Antonelli: "A Suzuka ci riprovo e sogno il Mondiale. Esco ancora con gli amici di Bologna"
Il pilota diciannovenne: "ll messaggio più bello dopo la vittoria in Cina? Quello di Sinner, non me l’aspettavo. Gli italiani divisi tra me e Ferrari? Non importa, sarà sempre così"
Il pilota diciannovenne: "ll messaggio più bello dopo la vittoria in Cina? Quello di Sinner, non me l’aspettavo. Gli italiani divisi tra me e Ferrari? Non importa, sarà sempre così"
Giulia Toninelli Giornalista 27 marzo - 09:08 - MILANOIl sorriso è quello spensierato di sempre ma negli occhi c’è una consapevolezza in più. La prima vittoria in Formula 1, arrivata due settimane fa in Cina, non ha cambiato la leggerezza dei diciannove anni di Andrea Kimi Antonelli ma gli ha dato una spinta che guarda al futuro. “Questo è un circuito fantastico, di quelli vecchia scuola – racconta il bolognese, commentando il tracciato di Suzuka dove da oggi sarà in pista con la sua Mercedes – e non vedo l’ora di rimettermi alla guida”.
Il successo di Shanghai è un primo passo ma il viaggio, promette Kimi, non è ancora finito. Cosa le resta della vittoria?
“Il successo in Cina mi ha sicuramente rafforzato e dato consapevolezza su quello che è il mio potenziale e su ciò che posso raggiungere. Da un lato mi sono tolto un peso, mentre dall’altro ora ho gli occhi molto più puntati addosso: improvvisamente sono diventato un contendente al titolo ma devo continuare a lavorare duramente, senza farmi condizionare dai risultati”.
VIDEO: Antonelli ospite di Fiorello a "La Pennicanza": "Spero che vinca il Bologna"Il sogno però è chiaro: vincere il titolo.
“Con una macchina competitiva l’obiettivo deve essere quello. Mercedes ha fatto un grande lavoro per darci questa vettura, con un ottimo progetto sia telaistico che motoristico. Io farò di tutto per mettermi nella migliore posizione per poter lottare per il Mondiale, ovviamente per farlo dovrò riuscire a battere anche il mio compagno di squadra, e non sarà facile”.
È riuscito a godersi il successo?
“Lunedì sono tornato in Italia e martedì ero già in Inghilterra per preparare Suzuka, quindi non ho festeggiato al 100%, ma va bene così. È un buon motivo per cercare di ripetersi già questo weekend: poi ci sarà una lunga pausa dalle gare ad aprile quindi potrei godermi un po’ di più i festeggiamenti”.
Com’è essere l’uomo di cui tutti parlano?
“C’è stato sicuramente tanto interesse, penso che sia normale essendo stata la prima vittoria, ma non sono stato tanto in Italia quindi non posso dire di aver notato la differenza: riesco ancora a uscire con gli amici in centro a Bologna e a fare le solite cose”.
Con il suo successo è nato anche una sorta di derby italiano: da una parte la tifoseria per lei, dall’altra quella per la Ferrari. È qualcosa che percepisce?
“Credo che ci saranno sempre persone che preferiranno tifare la Ferrari e altre che invece sostengono me come pilota. Alla fine è bello avere tante persone che ti supportano perché è qualcosa che ti può dare una carica extra. Ma so che non si può piacere a tutti: fa parte del gioco, io me la vivo tranquillamente, anche perché è difficile che vada peggio di quello che è successo in Qatar l’anno scorso (dove ha ricevuto odio online con l’accusa di aver ostacolato la rimonta di Verstappen per la vittoria del titolo, ndr)”.
C’è stato qualche messaggio di congratulazioni che l’ha colpita?
“Tanti. Sicuramente quelli dei miei avversari: Norris, Hamilton, Verstappen… con Max abbiamo uno splendido rapporto, ma so che per la prima vittoria sono tutti felici, se fosse la decima sarebbe già diverso. Poi anche da grandi amici fuori dal paddock sono arrivati tanti messaggi: Valentino Rossi, Alberto Tomba, Vasco Rossi. Il più speciale resta quello di Jannik Sinner, che mi ha dedicato la vittoria del torneo di Indian Wells, non me lo aspettavo proprio”.
Cosa le è passato davanti agli occhi quando ha tagliato il traguardo?
“Ho rivisto tante cose: tutto il mio viaggio verso la Formula 1 dai tempi dei kart, quando ero un bambino che sognava davanti alla tv. La vittoria l’ho dedicata alla mia famiglia, in particolare a mio nonno che non c’è più e che sarebbe stato felicissimo, ma anche alla Mercedes, che per me è una seconda famiglia. Si sono presi un rischio con me, scegliendomi nel lontano 2018, e mi hanno portato fino a qui. Senza di loro non ci sarebbe niente di tutto questo”.
La vittoria l’ho dedicata a mio nonno che non c’è più, ma anche alla Mercedes. Si sono presi un rischio con me
Kimi AntonelliCon il suo compagno di squadra George Russell è cambiato qualcosa?
“Sono solo cambiate un po’ le sue dichiarazioni ma George con me si comporta come sempre. All’interno della squadra c’è una bella dinamica, noi ci rispettiamo molto e anche se vogliamo batterci a vicenda per vincere, allo stesso tempo vogliamo che il team torni a vincere il Mondiale più di qualsiasi altra cosa”.
C’è qualcosa che ha ancora da imparare da lui? “Certo. Lui ha un grande approccio alla progressione del weekend di gara, non scopre mai tutte le sue carte subito. Ed è qualcosa che già lo scorso anno ho studiato. Poi in qualifica riesce a tirare fuori il meglio dalle aree in cui si può spingere di più. Insomma, tante cose che osservo per migliorare, visto che lui ha molta più esperienza di me”.
Mercedes in questi mesi è sempre al centro dell’attenzione degli avversari: prima i dubbi sul rapporto di compressione, ora quelli sulla vostra ala anteriore. Com’è il clima nel team?
“Noi siamo tranquilli. Quando vinci è sempre così: sei sotto i riflettori dei tuoi avversari. Per quanto riguarda l’ala anteriore posso dire che non c’era niente di voluto: si è trattato di un malfunzionamento del sistema che non portava un vantaggio. Anzi in realtà si è rivelato uno svantaggio, soprattutto in frenata, perché l’ala impiegava più tempo a recuperare l’angolazione”.
Ora si riparte da Suzuka. Che aspettative ha?
“La pista è vecchia scuola, mi piace un sacco. Però bisogna vedere come si comporteranno queste vetture: è un tracciato tosto per la gestione delle batterie. E dovremo capire cosa succederà con i cambiamenti in qualifica portati dalla Fia: fare lift and coast lì non è il massimo perché va contro la natura del giro veloce. In qualifica vuoi spingere e la Fia sta cercando di garantire questo. Ma nessuno ha avuto il tempo di provare le modifiche al simulatore, quindi sarà una novità per tutti. Non vedo l’ora di scendere in pista e vedere a che punto siamo”.
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