Accorsi: "Perché la mia Emilia è la terra dei motori. Kimi sul set era diverso dagli altri bambini..."
La Gazzetta dello Sport

Accorsi: "Perché la mia Emilia è la terra dei motori. Kimi sul set era diverso dagli altri bambini..."

Martedì 31 marzo 2026
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L’attore alle prese con il piccolo Antonelli in "Veloce come il vento" racconta: "Suo padre Marco faceva le scene di guida, del figlio mi colpiva la disciplina e infatti ora sta mostrando una tenuta psicologica top. L'Italia? Nel 2021 mi chiamarono per un progetto, evidentemente porto fortuna"

L’attore alle prese con il piccolo Antonelli in "Veloce come il vento" racconta: "Suo padre Marco faceva le scene di guida, del figlio mi colpiva la disciplina e infatti ora sta mostrando una tenuta psicologica top. L'Italia? Nel 2021 mi chiamarono per un progetto, evidentemente porto fortuna"

Elisabetta Esposito Giornalista 31 marzo - 08:59 - ROMA

Stefano Accorsi ricorda tutto. Anno 2015. Il regista Matteo Rovere lo sceglie come protagonista del suo film, “Veloce come il vento”, assieme a una bella emiliana notata per strada, una giovanissima Matilda De Angelis. C’è anche un bimbetto che scorrazza sul set, perché il papà fornisce le auto necessarie alle riprese: Kimi Antonelli. Accorsi ricorda tutto di quei giorni, compresa quella piccola partecipazione (oggi straordinaria) di un giovanissimo Kimi. E vederlo così lanciato e vincente oggi in Formula 1 lo fa sorridere. "L’ho sempre seguito con affetto. Suo padre Marco sostituiva Matilda alla guida durante le gare del campionato GT, dove è ambientato il nostro film, e nelle varie scene ricreate. E Kimi, che aveva 8-9 anni, era spesso con lui. Non troppo a dire la verità, aveva da fare! Perché nonostante fosse piccolissimo era già un campione di kart, un fenomeno di cui nell’ambiente parlavano tutti. Insomma era un bambino molto impegnato già allora". 

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Però trovò il tempo per girare una scena con lei. 

"Ricordo bene quel giorno e c’è una cosa che mi rimase subito impressa: mentre gli altri bambini giustamente dopo un po’ si rompevano, Kimi aveva già una disciplina incredibile. Era differente. Aver iniziato prestissimo sui kart lo ha abituato da subito a una disciplina molto, molto diversa, a una tenuta di concentrazione molto alta. E questo non vuol dire che fosse un bambino serio, anzi, è sempre stato carinissimo, aperto, come del resto è la sua famiglia, piena di passione". 

Per i motori. 

"Certo, sono bolognesi come me! E Marco Antonelli ci faceva morire... Per acquisire i diritti d’immagine del campionato GT avevamo iscritto la nostra auto, guidata come dicevo dal papà di Kimi. Matteo Rovere gli aveva spiegato che nonostante la gara fosse vera, lui avrebbe dovuto seguire le sue indicazioni, magari ripetendo delle uscite dai box o qualche manovra particolare. Marco assicurava sempre che non ci sarebbero stati problemi, ma quando c’era la gara, da pilota vero, staccava il filo rosso del cervello e andava. Poi ovviamente faceva quello che doveva, magari imprecando un po’... Perché in quel momento aveva la smania della competizione. Ed stato bellissimo così". 

Il filo rosso pare lo stacchi spesso anche Kimi... Due vittorie negli ultimi tre GP. 

"Un bolognese fantastico. È molto giovane e chiaramente aveva bisogno anche lui di un po’ di tempo per ambientarsi, pur godendo sempre di grande credibilità. Adesso ha ottenuto due risultati pazzeschi. Sicuramente è circondato da persone che conoscono il mondo del motorsport nel profondo, però è vero che quando arrivi a quei livelli fa molto anche la tua tenuta emotiva, la tua tenuta psicologica e lui ha dimostrato prestissimo di averla. Tanto che la Mercedes ha scommesso subito su di lui. Certo, per me, anzi per noi italiani, vedere un giorno Antonelli in Ferrari non sarebbe male per niente... È un po’ come quando si sognava di vedere Valentino sulla Ducati". 

La sua passione per i motori invece quando e come nasce? 

"Intanto sono emiliano, è qualcosa evidentemente di inspiegabile. Non può essere un caso che fra Bologna e Modena siano nate Ducati, Maserati, Ferrari e Lamborghini… Poi mio cugino faceva il meccanico, quindi mi spiegava il funzionamento dei motori, delle bielle, dei pistoni, dei cilindri, carburatori, tutto! È un mondo che per me è sempre stato carico di fascino". 

Lei è più da moto che da auto? Adesso in MotoGP vince un romagnolo doc come Marco Bezzecchi. 

"Avete presente quando prendi la patente, fresco 18enne, e la macchina rappresenta la libertà? Con la moto quella sensazione è eterna. La prendi e vai a farti un giro con gli amici, te ne vai in montagna, te ne vai al mare, te ne vai dove ti pare insomma, è completamente diverso, tanto che io non ho mai smesso di usarla e adesso mio figlio di otto anni va sulle minimoto. Per avvertire qualche emozione forte con le auto semmai vado in pista, almeno posso sfruttarne tutto il potenziale". 

Che moto possiede? 

"Una bellissima Ducati Diavel bicilindrica". 

Con il calcio che rapporto ha? 

"Più che un tifoso sono un amatore. Mi capita di andare a San Siro perché ho un sacco di amici nerazzurri, così come la famiglia di mia moglie. Ogni tanto porto allo stadio mio figlio e devo dire che è sempre bellissimo. Il calcio poi ha storie particolari, quella di Dimarco ad esempio la trovo straordinaria". 

E la Nazionale? 

"Quella è importante e la seguo... Nel 2021 la Rai mi chiese di prendere parte come voce narrante ad un loro progetto speciale, che raccontava l’Europeo dei ragazzi di Mancini, le loro riunioni, gli allenamenti, la vita negli spogliatoi per tutta la preparazione. Quando è iniziato il torneo ero terrorizzato. Mi dicevo: 'E se poi l’Italia perde e dicono che porto sfiga?'. Per fortuna è andata bene". 

Molto bene! 

"Forse dovrebbero chiamarmi più spesso... Intanto pensiamo alla partita con la Bosnia, è troppo importante tornare a partecipare, poi vediamo". 

Lo sport è importante per lei. Per l’ultimo film di Muccino, “Le cose non dette”, ha dovuto allenarsi tanto. 

"Ho sempre lavorato per tenermi in forma. Sapete, anche sostenere una tournée teatrale come quella che sto facendo ora per 'Nessuno - Le avventure di Ulisse' è fisicamente impegnativo. E credo che il corpo sia uno strumento fondamentale per ogni attore, per l’espressività, la narrazione, che faccia parte della maschera dell’attore. Per 'Veloce come il vento' ad esempio ero dovuto scendere di 12 chili, un dimagrimento brutale, che avevo anche abbastanza sofferto". 

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Il risultato però resta straordinario. Kimi Antonelli compreso.

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