Samu Lopez su Alcaraz: "Nessuna crisi e ora c'è la terra. E se Ferrero vuole tornare..."
La Gazzetta dello Sport

Samu Lopez su Alcaraz: "Nessuna crisi e ora c'è la terra. E se Ferrero vuole tornare..."

Martedì 31 marzo 2026
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L'allenatore del numero uno al mondo non fa drammi: "Il 2026 di Carlos resta ottimo, bisogna solo normalizzare le sconfitte e conviverci". Poi sul possibile ritorno dell'ex coach: "Rapporti buoni, perché no?"

L'allenatore del numero uno al mondo non fa drammi: "Il 2026 di Carlos resta ottimo, bisogna solo normalizzare le sconfitte e conviverci". Poi sul possibile ritorno dell'ex coach: "Rapporti buoni, perché no?"

Luigi Ansaloni Collaboratore 31 marzo - 12:01 - MILANO

Bisogna accettare il fatto che perdere sia possibile. È questo il concetto di Samu Lopez, allenatore di Carlos Alcaraz, per spiegare le ultime, deludenti, performance del numero uno. Il 2026 del murciano era iniziato nel migliore dei modi, col trionfo in Australia e la vittoria di Doha, poi sono arrivati le sconfitte di Indian Wells e Miami, con il doppia vittoria di Jannik Sinner, ora vicinissimo in classifica. 

VIDEO: Riecco Alcaraz: allenamento a Murcia sulla terra rossa in vista di Montecarlo

Il concetto di sconfitta

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“Secondo me la valutazione complessiva di questo inizio dell’anno è buona - ha detto Lopez a Eurosport Spagna - soprattutto considerando come sono iniziate le cose, con nuove situazioni all'interno del team. Carlos ha avuto un ottimo inizio di stagione, ha giocato al meglio delle sue possibilità. L'idea è sempre quella di arrivare il più preparati possibile, ma non si può mai essere al 100%. Questo è un mondo di alto livello, e qualsiasi piccolo dettaglio può cambiare le cose. Se qualcuno ci avesse offerto questi risultati all'inizio della stagione, sia io che il resto della squadra li avremmo accettati senza esitazione. Bisogna anche accettare il fatto che perdere è possibile e bisogna saperlo accettarlo”. 

Le reazioni di Carlos

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Lopez ha anche bacchettato Alcaraz per il suo atteggiamento durante la partita con Korda, quando lo spagnolo ha più volte gridato “voglio andare a casa”. “Ha 22 anni e deve capire che questo tipo di commenti hanno un grande impatto, soprattutto al di fuori del team – ha detto il coach -. Internamente, sapevamo come saremmo arrivati a Miami e qual era la situazione, ma lui deve cercare di controllare quegli impulsi, soprattutto nei confronti dell'avversario. Non può mostrare quelle debolezze. Detto questo, è anche un modo per esprimersi e scaricare la tensione e la stanchezza accumulata. Non dovremmo dargli più importanza di così. Non c'è nessun numero 1 al mondo a cui piaccia perdere, il problema è il modo in cui succede”. 

il numero 1

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Carlos Alcaraz rischia di perdere il numero uno del ranking Atp. Il trionfo di Jannik Sinner nel Masters 1000 di Miami ha permesso al tennista azzurro di accorciare sul primo posto dello spagnolo, con il sorpasso che ora potrebbe arrivare già a Montecarlo. “È qualcosa di cui dobbiamo parlare, penso che sappia che può succedere e che non è un dramma”, ha detto a riguardo Samuel Lopez. “Gli è già successo in passato. Alla fine, essere il numero 1, il numero 4… ciò che conta è che tu voglia evolverti, per essere pronto per i grandi momenti e in grado di continuare ad aggiungere titoli”, ha spiegato. “Il primo posto nel ranking è il risultato della costanza dimostrata durante tutto l’anno”, ha continuato Lopez, “è una gara di lunga durata. In diversi momenti dell’anno uno difenderà più punti, poi un altro. Alla fine, chiunque arriverà primo se lo meriterà. Non c’è bisogno di dargli più importanza di quanta ne abbia già”.

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Il ritorno di Ferrero?

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Lopez non ha poi chusa la porta a un possibile ritorno nel team di Juan Carlos Ferrero, cosa che avrebbe del clamoroso. “Il rapporto con me è buono, anche con Carlos. È un'opzione che c'è, magari tra un po'... perché no? Ha lavorato con Carlos per 7-8 anni e quel legame durerà per sempre”. 

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La stagione sulla terra

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Tra qualche giorno si aprirà la stagione più amata da Alcaraz, ovvero quella sulla terra. “Il nostro obiettivo è quello di giocare tutti i tornei che possiamo. A livello fisico, i Masters 1000 non sono così impegnativi come lo erano quando si giocavano in una settimana, ai tempi in cui ci giocava Rafa ma mentalmente, possono essere effettivamente più difficili, perché non ci si disconnette completamente durante quei dieci giorni di gara. Cercheremo di gestirli al meglio. Nel mezzo c'è Barcellona, dove Carlos è sempre particolarmente motivato a giocare, proprio come a Madrid. L'idea è di giocare tutto, ma per esempio, se Miami fosse andata meglio, avremmo probabilmente saltato Montecarlo. L'importante è arrivare al massimo a Parigi".

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