotomia per salvarle la gamba. Serviranno in tutto quattro interventi prima che Vonn possa tornare in Colorado per l'operazione di ricostruzione finale: "Mi ci è voluto tutto l'autocontrollo possibile per non impazzire".
13 secondi
—Vonn ha un cruccio in particolare, racconta a ancora a Vanity Fair: "Non voglio essere ricordata per questo incidente. Quello che ho fatto prima delle Olimpiadi non l'aveva mai fatto nessuno: volevo vincere le Olimpiadi e la coppa di specialità in discesa, ed ero sulla strada giusta per fare entrambe le cose." La sua vita senza sci, prima del ritorno, era ricca e soddisfacente. C'era un ma. "Mi piace mettermi alla prova. E non c'è modo che, nella mia vita, io possa essere sfidata, anche solo lontanamente, come mi è successo con lo sci. Quella resterà sempre la mia sfida personale: come faccio a trovare gioia nelle cose normali?" Ora l'unica priorità è ristabilirsi. Ma lei è speciale, e la domanda non è fuori luogo. "Tornare a sciare? Non mi piace chiudere la porta a niente, perché non sai mai che cosa può succedere. Non ho la minima idea di come sarà la mia vita tra due anni, o tre, o quattro. Potrei avere due figli. Potrei non averne e voler tornare a gareggiare. Potrei vivere in Europa. Potrei fare qualsiasi cosa". E un'ultima riflessione: "Con un infortunio del genere è difficile dirlo. È un disastro totale. Davvero, sento che sarebbe terribile se la mia carriera dovesse finire con quell'ultima discesa. Ho resistito solo 13 secondi. Ma sono stati 13 secondi davvero belli".
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